Fine dell'omertà?
Newsletter n. 69 da Prima Loro del 12 settembre 2026
Cari amici,
la notizia della condanna da parte del Regno Unito e di altri 10 Paesi delle azioni efferate dei coloni in Israele è una notizia di straordinaria e finalmente positiva portata. Essa segna la fine della omertà generale con le condotte ormai decennali dello Stato di Israele volte a sradicare la presenza palestinese in Palestina. Dicono i minimizzatori che si tratta solo di alcuni Paesi e non dell’Unione Europea, e che la censura è rivolta ai coloni e non allo Stato come tale. Ma tra questi Paesi ci sono due Membri del Consiglio di Sicurezza, ci sono la Spagna e il Canada (non Taiani e la Meloni); e soprattutto c’è la Gran Bretagna, antica detentrice del mandato sulla Palestina, che con la famosa dichiarazione Balfour fornì la prima legittimazione all’istituzione dello Stato, o del “focolare” ebraico in Palestina, e questo spiega la durissima reazione di Netanyahu contro il solo governo inglese; e quando si parla di coloni si parla dello Stato di Israele, che moltiplica gli insediamenti ebraici nei Territori occupati della Cisgiordania, perseguita i palestinesi che vi abitano e li combatte in tutti i modi con il suo esercito, così come quando Israele dice di combattere Hamas, in realtà intende la lotta contro l’intero popolo palestinese.
L’oggetto della condanna e delle conseguenti sanzioni internazionali contro Israele è la pulizia etnica e in sostanza il genocidio ancora in corso, con la sconcertante aggravante della denunzia della complicità personale di Netanyahu nell’azione terroristica di Hamas del 7 ottobre, denunzia che conferma altre fonti già precedentemente fattesi sentire in Israele; questa volta però ce ne sarebbe la prova nella comunicazione che il presidente degli Emirati Arabi Uniti avrebbe fatto al premier israeliano della imminente azione di Hamas, informazione a cui Netanyahu non diede alcun seguito, né allertando l’esercito né avvisando i Servizi Segreti. Naturalmente occorre cercare la motivazione politica di simile aberrante comportamento, altrimenti si tratterebbe di un atto di pura follia; e la motivazione va cercata nella determinazione più volte manifestata da Netanyahu di voler dedicare tutta la sua carriera politica e la sua stessa vita all’obiettivo di rendere impossibile la realizzazione in qualsiasi forma di uno Stato palestinese, risultato finalmente ottenibile con la soppressione dell’esistenza stessa di un popolo palestinese in Palestina. Progetto questo non perseguibile se non attraverso operazioni che la Convenzione dell’ONU qualifica come genocidio; impresa che il governo di Israele non avrebbe potuto intraprendere se non se ne fosse data un’occasione che crudelmente la giustificasse, come appunto doveva essere il massacro del 7 ottobre.
Che questa debba essere la ricostruzione di quello che è avvenuto dopo il 7 ottobre, sia nella gestione del dramma degli ostaggi, sia nell’accanimento dell’esercito israeliano, sia nell’uso di armi di distruzione di massa come la fame e la sete, sia nella passività più o meno rassegnata della comunità internazionale, è cosa che non solo comporta la fine politica di Netanyahu, ma probabilmente nel lungo termine porta con sé la fine non certo della esistenza dello Stato di Israele, ma della sua natura di Stato ebraico identitario e monoetnico, con gli Ebrei titolari di diritti esclusivi, presidiato da una assoluta e blasfema legittimazione religiosa, ossia di una versione settaria del sionismo. Vale a dire che paradossalmente, proprio quando Hamas appare massimamente debellata e sconfitta, in realtà consegue il fine della sua lotta, che è la messa in causa dello Stato di Israele come Stato-nazione del solo popolo ebraico, “legato” all’intero popolo ebraico e votato agli insediamenti, come lo definisce la Legge fondamentale del 2018, in contrasto con gli ideali ebraici e democratici delle origini (i kibbutz “socialisti”!). Che questo sia l’esito delle politiche sconsiderate di Netanyahu e dei partiti ortodossi, dopo e contro il Rabin degli accordi di Oslo e lo Sharon del ritiro dei coloni da Gaza, è paradossale: ma queste sono talvolta l’eterogenesi dei fini e le sorprese della storia, che non sempre è quell’Angelo cieco che volta le spalle al futuro verso cui una tempesta lo sospinge, descritto dalla filosofia della storia di Walter Benjamin. E potrebbe anche venirne quello straordinario dono al mondo che sarebbe, contro la riduzione statalista, il recupero da parte dell’intero ebraismo della fede e della profezia biblica che ne fanno un irrinunciabile patrimonio dell’umanità.
Nel sito pubblichiamo un articolo sull’effetto della crisi climatica sull’ideologia della supremazia bianca, una limpida omelia dell’arcivescovo di Napoli, e nella sua forma definitiva la nostra lettera al Papa, che abbiamo personalmente consegnato il 4 settembre scorso in Vaticano nelle mani del suo segretario particolare mons. Marco Billeri.
Con i più cordiali saluti
da “Prima Loro” (Raniero La Valle).
*Foto di autore sconosciuto tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza
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