Ci risiamo: a pochi giorni dall'evento, Google "blocca" l'account alla Rete "Preti contro il genocidio"
Con una nota diramata questa mattina, la Rete “Preti contro il genocidio” denuncia un nuovo «blocco improvviso e ingiustificato dell'account Google» profetiperlapace@gmail.com: «Alle 2:06 del mattino del 10 settembre 2026, l’account della rete Preti contro il Genocidio (profetiperlapace@gmail.com) è stato improvvisamente bloccato. Al tentativo di accesso è comparso il seguente messaggio: “Il tuo account è stato disattivato”», annuncia la nota stampa.
Vani sono stati i tentativi, da parte degli amministratori dell’account, di contattare l’assistenza di Google e di ripristinare il servizio con procedura standard di recupero dell’account.
La Rete ricorda che è proprio grazie a quello strumento di comunicazione che sono stati raggiunti tanti preti nel mondo, i quali poi, sempre via email, hanno inviato la propria adesione (2.600 provenienti da 68 Paesi, tra i quali vescovi e cardinali) alla mobilitazione contro il genocidio operato da governo ed esercito israeliani a Gaza.
Denuncia la Rete: «L’improvviso blocco di questo account impedisce la raccolta di nuove firme e rischia così di compromettere un’iniziativa internazionale che coinvolge centinaia di preti impegnati per la pace e la giustizia. Interrompe inoltre ogni comunicazione con i membri del network e con i collaboratori esterni».
Quello di questa notte è il secondo blocco che la Rete subisce da quando è nata. Lo stesso stop all’account profetiperlapace@gmail.com era stato imposto da Google circa un anno fa, alle ore 2:01 del 19 settembre 2025, con un identico messaggio: “Il tuo account è stato disattivato”. Anche allora si trattava di «un blocco altrettanto improvviso e ingiustificato», e anche allora era giunto «pochi giorni prima del primo evento di Preti contro il genocidio, tenutosi il 22 settembre 2025. Questo ripetersi del blocco dell’account, a pochi giorni dall’incontro dei preti a Roma per il secondo anno consecutivo, non è qualcosa che il network può accettare come una coincidenza, e richiede da parte di Google una spiegazione piena e trasparente».
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