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PEDOFILIA: I GESUITI TEDESCHI PROMETTONO INDENNIZZI. INSODDISFATTE LE VITTIME

Tratto da: Adista Notizie n° 8 del 05/02/2011

35971. BERLINO-ADISTA. È passato un anno ma la ferita al collegio gesuita di Berlino, il Canisius-Kolleg, è ancora dolorosamente aperta. I giornali della capitale continuano a raccogliere voci, fatti, storie. Qui e in altri quattro prestigiosi istituti dell’ordine, fra gli anni Settanta e Ottanta, sono stati commessi abusi sessuali gravissimi da parte di insegnanti laici ed educatori dell’ordine (v. Adista nn. 19 e 48/10) . L’indagine condotta dall’avvocato Ursula Raue è drammatica: 205 casi di abusi commessi da 46 persone. Le storie si ripetono, raccontano di pressioni per sedute di masturbazione, stupri segreti nei sotterranei degli istituti, casi di sadismo e di violenza di gruppo, giochi erotici durante lezioni private imposti non solo da parte di semplici insegnanti, ma anche di personale dirigente nei costosi settori formativi. Uno scandalo che ha travolto la Chiesa tedesca come uno tsunami, sgretolando il muro di paura, di rassegnazione, di omertà dietro cui si era chiusa la rabbia delle vittime, pigiate nel dolore, nella vergogna e costrette in molti casi a tacere.

Il Canisius-Kolleg è stato il primo a diffondere la notizia delle violazioni. Il ginnasio, eretto nel 1936 per volontà della nota azienda tedesca Krupp, ha formato generazioni di ragazzi berlinesi, figli di facoltose famiglie borghesi.

Oggi il collegio ha l’aria dimessa, come se lo scandalo fosse penetrato perfino nella sua pianta architettonica. Grigio, freddo, buio. Sembra un’ombra fra le luci dei palazzi sontuosi che accendono la Tiergartenstrasse, la strada berlinese delle ambasciate. Il Canisius si trova proprio in mezzo, fra quella italiana e quella degli emirati arabi. Di fronte si estende uno dei parchi più grandi e belli di Berlino, il Tiergarten.

Il rettore del collegio, p. Peter Klaus Mertes, nei giorni scorsi ha scritto una lettera in cui ha parlato di «violazioni sistematiche e continuative» e il Berliner Tageszeitung rivela che il collegio è pronto a stanziare una somma pari ad un milione di euro per risarcire le 205 vittime di abusi sessuali. In autunno il provinciale dei gesuiti di Berlino, Stefan Kiechle, aveva parlato di una somma che varia dai 2mila ai 5mila euro per ogni singola vittima degli abusi: «Sentiamo – ha detto Kiechle in una intervista al Suddeutsche Zeitung – che è venuto il momento per noi Gesuiti di dare un segnale in direzione delle vittime. Non può essere una semplice questione tattica o di costi. È in causa la nostra credibilità e la coscienza di quel che siamo».

La decisione, che rappresenta comunque un fatto nuovo nella storia delle istituzioni cattoliche tedesche perché si tratterebbe del primo indennizzo messo in atto da parte di una realtà ecclesiastica, è stata accolta con freddezza dal comitato Eckiger Tisch, che raccoglie quaranta vittime di abusi sessuali. Le vittime si sentono tagliate fuori da ogni discussione e da ogni trattativa. Il referente del gruppo, Matthias Katsch, chiede una rappresentanza al tavolo di lavoro messo in piedi dal governo federale per fare luce sugli episodi di violenza avvenuti nei collegi, in gran parte cattolici, ma non solo, della Germania. L’offerta dei gesuiti, dice ancora Katsch, è assolutamente inadeguata rispetto agli effetti devastanti delle violenze subite, un orrore che ha seriamente compromesso la vita degli ex studenti del Canisius brutalmente violentati. Nei mesi scorsi il comitato aveva fatto capire di aspettarsi risarcimenti, intorno ai 75mila euro per ciascuno, a compensazione dei danni psicologici subiti. Una cifra, questa, che lo stesso presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. Robert Zollitisch, esclude nella maniera più categorica. Quasi tutte le vittime hanno dovuto ricorrere a lunghe e costose terapie psicologiche per superare il trauma, molti hanno dovuto abbandonare gli studi e sono precipitati in forme depressive acute. Non solo conti, dicono i referenti del Eckiger Tisch, ma discussione, dibattito, riflessione profonda in vista di una presa d’atto di forte responsabilità per quello che è accaduto al Canisius. E chiedono a gran voce di poter partecipare al prossimo tavolo di lavoro del governo federale.

Intanto trapela la notizia di un cambio al vertice del Canisius. Padre Klaus Mertes, 56 anni, il rettore che ha reso pubblico lo scandalo nel gennaio del 2010 e che ha inviato seicento lettere agli ex studenti del ginnasio chiedendo aiuto per ricostruire la catena degli orrori, lascerà l’incarico. Da settembre sarà alla guida del Sankt Blasien Kolleg nello Schwarzwald (Foresta Nera) e già a partire da maggio il Canisius verrà guidato da p. Tobias Zimmermann. (francesco comina)

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