Mediterranea: rotte migratorie, politiche e criminali. Un libro-inchiesta di Sergio Nazzaro
ROMA-ADISTA. Esce oggi in libreria Mediterranea. Rotte migratorie, politiche e criminali (Città Nuova Edizioni) reportage di Sergio Nazzaro che documenta ciò che avviene nel Mediterraneo, per secoli crocevia di fedi, civiltà, popoli, lingue diversi, oggi luogo di una costante emergenza umanitaria.
Il Mediterraneo è una complessa «architettura liquida di separazione» che può essere compresa solo attraverso la lente rigorosa dell’analisi. In un’epoca dominata da opinioni, Nazzaro indaga temi come la «contabilità del naufragio», che documenta con precisione il tragico aumento del tasso di mortalità nonostante il calo degli sbarchi, e la logistica della Mafia 3.0, scegliendo di mettere al centro del suo lavoro i dati sulle rotte politiche e migratorie del Mare nostrum. Il risultato è un reportage che svela i meccanismi di un sistema criminale globale che non sa più distinguere tra un carico di droga, un carico di armi, uno di rifiuti illeciti o uno di esseri umani.
In questo Mediterraneo, anche un libro di storie, dati e numeri come quello che esce oggi «è già vecchio nel momento stesso in cui abbiamo cominciato a leggere - scrive Nazzaro nell'introduzione -. Inutile inserire le ultime statistiche aggiornate perché appena queste pagine verranno sfogliate, il numero degli affogati, dei dispersi, dei bambini morti annegati sarà aumentato. Potremmo attendere fino all’ultimo, ritardare la stampa, posticipare l’uscita, ma il numero dei morti sarebbe sicuramente aumentato.
Questa è una delle tristi certezze che ci consegna non il mare, non il Mediterraneo, ma chi governa le rotte che lo attraversano. Rotte da cui possiamo osservare le distanze. Come quella, grande, che ci separa da un Nord che ci rifiuta, o quella, molto più breve, che ci separa dall’Africa. E non è un’affermazione a effetto, ma semplice geografia. Solo volgendo lo sguardo al Sud ricominceremo a comprendere il nostro destino.
In questo mare di luce chiamato Mediterraneo, un giorno forse non ci sarà più acqua, e potremo osservare i fondali, le profondità, i resti della nostra coscienza e delle nostre civiltà. E potremo vedere cosa abbiamo lasciato sul fondo.
Porre confini al Mediterraneo è come cercare di dividere il mare con un coltello: non solo è impossibile ma ci copre di ridicolo rispetto alla nostra storia.
Il mare bagna sempre ugualmente tutte le sponde e conserva più memoria di quanto possiamo immaginare. Il Mediterraneo è vita a cui viene impedito di germogliare. Le sue coste sono inizio e non fine. E non è accettabile che una minoranza di persone possa decretare il destino di molti che provano a intravedere, da una sponda all’altra, sorelle e fratelli e mani che cercano di ricongiungersi».
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