Nessun articolo nel carrello

Cosa ho visto a Vicofaro

Cosa ho visto a Vicofaro

ROMA-ADISTA. Sono stato diverse volte a Vicofaro grazie all’invito dell’amico e collega Mauro Matteucci. Vi sono andato sempre per far qualcosa non certo in visita turistica. Ed è stata sempre una esperienza luminosa di straordinario insegnamento. Lì ho visto in atto il senso più autentico dell’ispirazione al Vangelo che non si occupa di categorie di appartenenza in base al passaporto e alle identità nazionali, ma guarda esclusivamente alla persona non per quello che crede o pensa o ha fatto ma per ciò che è e che aspira a diventare.

Se mi chiedete se vi era un po’ di confusione, certo che ve ne era come vi è nei luoghi dove la vita palpita di bisogni, di emergenze, di dolori, di nostalgie e anche di gioie, di solidarietà, di sogni e soprattutto di riconoscimento di dignità. Oggi si proclama la parrocchia come famiglia di famiglie, e per quelli che la famiglia non l’hanno più o l’hanno a decine di migliaia di chilometri c’è posto?

Parrocchia famiglia di famiglie ma poi la si vorrebbe linda, asettica e silenziosa come certe case perfette ma disabitate o come i corridoi e le sale di un obitorio. Ma per quel che ho capito il Cristo non abita in un cimitero anche se alcuni vorrebbero rinchiudercelo e confinarlo lì perché non faccia danni, perché si sa un Cristo che attraversa mercati e strade e che si china a rialzare coloro che sono stati fatti cadere e abbandonati rischia di sovvertire strutture sociali e codici di separatezza che tranquillizzano perfino molti ottimi cristiani, fedeli di una religione civile impeccabile che ha imparato a fare a meno del Vangelo e che dinnanzi alla ingiustizia sociale sistemica  utilizza mille pretesti a cominciare dal culto dell’identità e della difesa dei confini nazionali.

A Vicofaro ho visto un parroco come Massimo Biancalani che si è limitato a leggere e comprendere il Vangelo senza sonniferi e calmanti e invece di proporre un liturgismo appagante e disincarnato ha preso sul serio l’invito che il vescovo Romero fece nell’omelia della domenica prima di essere ammazzato: «E ora vi invito a guardare fuori da questa chiesa che cerca di essere il regno di Dio sulla terra e che pertanto deve illuminare le realtà che ci stanno attorno. Abbiamo avuto una settimana tremendamente tragica» e continuò con l’elenco degli assassinati dagli squadroni della morte organizzati dal Governo.

Biancalani e la sua comunità (certo non composta da atei devoti o da cattolici moderati) hanno compiuto questo atto di illuminare la realtà, atto che resta sempre rivoluzionario. Essi hanno avuto l’ardire di guardare fuori dal perimetro del tempio e si sono accorti che il mondo era messo male e che vi era bisogno di aprire le porte il luogo di chiuderle.

Hanno guardato fuori oltre le nebbie artificiali dell’incenso e hanno scorto tanti senza casa, senza un tetto, senza cibo, senza lingua italiana, senza diritti. Questo è stato il loro grave reato, orrore per i benpensanti ordinaria fedeltà al Vangelo per il Cristo.

Il fatto è che i benpensanti vorrebbero le chiese vuote, quasi deserte stanno infatti diventando, Biancalani ci ha fatto ritornare il Cristo ma questi non corrisponde all’immagine tranquillizzante, ieratica e trionfante che per secoli abbiamo costruito ponendola a servizio di un regime di cristianità e di un sempre nuovo costantinismo.

Il numero degli accolti è stato eccessivo? Sarà anche così, ma il problema non è Massimo Biancalani e la sua pastorale, ma il perché le pubbliche istituzioni, i partiti politici, le comunità parrocchiali e quelle religiose non hanno fatto come lui e la sua comunità. Cosa avrebbe dovuto fare?

Mettere il cartello tutto esaurito come si fa negli alberghi o nei ristoranti? Dire “per voi che siete il Cristo non c’è posto”. Per anni la comunità è rimasta sola e questo ha permesso ogni sorta di aggressione e calunnia nella complessiva indifferenza, essa e divenuta segno di contraddizione di tutti i poteri intesi come dominio e interessati solo al consenso e a proclamarsi devoti di un cristianesimo senza Cristo.

Oggi in nome del diritto canonico Biancalani non è più parroco di Vicofaro e Ramini. Soddisfatti si dichiara che le parrocchie torneranno finalmente alla normalità della pastorale ordinaria. Ma cosa sarà questa pastorale? La semplice distribuzione a richiesta dei sacramenti, l’oratorio, il parroco funzionario del sacro?

Questo desiderano i benpensanti devoti al culto dell’indifferenza, tornare alla normalità mentre “fuori da questa chiesa” il mondo è in fiamme. Fossi in loro oggi mi preoccuperei molto dell’entusiasmo con cui il ministro Salvini e i suoi ascari hanno salutato la decisone che conferma l’allontanamento di Biancalani dalla parrocchia da lui definito con scherno “il prete dei clandestini”.

Perché ogni cristiano dovrebbe sapere che nessuno è clandestino alla vita e che quando Salvini e la Lega sono soddisfatti il fatto certo è che il Vangelo è negato.

* Pubblicato anche su SettimanaNews

Foto dal profilo Facebook di don Massimo Biancalani

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.