Armi letali autonome: un ultimo appello all'ONU di Ginevra
È in corso presso la sede ONU di Ginevra (31 agosto-4 settembre) l’ultima sessione del Gruppo di Esperti Governativi (GGE) sui sistemi d’arma autonomi letali (LAWS), i cosiddetti killer robot, in vista della VII Conferenza di Revisione (o Riesame) della Convenzione su Certe Armi Convenzionali (CCW-Certain Conventional Weapons Convention), che si terrà sempre all’ONU di Ginevra tra il 16 e il 20 novembre 2026 e nel corso della quale di deciderà se adottare un nuovo trattato vincolante sui LAWS o limitarsi a un più sterile documento politico d'intenti. La sessione in corso rappresenta un passaggio tecnico cruciale prima della Conferenza di Riesame e la Rete italiana Pace e Disarmo (RiPD), partner italiana della “Campagna Stop Killer Robots”, è presente a Ginevra con il suo coordinatore campagne Francesco Vignarca per ribadire l'urgenza di ridefinire il primato del controllo umano sulle decisioni di vita e di morte.
Nella nota diramata ieri, la RiPD lancia l’allarme e chiede al Parlamento italiano, all’interno del quale si sta costituendo un intergruppo parlamentare di diverso colore politico sulle armi autonome, di sostenere l’avvio dei negoziati per l’adozione di un trattato vincolante che proibisca l’uso dei killer robot.
La Campagna internazionale “Stop Killer Robots” ha preso il via nel 2012 con una decina di organizzazioni non governative intenzionate a prevenire che l’automazione decisionale fosse applicata in ambito militare ad armi in grado di uccidere. Da allora la tecnologia e l’intelligenza artificiale – che oltre 10 anni fa poteva ancora apparire una prospettiva futuristica e quasi cinematografica – hanno fatto passi da gigante ed oggi, nelle numerose zone di conflitto in tutto il mondo, l’impiego di armi autonome capaci di identificare e colpire bersagli anche umani, come i droni killer, è diventato una prassi quotidiana. Segno di una preoccupazione che monta sulla questione un po’ in tutto il mondo, la Campagna internazionale è cresciuta nel corso degli anni fino a raccogliere, oggi, l’adesione di oltre 200 organizzazioni di tutto il mondo: ne fanno parte numerose realtà di ispirazione religiosa (tra le quali la cattolica Pax Christi International, la quacchera Quaker Council for European Affairs, la buddhista Soka Gakkai International e il Consiglio Ecumenico delle Chiese) e anche alcune italiane (info.nodes, Instituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo-IRIAD, appunto RiPD e Unione degli Scienziati Per Il Disarmo).
«Il messaggio è netto», scrive la RiPD: «Il controllo umano sull’uso della forza è appeso a un filo, mentre armi autonome e sistemi abilitati dall’intelligenza artificiale sono già testati e impiegati sui campi di battaglia. Sono gli esseri umani, non le macchine, a dover mantenere il controllo sulle decisioni di vita e di morte».
Ricorda la Rete che «l’allarme sull’uso militare dell’IA ha ormai un’eco che va oltre la società civile. Lo scorso luglio, a Castel Gandolfo, l’Assemblea Globale dei Premi Nobel su Intelligenza Artificiale e Guerra Nucleare (ispirata dall’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV) ha riunito oltre 200 tra premi Nobel, scienziati, ex capi di Stato e leader religiosi, sfociando nella “Rome Declaration” (v. Adista online, ndr) del 16 luglio: nessuna macchina o sistema autonomo può essere posto al centro di decisioni da cui dipende la sopravvivenza dell’umanità».
La posizione della società civile e religiosa italiana è chiara, sottolinea la RiPD. «Le macchine non devono mai decidere chi vive e chi muore», dichiara Francesco Vignarca nella nota. «È la linea rossa etica, umanitaria e giuridica che non possiamo superare. L’Italia ha l’occasione di stare dalla parte giusta della storia: adesso serve coerenza, a Ginevra e in Parlamento».
In particolare, la Rete chiede di «rafforzare il testo in discussione al GGE, non indebolirlo, e sostenerlo come base negoziale di una norma di messa al bando»; di «contribuire ad avviare senza rinvii il negoziato per un trattato, con mandato chiaro e a tempo definito»; di «prevedere anche a livello nazionale il divieto dei sistemi d’arma autonomi antipersona, garantendo un controllo umano significativo sull’uso della forza»; di «confermare per l’Italia una posizione favorevole ai negoziati, auspicando che il Parlamento italiano assuma un ruolo attivo e trasversale in tal senso».
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