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Il "secondo tempo" di papa Francesco. Una intervista a Marco Politi

Sul suo blog (confini.blog.rainews.it) all'interno del portale di RaiNews24 il giornalista e vaticanista Pierluigi Mele intervista Marco Politi, giornalista e Vaticanista anche lui, per anni a Repubblica e e ora al Fatto Quotidiano. Si parla dell'ultimo libro di Politi, La solitudine di Francesco. Un Papa profetico. Una Chiesa in tempesta (Ed. Laterza, pagg. 238, € 16) per raccontare il “secondo tempo” del pontificato di Bergoglio. Di seguito l'intervista.

L'articolo originale è consultabile a questo link

 

Marco Politi, il tuo libro è una documentatissima analisi sul “secondo tempo” del Pontificato di Bergoglio. Sono tanti i fili della tua analisi. Incominciamo allora. Quello che esce dalla lettura è l’idea di un pontificato drammatico. È così?

Bisogna guardare in faccia la realtà. Lungo o breve, siamo nel meriggio di un pontificato tutto in salita e i “lupi” conservatori già stanno manovrando per influenzare il futuro conclave, delegittimando sistematicamente Francesco e preparando dossier contro gli eventuali candidati riformisti. Il direttore di Civiltà Cattolica, padre Spadaro, afferma pubblicamente che questo è un pontificato drammatico in cui si vedono cardinali attaccare il papa e atei difenderlo.

Sappiamo che Papa Francesco ha scombussolato certi schemi clericali. Anzi, se possiamo dire così, li detesta. Tutto questo ha scatenato una guerra , se così posso dire, all’interno della Chiesa messa in atto dai settori più conservatori. Costoro usano armi convenzionali e non, dai siti web ai dossier velenosi. Per non parlare dei settori politici di destra. Di fronte a tutto questo non trovi debole la reazione del Papa….

Ho voluto raccontare la “guerra civile” in corso nella Chiesa. L’opposizione conservatrice e tradizionalista sta mettendo in atto un’escalation di aggressività senza quartiere. Le voci ufficiose del Vaticano tendono a dire che i firmatari di certi documenti, che accusano il papa persino di eresia, sono pochi e non importanti. Minimizzare è sbagliato. Ogni teologo, ogni vescovo, ogni cardinale che firma un atto di accusa contro Bergoglio è la punta di un iceberg, che rappresenta una rete di opposizione molto più vasta. Il recente intervento di Ratzinger sugli abusi sessuali e sul “collasso morale” della Chiesa seguito al 1968 ha aggravato la situazione. I conservatori ora giocano la carta del papa contro papa. Benedetto vede la radice del male nell’indebolimento della morale cattolica, Francesco indica il male fondamentale del clericalismo che produce abusi di potere, di coscienza e sessuali. Francesco non replica agli attacchi perché non vuole approfondire la spaccatura in seno alla Chiesa, ma così scoraggia anche i suoi sostenitori a misurarsi pubblicamente con gli avversari delle riforme

Affermi nel libro che Francesco è solo, in che senso?

Il papa argentino si trova stretto in una tenaglia. Da un lato le forze conservatrici dottrinarie interne alla Chiesa e dall’altro gli ambienti economici e politici, che ritengono contrari ai loro affari e interessi l’insistenza del pontefice sulle ingiustizie sociali, sulle nuove schiavitù (sessuali e lavorative), sulla distruzione dell’ambiente che a sua volta impatta direttamente sul degrado sociale. Il cardinale Kasper lo ha detto: “Ci sono ambienti a cui Francesco non piace e vorrebbero che non ci fosse”.

L’isolamento in cui si trova il papa è aumentato dalla scarsa mobilitazione del mondo cattolico: tantissimi gli danno consenso, ma relativamente pochi si impegnano attivamente nelle parrocchie e nelle diocesi per sostenere le riforme. Sul piano geopolitico l’onda sovranista in Europa e in America lo mette ulteriormente in difficoltà con lo scontro tra egoismi nazionali e visione multilaterale del bene comune (la posizione della Santa Sede).

