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Il vescovo di Pistoia e il Dicastero vaticano per il clero non sono mostri senza cuore

Il vescovo di Pistoia e il Dicastero vaticano per il clero non sono mostri senza cuore

PALERMO-ADISTA. Come è noto solo in alcuni ambienti, e per canali poco frequentati, la Curia vescovile di Pistoia ha revocato a don Massimo Biancalani l’incarico di parroco di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e di San Niccolò a Ramini, degradandolo a cappellano della prima delle due (v. Adista Notizie n. 29/26). Il provvedimento non è legato a un procedimento penale relativo a truffa e falso, riguardante contratti di lavoro di alcuni migranti, in quanto il Tribunale statale ha decretato nel 2025 il proscioglimento dell’imputato perché il fatto non sussiste. La questione è dunque tutta di carattere teologico-pastorale. Dalle informazioni, raccolte anche di prima mano, risulta che la decisione del vescovo sia stata motivata essenzialmente dal fatto che una durevole e ampia accoglienza di immigrati nella chiesa e nei locali parrocchiali abbia provocato grave negligenza nella cura pastorale «fino al totale annientamento della vita comunitaria»; abbia trasformato un luogo di culto in un luogo di pernottamento; abbia provocato le forti lamentele di numerosi parrocchiani.

Le contro-deduzioni dell’interessato sono state riprese e rilanciate in alcuni documenti di solidarietà provenienti dal cristianesimo di base. Il 21 agosto è stata pubblicata una lettera di solidarietà proveniente dalla Comunità dell’Isolotto di Firenze in cui si legge, tra l’altro, che «a Vicofaro e a Ramini ogni persona aveva un nome, una storia, una lingua, un cibo preferito, un percorso, delle ferite e delle risorse.  Crediamo che i giovani migranti accolti tutto questo lo abbiano visto, sentito e capito.  Questa è un’esperienza che ha fatto crescere tutti nella mente e nel cuore, tutti quelli che l’hanno avvicinata con cuore sincero e mente aperta. E ve ne siamo grati.  Sappiamo che voi, don Massimo, volontari e volontarie, in questa esperienza siete stati padri e madri, fratelli e sorelle di un’umanità partita dall’Africa e dal mondo, spesso giovanissima e mai davvero accolta dalla nostra Europa, tutta intenta a difendersi e ad armarsi contro i poveri.  Sappiamo che facendovi davvero prossimi a queste persone nella cui umanità avete visto il volto di Gesù di Nazareth davate anche corpo, anima, senso e futuro al cristianesimo e alla Chiesa.  Quello che avete fatto, e in cui ci riconosciamo, è un immenso dono alla Vita che non andrà perduto, e la Vita ve ne renderà merito. E se ora questa Vita viene mortificata, sappiamo che la Vita risorge.  E a chi ha osteggiato, strumentalizzato e deriso i vostri sforzi e l’esperienza decennale di accoglienza, a chi preferisce le pratiche religiose tradizionali, rassicuranti e innocue, non possiamo che ricordare le parole del Vangelo di Matteo: “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”».

Foto dal profilo Facebook di don Massimo Biancalani

Il 22 agosto un’altra lettera di solidarietà è partita a firma delle Comunità cristiane di base per mettere in evidenza un punto centrale del dibattito: «Quando la Parola di Dio viene calata nella vita degli ultimi, il luogo sacro cambia natura: a Vicofaro la liturgia si è fatta condivisione del pane e del giaciglio con i migranti. Quando una comunità locale non si limita ad obbedire alle direttive episcopali, ma decide autonomamente di farsi casa delle ultime e degli ultimi, la gerarchia vede questa autonomia come una minaccia da reprimere. L’istituzione ecclesiastica punisce don Massimo perché ha preferito stare con gli ultimi rispetto alla sacralità burocratica dei paramenti; ha scelto di “allargare” i registri parrocchiali e mettere i beni ecclesiastici al servizio di chi ne ha davvero bisogno, mentre il problema “casa e abitare” esplode per inadempienze del potere politico. Vicofaro mette a nudo lo storico compromesso tra il potere ecclesiastico e il potere politico: di fronte a leggi disumane e xenofobe, don Massimo ha praticato la disobbedienza evangelica, ricordandoci che la fedeltà al Vangelo richiede spesso di “andare contro” il Codice di Diritto Canonico e i decreti di governo».

Se non si vuole banalizzare questa vicenda, va vista come cartina di tornasole di una discriminante ormai ineludibile: una cosa è dirsi cristiani e un’altra dirsi cattolici. Certo il cattolicesimo è una delle possibili espressioni/manifestazioni storiche del movimento gesuano – e ciò spiega i numerosi punti in comune fra il ramo e il tronco originario -; ma, quando i nodi vengono al pettine, emergono le differenze sostanziali. La storia di Gesù è stata una storia di rivolta, di insubordinazione, di disobbedienza, di creatività spiazzante; la storia della Chiesa cattolica istituzionale è stata una storia di normalizzazione, di alleanza con i poteri politici, di pedagogia dell’accettazione e della pazienza. Migliaia di eretici e di eretiche stanno a dimostrare, sino a don Milani e Hans Küng, quali paletti del conservatorismo tradizionalista, non possono essere trasgrediti impunemente. Perciò i due ultimi vescovi di Pistoia e la Curia romana (cui si è rivolto invano don Massimo) non sono dei mostri senza cuore, ma dei funzionari ligi al ruolo che occupano: dirigenti per i quali gli uomini e le donne sono fatti per il Sabato, per la Legge, per l’Ordine sociale. Se non fosse questo il Dna cattolico, dall’imperatore Teodosio I a Giorgia Meloni e Matteo Salvini ci sarebbe stata la corsa a dirsi cattolici?

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