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ELLEDICI: ALTRE 5 LIBRERIE VERSO LA CHIUSURA. E 18 DIPENDENTI RISCHIANO IL POSTO

Tratto da: Adista Notizie n° 15 del 19/04/2014

37612. ROMA-ADISTA. «Licenziamenti collettivi per cessazione attività»: è questa la drammatica dicitura che compare in oggetto alla lettera, inviata al Ministero del Lavoro, con cui l’ente ecclesiastico salesiano Istituto Bernardi Semeria, nel ramo di azienda Editrice Elledici, «comunica» la «necessità di avviare la procedura di mobilità a seguito di cessazione attività» dei «punti vendita [leggi librerie] di Napoli, Catania, Rivoli, Torino e Varese», «dovendo procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro di n° 18 dipendenti» (sei a Napoli, cinque a Catania, due a Rivoli, tre a Torino, due a Varese).

Nel corso del 2013, e fino a marzo scorso, sono state chiuse le librerie salesiane di Genova, Padova, Messina, Ancona, Firenze (il fermo è stato il 21 febbraio; due dipendenti stanno ancora lavorando alla resa), Milano e Roma-Conciliazione (v. Adista Notizie nn. 46/13, 2 e 7/14). Rimane attiva la sede di via Marsala a Roma, dove sono confluiti i sette dipendenti di via della Conciliazione che si sono aggiunti ai sette che già vi lavoravano: per tutti e 14 sono stati ridotti gli orari e dimezzati i compensi in applicazione di contratti di solidarietà, un ammortizzatore della durata massima di tre anni alla cui conclusione i dipendenti saranno considerati “esuberi”.

Nella lettera viene riportato «l’andamento del fatturato» dal 2008 al 2013 per ognuna delle librerie: tutte in progressiva perdita, e per una cifra complessiva appena al di sotto di 800mila euro. «La permanenza di una situazione aziendale di aumento delle perdite e della grave situazione economica finanziaria – è il commento a seguire – ha quindi costretto l’Azienda ad attuare un piano di riduzione dei costi fissi che prevede la chiusura dei punti vendita» suddetti. L’Istituto sostiene «l’impossibilità dell’utilizzo di ulteriori strumenti alternativi per porre rimedio» alla situazione data, e dunque «la non utilizzabilità» di «strumenti di gestione temporanea della crisi» al termine della quale «sia profilabile il reimpiego del personale sospeso che, viceversa, è immediatamente in eccedenza»; e ancora la «non utilizzabilità, per evidente inadeguatezza, di contratti di solidarietà o forme flessibili di gestione del tempo di lavoro in quanto non coerenti, per l’intrinseca temporaneità che caratterizza detti istituti, a costituire una valida risposta alla crisi strutturale dell’azienda; in ogni caso si tratta di istituti non utilizzabili a causa della cessazione del ramo di azienda».

Tanta chiarezza di intenti e decisioni la proprietà la riserva al Ministero del Lavoro, perché a quei dipendenti che hanno avuto contatti con essa è stato invece più o meno detto che la paventata chiusura serve all’azienda per chiedere ai sindacati il procedimento di solidarietà finalizzato alla riduzione oraria e salariale, come avvenuto per Roma-Conciliazione. Tale ipotesi sembra totalmente smentita dalla lettera. Che poi nasconda strategie occulte ai più, è sempre possibile. Che siano occulte ai sindacati e al Ministero però stupisce assai. La lettera al Ministero (e per conoscenza ai vari sindacati del settore) è datata 13 marzo. Il 10 aprile abbiamo ricontattato (lo avevamo già fatto a fine marzo) alcune delle librerie in chiusura per sapere se avevano ricevuto notizie dalla proprietà in merito al loro destino: assolutamente no, è stata ancora la risposta; solo una ha affermato di avere una trattativa sindacale in corso, senza volerci fornire ulteriori informazioni. (eletta cucuzza)

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