Rimozione di don Biancalani: la solidarietà delle Comunità di base italiane
ROMA-ADISTA. Le Comunità cristiane di base esprimono la propria solidarietà a don Massimo Biancalani dopo la sua definitiva rimozione dall'ufficio di parroco di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini (v. Adista Notizie n. 29/26).
«La storia di Vicofaro (Pistoia) negli ultimi dieci anni ha rappresentato una delle esperienze più luminose e scomode della Chiesa italiana contemporanea: di fronte alla progressiva distruzione del sistema pubblico di accoglienza, all’inasprimento delle norme sull’immigrazione e all’abbandono di centinaia migranti per strada, don Massimo Biancalani ha scelto di applicare senza mediazioni la parola dell’Evangelo: "Ero straniero e mi avete accolto" (Mt 25,35)», si legge nel comunicato delle Cdb.
«La parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro ha spalancato la chiesa, la canonica e i locali parrocchiali per trasformarli in una casa comune. Un’esperienza di accoglienza radicale che ha ridato dignità a centinaia di ragazzi invisibili, ma che ha simultaneamente scatenato un feroce assedio mediatico, politico e istituzionale, culminato a luglio 2025 con lo sgombero della struttura da parte delle forze dell’ordine e nella decisione definitiva del Dicastero per il Clero della Santa Sede di respingere il ricorso canonico di don Massimo, confermando la sua rimozione dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini.
Dopo anni in cui l’accoglienza di don Massimo a Vicofaro è stata criminalizzata come degrado dalla propaganda xenofoba, le recenti esultanze di esponenti della maggioranza di governo per la decisione del Vaticano mostrano la miseria morale di certa “cattiva politica” che costruisce consenso sulla discriminazione, dove festeggiare la punizione del sacerdote significa applaudire all’abbandono dei poveri e alla sconfitta della Costituzione e dei diritti umani.
Da parte sua la gerarchia, dall’ex vescovo diocesano Tardelli al nuovo vescovo Mascagna sino alla Curia romana, ha scelto di dare ascolto alla logica del sospetto, al malcontento dei “parrocchiani tranquilli” preoccupati dal “calo dei sacramenti” e dalla presenza di giovani stranieri. Mentre a parole si invoca la “Chiesa sinodale”, la “Chiesa in uscita” e l’attenzione alle “periferie umane”, nei fatti ancora una volta la gerarchia censura e rimuove chi quelle periferie le ha portate nel cuore stesso della comunità ecclesiale: quando la carità diventa profezia che disturba il potere costituito, il diritto canonico viene trasformato in uno strumento di normalizzazione e di disciplina.
Quando la Parola di Dio viene calata nella vita degli ultimi, il luogo sacro cambia natura: a Vicofaro la liturgia si è fatta condivisione del pane e del giaciglio con i migranti. Quando una comunità locale non si limita ad obbedire alle direttive episcopali, ma decide autonomamente di farsi casa delle ultime e degli ultimi, la gerarchia vede questa autonomia come una minaccia da reprimere.
L’istituzione ecclesiastica punisce don Massimo perché ha preferito stare con gli ultimi rispetto alla sacralità burocratica dei paramenti; ha scelto di “allargare” i registri parrocchiali e mettere i beni ecclesiastici al servizio di chi ne ha davvero bisogno, mentre il problema “casa e abitare” esplode per inadempienze del potere politico. Vicofaro mette a nudo lo storico compromesso tra il potere ecclesiastico e il potere politico: di fronte a leggi disumane e xenofobe, don Massimo ha praticato la disobbedienza evangelica, ricordandoci che la fedeltà al Vangelo richiede spesso di “andare contro” il Codice di Diritto Canonico e i decreti di governo.
Come Comunità Cristiane di Base Italiane abbracciamo don Massimo, le volontarie e i volontari e la comunità dei migranti di Vicofaro e di Ramini, riconoscendo in loro la parte migliore della chiesa e della società civile, capace di resistere all’odio istituzionalizzato e alla solitudine del rifiuto. Nessun atto amministrativo della Curia o blitz di polizia potrà cancellare la verità storica e teologica di ciò che è stato realizzato: l’esperienza di Vicofaro vive nella coscienza di chi vi ha partecipato e continua ovunque ci si opponga all’oppressione dei migranti.
Rivolgiamo un appello a tutta la rete del laicato critico, ai movimenti di base, al mondo dell’associazionismo e alla società civile affinché non si consumi nell’indifferenza l’ennesimo atto di normalizzazione clericale e politica. Invitiamo tutte le comunità e i gruppi di base a moltiplicare i luoghi di accoglienza e di resistenza, continuando a denunciare l’alleanza tra la “cattiva politica” e silenzi ecclesiastici».
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