Dietro il rapimento di Emanuela l’ombra di pedofilia e ricatti. Intervista a Pietro Orlandi
Tratto da: Adista Notizie n° 28 del 01/08/2026
42683 ROMA-ADISTA. Negli ultimi 3 anni sono stati aperti altrettanti filoni d’indagine sul caso ancora insoluto della sparizione di Emanuela Orlandi avvenuta 43 anni fa, il 22 giugno 1983: uno da parte del Vaticano, un secondo dalla procura di Roma, e un terzo fronte è rappresentato dalla commissione parlamentare d’inchiesta su casi Orlandi e Mirella Gregori, quindicenne italiana scomparsa a Roma il 7 maggio 1983, poco più di un mese prima di Emanuela. Va detto che, dopo l’entusiasmo iniziale per l’apertura di un’indagine da parte della giustizia vaticana, si è tornati a una gestione opaca della vicenda. Così se è vero che i lavori delle varie inchieste sul versante civile stanno facendo segnare dei piccoli passi avanti, tutto resta avvolto nella nebbia delle omertà e dei “non ricordo”. In questo gioco a nascondere la verità, sembra che il Vaticano giochi un ruolo da protagonista. Abbiamo chiesto al fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, di farci il punto su alcune delle più gravi reticenze vaticane in relazione alla scomparsa di sua sorella Emanuela. Ecco l’intervista.
Come nasce la storia del dossier vaticano su Emanuela?
Nel 2011, incontrai l’allora segretario di papa Ratzinger, mons. Georg. Volevo infatti consegnare al papa una petizione e con l'occasione chiedevo la possibilità di poter parlare con Benedetto XVI. Mons. Georg mi ha dato un appuntamento. Quando arrivo, mi dice subito che il papa si trova nell'altra stanza, e che si deve occupare di questioni spirituali, di queste cose ce ne dobbiamo occupare noi e la Segreteria di Stato, mi dice, quindi mette subito il papa da parte, nonostante fosse nell'altra stanza. Così abbiamo parlato in generale e lui mi ha detto: «Io all'epoca non c'ero, quindi tante cose non le so». In ogni caso ho avuto la possibilità di raccontargli le cose che pensavo e del perché io ce l'- ho con il Vaticano. A quel punto lui ha sostenuto che avrebbe detto a Domenico Giani, all'epoca comandante della Gendarmeria, di fare una ricerca totale di tutto quello che si trova su questa vicenda in Vaticano e da lì è nato il famoso dossier, il rapporto di cui parlò Paolo Gabriele (il maggiordomo di Benedetto XVI che trafugò i documenti riservati dall’appartamento del papa dando origine al primo scandalo di Vatileaks, ndr).
Eppure per tanti anni, Oltretevere, hanno negato perfino l’esistenza di un simile fascicolo…
Quella di Paolo Gabriele è stata la conferma dell’esistenza di questo dossier, che io ho sempre chiesto di vedere, anche con l’avvocato, perché sapevo che stava in Segreteria di Stato. In Vaticano hanno sempre negato l’esistenza del documento, da mons. Becciu al card. Bertone, dicendo «noi qua non abbiamo niente, qua non c'è niente». Invece alla fine la cosa è emersa, perché lo stesso Giani è stato ascoltato in Commissione parlamentare e gli hanno fatto questa domanda. Lui ha detto sì, il fascicolo c’è e si trova in Segreteria di Stato, quindi Diddi (Alessandro Diddi, il promotore di giustizia vaticano, ndr) poco tempo dopo ha ammesso pubblicamente l’esistenza del dossier; ha detto: «Il famoso fascicolo che ha sempre chiesto Orlandi alla fine l'abbiamo trovato ma al momento è ancora riservato e non condivisibile. È un’inchiesta ancora aperta e per ora non ne possiamo parlare». E questa cosa mi ha dato particolarmente fastidio. Erano passati 42 anni in quel momento, ed era ancora riservato e non condivisibile? Questa mi pare una cosa assurda. Certo io ho chiesto alla Commissione e alla Procura: ma perché in questo clima di collaborazione che si è stabilito con la procura vaticana, non chiedete la possibilità di visionare questo fascicolo? Certo sì, mi è stato risposto, però nessuno lo fa.
In questo fascicolo c'erano anche le indagini fatte dal Vaticano nei primi tempi dopo la scomparsa di Emanuela?
