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Torna "l'altra Cernobbio”, per un'economia disarmata, sostenibile, di pace e dei diritti

Il 5 settembre, in via delle Cinque Giornate a Cernobbio (CO), torna il "Forum nazionale dell'altra Cernobbio”, evento della società civile per la promozione di un’economia di pace, dei diritti e sostenibile promosso da Campagna Sbilanciamoci! e dalla Rete italiana Pace e Disarmo.

Scrivono i promotori: «Mentre a pochi passi, a Villa d'Este, si riunisce come ogni anno il workshop dello Studio Ambrosetti (noto come “Forum di Cernobbio”, ndr), noi scegliamo di stare dall'altra parte: quella delle analisi e delle proposte per un'economia di pace, sostenibile e dei diritti. Una giornata con economiste ed economisti, ricercatrici e ricercatori, sindacaliste e sindacalisti e le voci della variegata galassia di oltre 100 organizzazioni che animano le due reti promotrici».

Da decenni ormai il Forum Ambosetti, giunto alla 52ma edizione, ripropone «le stesse ricette fallimentari, che hanno fatto crescere diseguaglianze, guerre e crisi climatica», affermano Cecilia Begal e Giulio Marcon (coportavoce di Sbilanciamoci!). «Noi vogliamo dire che un'altra economia è possibile: quella fondata sulla pace, i diritti, la sostenibilità». In concreto, l’altra Cernobbio condanna «le conseguenze delle guerre sull'economia e sulla vita delle persone» e propone «la riduzione delle spese militari e la riconversione dell'industria bellica», con lo sguardo rivolto alla Legge di Bilancio 2027. Per la sicurezza degli italiani non servono più armi, spiegano i promotori, ma «investimenti pubblici per la transizione ecologica, sanità e istruzione pubbliche, welfare e accoglienza».

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«L’economia che vogliamo è un’economia disarmata, capace di dare risposte ai veri bisogni della comunità», scrivevano il 3 agosto i due portavoce della Campagna: «Non portaerei, cacciabombardieri e sottomarini, ma posti di lavoro con diritti, ospedali e la fine delle liste d’attesa, scuole e università gratuite e per tutte e tutti, fiumi puliti, aria non inquinata, energia pulita. Non si tratta di un libro dei sogni». «Abbiamo un Paese che soffre», tra povertà e precarietà occupazionale, emigrazione di giovani all’estero, disuguaglianze di genere, liste d’attesa eterne nella sanità pubblica, dissesto idrogeologico, ecc. «Il governo Meloni, oltre a non rispondere a questi problemi (…), prova a dare al Paese, con il decreto sicurezza, la legge elettorale, il bavaglio all’informazione, una stretta autoritaria senza precedenti: sono a rischio la nostra democrazia, i diritti politici e civili, la nostra Costituzione». «Serve un nuovo modello di sviluppo, fondato sulla qualità sociale, sulla sostenibilità ambientale, sull’eguaglianza di genere, economica e sociale».

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