Elezioni negate e scomparsa di un vescovo: in Nicaragua è tramonto della democrazia
Tratto da: Adista Notizie n° 28 del 01/08/2026
42690 MANAGUA-ADISTA. «Qui non ci saranno più elezioni che permettano a loro (all’opposizione, ndr) di tentare di impadronirsi del governo, di prendere il potere». Lo ha dichiarato ai suoi sostenitori il presidente (dal 10/1/2007) del Nicaragua Daniel Ortega durante un evento a Managua per commemorare il 47° anniversario della rivoluzione sandinista (19 luglio 1984) e ha annunciato che farà approvare leggi per bloccare qualsiasi tentativo dell'opposizione di governare (le elezioni erano previste per il 2027).
Il leader “sandinista” ha affermato che l'opposizione in esilio è «in agguato» per vincere le elezioni e arricchirsi. «Ma che se ne dimentichino» gli oppositori «nascosti»: «Qui non ci saranno più elezioni per tentare di impadronirsi del governo, di prendere il potere», ha dunque detto, affermando che «lavoreremo con l'Assemblea Nazionale e con le organizzazioni competenti su leggi che erigeranno un muro, un blocco, contro i golpisti, i traditori, in modo che, per quanto denaro gli yankee (USA) gli diano, non ci riusciranno».
Ha anche sostenuto che il sangue versato durante le proteste del 2018 era il risultato di una lotta condotta dalla sua polizia, dai giovani e dai volontari «per impedire un colpo di Stato».
Abbiamo appositamente messo fra virgolette l’aggettivo “sandinista”, perché il sandinismo fu tutt’altra storia, di liberazione dal dittatore Somoza e di rivoluzione attuata da un popolo oppresso. E tentativo di liberazione furono le sollevazioni del 2018 di una cittadinanza stanca di privazioni e povertà che incontrò la più dura risposta governativa. “Giustizia per le vittime di Ortega e Murillo” (v. Adista Documenti n. 26/2018), scriveva nel giugno di quell’anno Ernesto Cardenal – il sacerdote, teologo, poeta e oppositore della dittatura di Somoza che fu ministro della Cultura dopo la vittoria della rivoluzione sandinista (1979) nel governo del primo Daniel Ortega e venne per questo pubblicamente redarguito da papa Wojtyla – in una lettera a Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay (dal 2010 al 2015), perché, «difensore dei diritti umani, della lotta per la dignità e fonte di ispirazione per tutta l’America Latina» qual era, unisse la sua «voce alla nostra causa che è degna e giusta».
Da allora, la “democrazia” nicaraguense ha continuato a perdere pezzi di libertà e di garanzie. La repressione si è accanita in particolare sulla Chiesa cattolica (v. Adista Notizie n. 10/23), rea di solidarizzare quanti osavano protestare, sono stati esiliati preti e vescovi (mons. Rolando Álvarez è stato arrestato, condannato, carcerato e poi cacciato dal Paese, v. Adista Notizie n. 7/23), e la situazione a seguire non è migliorata.
Il 22 novembre del 2024, poi, l’Assemblea nazionale ha approvato all’unanimità in soli due giorni la riforma costituzionale che ha visto la moglie di Ortega, Rosario Murillo, designata co-presidente insieme al marito con un mandato per entrambi di 6 anni (da cinque che era).
Alla coppia presidenziale la riforma ha conferito il controllo assoluto dei poteri statali, stabilendo che i co-presidenti coordinano «gli organi legislativi, giudiziari, elettorali, di controllo e supervisione, regionali e municipali», che in precedenza la Costituzione riconosceva come indipendenti. Alla coppia è riconosciuto il controllo della stampa e della Chiesa affinché non rispondano a «interessi stranieri» e la revoca della cittadinanza nicaraguense a coloro che sono considerati «traditori della patria», atto abbondantemente applicato a critici e oppositori.
Secondo Freedom House (organizzazione di monitoraggio non governativa internazionale, con sede a Washington), segnala The Economist il 22 luglio, «il Nicaragua è il secondo Paese che ha registrato la maggiore regressione negli ultimi 20 anni, dopo il Mali». Sono i 20 anni di Ortega, che, osserva il giornale, «è stato eletto democraticamente nel 2006, ma ha poi iniziato a smantellare ogni istituzione che potesse contrastarlo. Ha imprigionato i suoi rivali. Ha costretto i media a lodare le pessime poesie di sua moglie e copresidente, Rosario Murillo. Circa un decimo della popolazione è fuggito».
Guardando un po’ più in là, «il caso del Nicaragua – conclude The Economist – mette in luce due problemi che probabilmente si aggraveranno con il declino globale della democrazia. In primo luogo, i leader che non possono essere rimossi invecchieranno rimanendo al potere. Il signor Ortega ha 80 anni. Forse il suo declino mentale ha contribuito alla sua ultima controversa dichiarazione. In secondo luogo, c'è la questione della successione. Il pacifico trasferimento del potere è complicato, in una dittatura. Il signor Ortega vuole che la sua impopolare moglie assuma il potere alla sua morte, e poi il suo altrettanto odioso figlio».
Scomparso l’ex vescovo di Estelí
Futuro a parte, nel piccolo Paese centroamericano la situazione dei diritti umani e della libertà è sempre più allarmante. Esemplare la scomparsa, ormai da quasi un mese, del vescovo emerito di Estelí Juan Abelardo Mata, una delle voci più rispettate della Chiesa nicaraguense, «noto – scrive l’agenzia Zenit (22/7) – per il suo impegno a favore dei diritti umani, il suo coinvolgimento in questioni sociali e la sua critica agli abusi di potere».
Il 4 luglio, il Ministero dell’Interno ha rilasciato una dichiarazione in cui riferisce di aver prelevato il vescovo per sottoporlo a una «necessaria indagine» su sue proprietà e sui legami familiari che, afferma la nota, «non coincidono con la condizione sacerdotale». Il vescovo, secondo l’Interno, ha rilasciato dichiarazioni su «diversi episodi di violazione delle leggi nazionali», senza precisare di quali episodi si tratti e se abbiano una rilevanza penale. La dichiarazione afferma che, concluso l’interrogatorio, durante il quale peraltro sarebbe stato trattato «con rispetto e considerazione», mons. Mata sarebbe rientrato nella sua abitazione. Strano: nessuno l’ha più visto.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