Eh, questo purtroppo non lo so perché non l'ho letto ma io presumo di sì perché se ha raccolto tutto quello che c'era da raccogliere… Ma questo lo dice anche la Procura di Roma. È impossibile che in uno Stato sparisca una cittadina di quello Stato e non si apra neanche un fascicolo interno, un qualcosa, è impossibile; quindi è ovvio che c'è questa documentazione. Certo resta il fatto che il Vaticano dal primo giorno ha sempre continuamente negato che loro abbiano fatto qualunque cosa, che abbiano aperto un'inchiesta. Questa è la cosa che ha sempre colpito tutti e che non è chiara.
Il fatto che da parte del Vaticano non sia stato mai consegnato questo dossier mi sembra un dato rilevante…
Sì, mi sembra una cosa totalmente assurda. Non so cosa ci sarà scritto là, certo, però guarda, ti dico solo un particolare rispetto a questo che credo che sia importante, perché Giani l'- ha redatto quel fascicolo e lui disse una volta al mio avvocato di aver fatto cercare dappertutto, e Giani ti assicuro era una persona che poteva aprire qualunque porta in Vaticano perché aveva il mandato del papa di fare qualunque cosa. Tuttavia disse che non gli era stata data, durante questa ricerca che faceva su Emanuela, la possibilità di accedere agli archivi dello Ior.
I lavori della Commissione parlamentare sono stati importanti, però va detto che non sono stati ascoltati testimoni importanti, soprattutto di parte vaticana. Perché non hanno convocato, per esempio, il cardinal Re, all’epoca importante?
Certo loro hanno detto sì, abbiamo ascoltato qualcuno del Vaticano come padre Lombardi (ex direttore della sala stampa della Santa Sede, ndr) il quale però cosa vuoi che ti dica? Oppure hanno sentito don Pietro Vergari (l’ex rettore della chiesa di sant’Apollinare, adiacente alla scuola di musica frequentata da Emanuela, a suo tempo indagato per sequestro di persona dalla procura di Roma e poi prosciolto, ndr). Quest’ultimo, durante la sua testimonianza si è fatto sfuggire una cosa che quando la dicevo io, venivo trattato come un deficiente. Dicevo di aver saputo che De Pedis (Enrico De Pedis, uno dei principali boss della malavita romana che fu sepolto, col permesso del Vicariato, all’interno della chiesa di Sant’Apollinare, ndr) frequentava la scuola, conosceva suor Dolores, che ne era la direttrice. Entrava e usciva, parlava con Scalfaro che aveva l’ufficio allo stesso piano della scuola di musica. Tutto questo l’ha detto anche don Vergari. Ed ebbene sì, De Pedis frequentava qualche volta la scuola. Sinceramente se il cardinale Re pure andasse a testimoniare, penso non si ricaverebbe molto. Tuttavia, convocarla sarebbe un bel segnale da parte della Commissione, per far vedere che non ci sono personalità intoccabili; d’altro canto, la mia personale opinione è che il cardinale sia a conoscenza sicuramente se non di tutto, almeno di cose importanti di questa storia.
Invece sulla storia di don Vergari tu diversi anni fa dicesti una cosa che ti avevano riferito delle compagne di scuola di Emanuela, cioè che era meglio non frequentarlo…
Esatto, suor Dolores voleva in qualche modo evitare che andassero nella chiesa. Ci andavano soltanto quando c'era una funzione particolare, con il coro della scuola, e cantavano. Certo, diceva proprio di evitare di frequentarlo perché aveva capito che l'ambiente che aveva creato don Vergari era nocivo e pericoloso (durante le indagini svolte dalla Procura di Roma, emersero fra l‘altro delle intercettazioni fra il sacerdote e un seminarista a sfondo sessuale, ndr). Io ho letto poi delle lettere di Vergari ad Andreotti o a Scalfaro per chiedere favori per aiutare la famiglia De Pedis per qualche motivo. Tieni presente che pochi mesi dopo che era avvenuta la scomparsa di Emanuela, aveva fatto richiesta in Vaticano perché venisse chiusa la scuola di musica perché voleva trasformare completamente il luogo, aprendo uno spazio per i seminaristi che venivano dall'estero.
