Ingresso libero: la Colombia firma un "Patto" con gli Usa per la lotta al narcotraffico
Lotta al narcotraffico senza quartiere: l’aveva promessa Abelardo De La Espriella durante la campagna elettorale che l’ha visto diventare presidente della Colombia (per un soffio: 0,95%) il 21 giugno scorso, e ora si sta attrezzando. Fra gli attrezzi, oltre al deciso ricorso alla forza pubblica, la sottoscrizione di un “Patto” con gli Stati Uniti che consente a questo Paese di realizzare azioni militari in Colombia per stoppare il traffico di cocaina (la Colombia ne è il maggior produttore, il Paese nordamericano il maggior consumatore).
Il “Patto” è stato firmato il 12 agosto dal ministro degli Esteri Edoardo Mora e, per gli Usa, dal segretario della Difesa Pete Hegseth. È stato questi ad annunciare anche che la Colombia si unirà allo “Scudo delle Americhe”, un’iniziativa di cui fanno parte altri diciassette Paesi, ufficialmente per combattere il terrorismo e il narcotraffico in Nord e Sudamerica.
Le opposizioni, che fanno capo all’ex presidente, Gustavo Petro (alle elezioni avversario di sinistra di De La Espriella), hanno subito accusato il nuovo governo di ridurre la sovranità del Paese, ricordando che solo il Senato può dare il permesso a truppe militari di altri Paesi di entrare nel territorio nazionale.
Qualcosa di analogo è successo in Argentina, dove da 21 aprile-12 giugno 2026 Sti Uniti e Argentina hanno dato vita a esercitazioni militari congiunte sotto il comando statunitense. Anche in questo caso, è stato il presidente Javier Milei a consentire, tramite un Decreto di Necessità e Urgenza, l’ingresso di militari Usa nel Paese. Eppure anche in Argentina la Costituzione, al comma 28 dell’art. 75, assegna ai poteri solo del Parlamento «l'introduzione di truppe straniere nel territorio della Nazione e la partenza delle forze nazionali da esso».
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