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Aspettando Copenhagen Spiritualità e mobilitazione. Da Verona un appello per l'acqua come bene comune

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 116 del 14/11/2009

Un gruppo di “cittadini abitanti in Italia, espressione di credenze religiose e tradizioni morali diverse”, ha lanciato un appello in vista della Convenzione  quadro delle Nazioni Unite sui  cambiamenti climatici (Copenhagen, 7-18 dicembre), per chiedere: “che la problematica dell’acqua sia inclusa in quanto tale” in agenda insieme alla questione energetica; che l’assemblea definisca i contorni di un “Patto Mondiale dell’Acqua da porre sotto l’egida delle Nazioni Unite” e concretizzato in uno speciale “Protocollo Mondiale sull’Acqua”; che l’Onu istituisca un organismo ad hoc, “un efficace strumento d’azione e di cooperazione mondiale” come potrebbe essere – suggerisce l’iniziativa interreligiosa – una eventuale “United Nation Water Authority”.

La proposta di Sezano” – che ha già superato le 500 sottoscrizioni (è possibile aderire via internet, sul sito www.lapropostadisezano.it) – è nata nell’ambito dei corsi organizzati dalla Facoltà dell’Acqua dell’Università del Bene Comune (Ubc) e dall’Associazione Monastero del Bene Comune presso l’antica casa dei padri stimmatini di Sezano (Vr). L’Ubc, a sua volta, è un percorso di formazione e sensibilizzazione, ideato da economisti ed esperti, in seguito ai lavori del “Gruppo di Lisbona” (2002), per “promuovere la cultura del ‘bene comune’, vale a dire un modo nuovo di fare educazione alla cittadinanza nella triplice dimensione immaginare, condividere ed agire, centrata sull’apprendimento del vivere insieme”.

Tra i promotori de “La proposta di Sezano”, anche alcuni rappresentanti delle religioni buddista, ebraica, islamica, sikh, vodoun e delle tradizioni afrobrasiliana e andina. Per quanto riguarda i promotori cristiani, partecipano la Chiesa anglicana, la Chiesa apostolica italiana, la Chiesa luterana, quella valdese e le Chiese ortodosse russa e romena. Tra i promotori rappresentanti della Chiesa cattolica romana, hanno aderito anche Vincenzo Linarello (presidente del Consorzio Sociale Goel), p. Silvano Nicoletto (stimmatino di Sezano), Riccardo Petrella (economista, Università di Firenze), Antonio Vermigli (coordinatore della Rete Radie Resch di Quarrata), p. Alex Zanotelli (missionario comboniano).

Abbiamo intervistato p. Silvano Nicoletto per un approfondimento sull’iniziativa.

 

Perché lanciare un appello sull’acqua bene comune alla Conferenza di Copenhagen?

I negoziati di Copenaghen si concentreranno principalmente attorno al tema dell’energia e del surriscaldamento del pianeta. È certamente una questione decisiva per il futuro del pianeta e dell’umanità. Ci sembra, tuttavia, che la questione energetica non debba essere l’unica a rimanere sul tavolo dei negoziati, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di una tematica tipica dei Paesi ricchi. Oltre tutto, la prima conseguenza del surriscaldamento del pianeta è proprio la diminuzione drastica delle riserve idriche naturali. Occorre tenere presenti le questioni che stanno più a monte, vale a dire i diritti fondamentali come ad esempio il diritto all’accesso all’acqua potabile che in concreto significa diritto alla vita per tutti.

Non si può vivere senz’acqua. E pertanto i paesi che si danno appuntamento a Copenaghen, riconoscendo per prima cosa questo diritto come universale, imprescindibile ed inalienabile per tutti gli esseri umani, dovrebbero dare un messaggio forte di contro-tendenza rispetto alle logiche di privatizzazione e di mercificazione dell’acqua, perché mirano a ricavare profitti in disprezzo di diritti fondamentali dell’umanità. Sono milioni e milioni gli esseri umani che non possono vivere a causa di mancanza d’acqua potabile, mentre le multinazionali pianificano affari eccezionali sull’oro blu. Collegati alla questione acqua si pianificano o si prevengono i prossimi conflitti armati. Acqua e vita, acqua e pace s’intrecciano di continuo.

 

Perché i promotori dell’appello si sono identificati in quanto rappresentanti di religioni e non di un generico associazionismo del terzo settore?

All’interno dei percorsi formativi della Facoltà dell’Acqua, che ha sede nel monastero di Sezano (provincia di Verona), nel giugno scorso c’è stata una giornata interreligiosa sul tema “Acqua e Religioni”. Ad essa hanno partecipato persone appartenenti a religioni e tradizioni morali differenti. Ogni religione ha trovato spazio per esprimere i propri racconti rituali e i rispettivi testi sacri in riferimento all’acqua. È stata un’indimenticabile giornata di incontro e di gioia.