In questi sei anni di pontificato papa Francesco ha dovuto affrontare tematiche enormi per la Chiesa cattolica : dalla pedofilia ai migranti. Per non dimenticare la questione della comunione ai fedeli risposati. Nodi davvero grossi! Come ha gestito questi problemi? Nella “gestione” sono emersi limiti?

Con i suoi recentissimi documenti sulle misure contro gli abusi il papa sta dimostrando di avere capito che non poteva affidarsi agli episcopati delle varie nazioni: al 90 per cento totalmente inerti sulla questione. Clamoroso ad esempio è stato il fatto che la gerarchia cilena lo abbia ingannato sulle dimensioni dello “scandalo Karadima”. Sulla questione del diaconato femminile Francesco non sta avanzando: le donne cattoliche più impegnate sono deluse. In campo finanziario ha fatto molto nello Ior, ma ci sono ombre in altri settori. Tuttavia il suo impegno sulla questione dei migranti è continuo e lungimirante. Infine ha liberato la Chiesa cattolica dall’ossessione sulle tematiche sessuali; non più demonizzazioni della pillola e dell’omosessualità e, finalmente, la comunione per i divorziati risposati

Parliamo dei punti fermi di questo pontificato : In questi sei anni di pontificato Francesco ha cercato di “ridefinire”, con atti e gesti importanti, la figura del Papa nella chiesa cattolica. Ovvero farla diventare più evangelica.. È così?

Con gesti e parole ha mostrato che non è più possibile una Chiesa monarchica con un pontefice-imperatore. Francesco vuole una Chiesa-comunità, sinodale, in cui i vescovi insieme al papa guidano la Chiesa e i laici (uomini e donne) sono pienamente coinvolti nell’evangelizzazione

Altro punto fermo del Pontificato è l’ecumenismo e il dialogo con l’ebraismo e l’islam. Il Papa è stato davvero coraggioso, e si è dimostrato “figlio” autentico del Vaticano ll…. Come è vissuto questo all’interno della Chiesa?

Con lui l’ecumenismo ha fatto importanti passi avanti. Ha incontrato per la prima volta Kirill, patriarca ortodosso di tutte le Russie. Ha festeggiato con i luterani i 500 anni della Riforma di Lutero. Dopo 1400 anni ha firmato un documento di intesa  fraterna con una delle massime autorità dell’Islam. E’ chiaro che ciò non piace a chi esalta dogmaticamente la superiorità della Chiesa cattolica e a chi, dentro e fuori la Chiesa, predica lo scontro di civiltà con i mussulmani

L’ultimo punto fermo è la chiesa “ospedale da campo”. E questo incrocia la politica, sia italiana che quella internazionale. Per limitarci a quella italiana. Il Papa è agli antipodi della Lega. Eppure la “catechesi” leghista penetra all’interno del popolo di Dio. Quanto è permeabile a questo?

In Italia la popolarità di Francesco è scesa dall’88 per cento del 2013 al 72 per cento del 2018. Non c’è dubbio che in questo giochi la sua parte l’ondata xenofoba presente nel paese. La narrazione pubblica della Lega rappresenta di fatto una posizione anti-papista su molti temi, per di più professandosi in sintonia con i cattolici tradizionalisti seguaci dell’ “opzione-Benedetto”.

Quali saranno le prossime sfide del “secondo tempo” di Bergoglio?

Portare a termine la riforma della Curia. Inserire sempre più donne in posizioni decisionali. Rendere pienamente trasparenti tutti i settori delle finanze vaticane e soprattutto portare le Chiese locali in tutti continenti ad un contrasto deciso della pedofilia, creando strutture di ascolto e risarcimento delle vittime. Il recentissimo decreto di questi giorni, che regolamenta le indagini su vescovi e cardinali colpevoli o negligenti, è un decisivo passo in avanti.

Ultima domanda. Torniamo all’origine di tutto, per un gesuita combattente come Bergoglio è la ragione di vita: chi è il Dio di Papa Francesco?

“Dio non è cattolico” diceva madre Teresa di Calcutta. Il Dio predicato da Francesco non è confessionale, è presente a tutti gli uomini nelle culture basta che lo cerchino. E’ il Dio del discorso delle Beatitudini annunciato da Cristo.

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