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Legge UE sul Ripristino della Natura: il Piano italiano ignora scienza e associazioni?

Legge UE sul Ripristino della Natura: il Piano italiano ignora scienza e associazioni?

Scadono oggi, primo settembre, i termini per la presentazione alla Commissione Europea dei Piani Nazionali di Ripristino della natura (PNR), redatti dai singoli Stati membri per dare seguito al Nature Restoration Law, il Regolamento Europeo (UE 2024/1991) in vigore dall'agosto 2024 che impone obiettivi giuridicamente vincolanti per la rigenerazione del 20% degli ecosistemi terrestri e marini degradati entro il 2030 e della totalità degli ecosistemi che necessitano di interventi entro il 2050 (v. Adista Notizie n. 24/24).

Nell’ultimo giorno previsto dalla Commissione, 14 associazioni ambientaliste, che hanno cercato di partecipare alla stesura del PNR inviando contributi al Ministero dell’Ambiente de della Sicurezza Energetica, «confermano la loro delusione per il processo di condivisione e le loro preoccupazioni sui contenuti». Secondo le associazioni – Apicittadine, Blue Marine Foundation, Centro Italiano Studi Ornitologici, Cipra Italia, Federazione Nazionale Pro Natura, Fondazione Capellino, Fondazione Marevivo, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio-Difendiamo i territori, Lav, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia, Worldrise, WWF Italia chiedono al Mase di rendere pubblico il testo finale e di dare riscontro degli esiti della consultazione pubblica conclusa il 24 giugno – «non risulta siano stati pubblicati né i contributi ricevuti, né la loro valutazione, né l’indicazione di quali osservazioni siano state accolte o respinte ed i criteri di valutazione, nonostante le rassicurazioni di un maggiore coinvolgimento dei portatori d’interesse e delle istituzioni scientifiche».

Le associazioni denunciano «una mancanza di trasparenza grave, che impedisce ad istituzioni scientifiche, associazioni, comitati e cittadini di verificare se la partecipazione abbia inciso realmente sulla costruzione del Piano». Il rischio, evidenziano ancora i firmatari della nota, è che il Ministero abbia ignorato o indebolito le misure proposte dagli esperti magari su pressione di altri enti interessati ad alleggerire i vincoli sul territorio. La cita, per esempio, le richieste avanzate dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) fatte proprie dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) che non hanno apprezzato l’ipotesi di misure fondamentali per tutelare gli ecosistemi urbani, relative alla tutela del verde pubblico, alla piantumazione di alberi, allo stop al consumo di suolo, ecc. Il timore delle associazioni, in definitiva, è che il Piano di Ripristino della Natura resti «un’ennesima occasione perduta»: «Mai come questa estate è risultato, infatti, evidente che servono soluzioni urgenti basate sulla Natura per poter far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e rafforzare la resilienza di tutti gli ecosistemi, da quelli urbani e agricoli a fiumi, boschi e ambienti marini e costieri. Indebolire il Piano significa assumersi la responsabilità delle conseguenze dell’immobilismo nei confronti di un mondo in crisi».

La palla passa ora alla Commissione: l’auspicio delle associazioni firmatarie è che dall’Europa arrivi una scossa al nostro Paese, affinché sappia cogliere questa «opportunità unica» e resti fedele «agli obblighi di partecipazione e trasparenza previsti dal Regolamento».

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