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"Plastic Overshoot Day": il rapporto, l'allarme, l'appello

“Overshoot Day” – che letteralmente significa “giorno del superamento” – è il termine coniato dall’organizzazione di ricerca Global Footprint Network (footprintnetwork.org) per indicare il giorno in cui la domanda di risorse naturali supera la quantità delle stesse che la Terra può rigenerare nell’anno solare in corso (sarebbe il il 31 dicembre in caso di equilibrio perfetto tra risorse utilizzate e risorse rigenerate).

Da alcuni anni l’organizzazione Earth Action ha iniziato a studiare anche il rapporto tra quantità di rifiuti in plastica generata a livello globale (o da una singola nazione) e capacità dei sistemi di riciclarla o smaltirla in modo sicuro. Risale al 2023 il primo rapporto dell’organizzazione sul “Plastic Overshoot Day”, giorno in cui, appunto, la plastica smetterebbe di essere “gestita” e verrebbe accumulata e dispersa nell’ambiente, con grave danno per la biodiversità, per l’ambiente e per la salute umana (la scienza documenta sempre più presenza di micro e nano-plastiche nei tessuti umani, dal cervello alla placenta e fino al cuore).

Ne ha dato notizia nel nostro Paese il WWF Italia, con una nota del 4 settembre, diramata a due giorni dal Plastic Overshoot Day, che quest’anno coincide con il 6 settembre. Rispetto all’indicatore della Global Footprint Network, andato peggiorando di anno in anno con inquietante costanza, il Plastic Overshoot Day si era spostato dal 2021 all’anno scorso di alcuni giorni verso la fine dell’anno, lasciando intendere un positivo miglioramento della situazione, dettato per lo più dall’evoluzione tecnologica e dalle buone pratiche nella gestione dei rifiuti di plastica. Purtroppo però questi miglioramenti sono vanificati dalla quantità di plastica prodotta, avverte il WWF: «Senza interventi che agiscano anche a monte della filiera, riducendo la produzione e il consumo, il volume di plastica che rischia di essere disperso nell’ambiente potrebbe quasi raddoppiare entro il 2040». Secondo il rapporto di Earth Action, nel 2026 circa «il 31,6% della plastica prodotta e consumata nel mondo verrà gestito in modo improprio. Ciò significa che circa 72 milioni di tonnellate di rifiuti plastici andranno a contaminare suolo, fiumi, laghi, mari e atmosfera».

Come si comporta l’Italia? Certo non come i Paesi top (dodici Paesi sono da soli responsabili del 60% dei rifiuti plastici mal gestiti, con Cina, Russia, India, Brasile e Messico ai primi posti). Ma nemmeno come le virtuose Svizzera, Francia e Spagna. «L’Italia si colloca in una posizione intermedia nel confronto internazionale: il Plastic Overshoot Day nazionale cade il 5 novembre». «Con circa 61 kg di rifiuti plastici prodotti pro capite ogni anno, l’Italia, come molti altri Paesi europei, rientra nella categoria degli “Overloaders”, ovvero dei Paesi che generano elevati volumi di rifiuti plastici. Per ridurre la quantità di plastica che sfugge a una gestione sicura, è necessario rafforzare politiche e pratiche di prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti, promuovendo al tempo stesso il riutilizzo e il riciclo effettivo dei materiali».

Il Plastic Overshoot Day racconta un aspetto particolare di un problema generale, come conferma dall’Earth Overshoot Day, e cioè la «crescente pressione esercitata dalle attività umane sui sistemi naturali, che in molti casi supera la capacità del Pianeta di assorbire gli impatti e rigenerare le risorse». Occorre evidentemente invertire la rotta per rendere la vita umana sul pianeta più sostenibile, ma questo richiede un cambiamento radicale nei modelli di produzione e di consumo.

«In questo contesto, il WWF rinnova l’appello ai governi affinché riprendano il percorso negoziale verso un Trattato globale sulla plastica ambizioso e giuridicamente vincolante, capace di affrontare l’intero ciclo di vita della plastica e di incidere sulle cause strutturali dell’inquinamento».


* Foto di Naja Bertolt Jensen su Unsplash

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