Nel leggere l’acqua in relazione alla vita, tutte le tradizioni religiose le attribuiscono valore spirituale. Nelle diverse narrazioni simboliche l’acqua diventa densa di significati, di storia e di promessa. Significati che nel loro senso profondo rimandano al mistero e che manifestano con molta chiarezza come l’acqua non possa essere ridotta a bene di mercato. Ogni espressione simbolica, in quanto tale, sfugge alla logica del profitto.

L’acqua come vita è una questione che davvero accomuna tutti, è ecumenica per natura. Da questo punto di vista l’acqua è densa e fluida al tempo stesso.

In non pochi casi, le religioni, nelle loro rappresentazioni dottrinali tendono ad essere dogmatiche, escludenti, in ultima analisi violente. La storia ci ricorda che talvolta le “verità possedute” dalle religioni si trasformano in durezze ideologiche che covano il principio della guerra.

 

Rigidità che in questa vostra esperienza non pesano, a quanto pare…

Il comune racconto acqua-vita non consente rigidità dogmatiche, anzi, aiuta le religioni stesse a compiere un passo in avanti verso le fedi da cui traggono ispirazioni. Vale a dire, a “fare esperienza della credibilità dell’amore, ossia a godere il divino come bellezza, misericordia, tenerezza, dialogo e pace”, come afferma il filosofo Roberto Mancini. La questione acqua ha offerto alle religioni l’opportunità di comprendere che l’umanità, i diritti, la giustizia, la dignità, la vita e la pace stanno al cuore delle loro narrazioni. È questo il motivo che le ha viste capofila nella proposta di Sezano, non già per la presunzione che ciò sia monopolio delle fedi ma per stimolare donne e uomini che, pur collocati oltre le fedi, possono ritrovarsi nella medesima causa che davvero li accomuna a tutti come umanità.

 

Molti politici invitano spesso i preti a "ritornare nelle sacrestie" ad occuparsi delle "cose sacre". Perché un prete dovrebbe sentirsi coinvolto nelle questioni “politiche”?

Non siamo così sprovveduti da non sapere che questa becera categoria di politicanti vorrebbe trovare campo libero per perseguire la politica dei loro affari. Cosa può risultare ad essi più utile di una religiosità “spiritualista”? Sarebbero perfino disposti a donazioni di varia natura pur di mantenere al loro servizio Chiese compiacenti e spiritualismi narcotizzanti. Ma noi abbiamo appreso da Gesù che l'uomo, la sua liberazione integrale, la giustizia, la dignità, l'amore, la misericordia sono le “cose sacre” che ci devono stare a cuore. Non l'uomo per il sabato ma piuttosto il contrario! Se così non fosse, che razza di buona notizia sarebbe l'Evangelo?

 

Esiste una relazione di scambio tra le attività del Monastero e il territorio veronese?

Una relazione di scambio esiste ma non a livello istituzionale. D’altra parte, non è che questo aspetto c’interessi particolarmente. Non siamo un’istituzione in senso stretto e formale. Il monastero è un luogo di silenzio, di preghiera, di relazioni vere, di ascolto e confronto con la Parola di Dio, di accoglienza per chiunque cerchi di dare senso alla propria esistenza, è un luogo di formazione alle responsabilità ecclesiali e sociali. Singoli e gruppi, frequentando il monastero, portano con sé esperienze, ricerche, istanze di crescita umana, sociale e spirituale. In questo contesto è avvenuto l’incontro, ad esempio, con l’Università del Bene Comune. Da qui hanno preso consistenza le esperienze della “Scuola del Vivere Insieme” (due appuntamenti annuali su economia, finanza e conoscenza) e della Facoltà dell’Acqua.

 

Cosa avete in agenda per il futuro prossimo, soprattutto dopo Copenhagen?

In agenda, oltre il programma della Comunità – tra cui alcuni momenti di preghiera o di lectio ai quali partecipa chiunque lo desideri –, prevediamo una serie di incontri e momenti di studio su temi socio-politici, di carattere ecumenico ed intereligioso, serate su figure testimoniali ecc. In particolare, dopo Copenaghen, cercando di dare continuità agli incontri interreligiosi, avrà luogo la terza edizione della “Scuola del Vivere Insieme”, sul tema: “Finanza ed Impoverimento”. Riprenderanno poi le sessioni della Facoltà dell’Acqua in cui si prevedono “giornate aperte” per educatori delle scuole e amministratori locali

(consultare il sito www.stimmatinisezano.blogspot.com).

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