Interessante anche la testimonianza davanti alla Commissione parlamentare di mons. Valentino Miserachs, insegnante di canto di Emanuela. Gli viene chiesto se, come riportato da altri testimoni, la scuola poteva essere considerata un “porto di mare” in quel periodo. E lui ha risposto di sì...
Sì, sono quelle persone però, che non hanno il coraggio di aprirsi al 100%. Perché dicendo una frase del genere fanno capire che effettivamente in quella scuola poteva entrare chiunque. Quindi lanciano solo quel messaggio senza aprirsi totalmente. E questa è una cosa insopportabile. Certo, di lui si sapeva che era proprio in totale contrasto con suor Dolores, per motivi che non conosco. All'epoca non fu mai ascoltato dagli inquirenti.
È una cosa strana, no?
Lui ha sempre negato delle cose che, nella sua ricostruzione dei fatti, ha raccontato suor Dolores, la quale disse che, il giorno della scomparsa, Emanuela chiese il permesso di uscire in anticipo, anche se non a lei. Ma non è vero, e questa è un'altra leggenda. Emanuela non chiese mai un permesso, la lezione di Miserachs terminò un quarto d'ora prima perché c’era da festeggiare l'anniversario di matrimonio di due dipendenti della scuola.
Sabrina Minardi (ex compagna di De Pedis, che raccontò una versione del sequestro di Emanuela che coinvolgeva il boss) è morta prima di essere ascoltata dalla commissione…
Sì, e io avevo chiesto più volte di riascoltarla visto che lei non mi ha mai voluto incontrare. Però è morta prima. Di recente, c’è stata la riedizione di un libro della giornalista Angela Camuso, (Mai ci fu pietà, pubblicato per la prima volta nel 2009, ndr), dedicato ai fatti criminali legati alla banda della Magliana, nel quale si dicono cose interessanti sul caso di Emanuela. La presentazione del volume si è svolta in Senato, lo scorso 18 giugno, alla presenza dell’ex presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sui casi Orlandi-Gregori, Andrea De Priamo, e dello stesso magistrato che condusse le indagini della seconda inchiesta sulla scomparsa di Emanuela, Giancarlo Capaldo. La giornalista a un certo punto se ne esce dicendo che aveva avuto da una fonte investigativa, registrata, riguardante l'inchiesta che poi è stata archiviata nel 2015 da Pignatone, quindi l'inchiesta portata avanti da Capaldo, la notizia di un'indagine che la Procura stava facendo nell'ambito di un ricatto legato al rapimento di Emanuela. Quindi ha spiegato che questa fonte gli avrebbe detto che all’epoca stavano conducendo un'indagine su un sistema di pedofilia all'interno del Vaticano che coinvolgeva anche il papa, quantomeno per essere a conoscenza dei fatti e non averne mai detto nulla. Una cosa piuttosto pesante, dalla quale De Priamo ha preso le distanze. Ma la Camuso ha chiesto anche a Capaldo, che era seduto vicino a lei, se a lui risultasse una cosa del genere, visto che era a capo dell’indagine. E lui ha confermato che le cose stavano proprio così (per il dibattito svoltosi in Senato quel giorno, il riferimento è al video della presentazione del libro, a cura di Radio Radicale urly.it/31g895, ndr).
Tra l'altro la questione degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti è una storia che risale a quel periodo, nel senso che poi lo scandalo è scoppiato negli anni 2000 però il grosso delle storie e dei fatti risale ai decenni precedenti…
Guarda, questa è purtroppo una mia convinzione: io sono convinto che ci sia dietro questa storia un ricattatore e un ricattato. E tutta la vicenda è nata proprio per ricattare. Emanuela è una cittadina vaticana, ma se tu vai a ricattare lo Stato e la persona più potente e influente al mondo in quel momento, il papa, poi non ti basta una ragazzina anche se cittadina vaticana per chiedere un qualcosa di pesante in cambio. Devi avere in mano qualcosa di più pesante. E quel qualcosa di più pesante sono convinto che possa riguardare una questione come la pedofilia o il coinvolgimento a livello dei vertici della Chiesa in questa storia; c’era qualcuno a conoscenza dei fatti che ha documentato e ha creato come oggetto di ricatto Emanuela. Allora, se dopo 43 anni si evita di far uscire qualcosa è perché l'oggetto del ricatto era così pesante che metterebbe totalmente in crisi l'intera istituzione.
*Foto presa da Picryl, immagine originale e licenza
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