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Lutero e le donne, l’inizio della “riforma”

Lutero e le donne, l’inizio della “riforma”

Tratto da: Adista Documenti n° 25 del 27/06/2020

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Per conoscere l’opinione di Lutero sulla posizione delle donne nella Chiesa e nella società, possiamo leggere i sui scritti, le celebri conversazioni a tavola e le sue numerose lettere. Il principio “sola scrittura”, cioè di rapportarsi unicamente alla Bibbia, gli dà la libertà di distaccarsi da vecchie norme e regole; così anche quando parla delle donne. Tre sono gli scritti che trattano in modo esplicito del rapporto uomo-donna: La vita coniugale del 1522, il Libretto sul matrimonio del 1529 e il suo commento sulla Genesi che include l’istituzione del matrimonio nel racconto della creazione.

Nel primo sottolinea subito che l’uomo e la donna hanno lo stesso valore: «Dio creò l’essere umano affinché siano un uomo e una donna». Tutti e due sono creature buone, fatte a immagine di Dio. Per questo non si devono disprezzare l’un l’altro, ognuno e ognuna deve onorare nella persona dell’altro la creazione divina. Tutti e due hanno gli stessi diritti e gli stessi obblighi nel matrimonio; la donna ha il diritto di divorziare se l’uomo ha commesso tradimento. Rispetto alle convinzioni religiose medievali che disprezzavano la donna e il matrimonio, Lutero ha fatto un grande passo. Per lui, procreare ed educare i figli nella fede sono compiti di entrambi i coniugi. Siccome quest’educazione è l’opera più preziosa al mondo, non esita a chiamare i padri e le madri apostoli e vescovi: loro insegnano il Vangelo ai figli. Partendo dal presupposto che donna, uomo e bambino sono creature di Dio, arriva a proposte anche abbastanza moderne: l’uomo non deve sentirsi uno sciocco se gli capita di cullare il neonato, di lavare i pannolini, di preparare la pappa o di curare la moglie, l’importante è che lo fa nella fede e nel rispetto della creatura. D’altra parte ci sembra quasi cinico quando scrive che la donna che rischia di morire durante il parto si può consolare perché muore facendo la volontà di Dio, visto che l’ha creata per fare figli. Per le mogli che si rifiutano di avere rapporti con il marito per non rimanere incinte non ha comprensione; in questo caso il marito ha delle buone ragioni per mettersi con la serva. La sua logica segue la Genesi: vale l’esortazione di essere fecondi e di moltiplicarsi. Bisogna avere una vita sessuale regolata con l’aiuto del vincolo matrimoniale, non dimenticando però la gioia che la sessualità dà agli sposi.

Nel 1529 va alle stampe il Libretto del matrimonio per pastori poco istruiti, dove Lutero evidenzia che il matrimonio non è un sacramento, ma una «cosa del mondo», facendo parte dell’ordinamento divino come l’economia e lo Stato: in questi tre ambiti la Chiesa non si deve immischiare. Se una coppia desidera la benedizione del pastore, è la benvenuta. Distingue tra l’atto legale fuori dalla Chiesa e le istruzioni sul matrimonio per la coppia dentro la Chiesa che sono composte da tre parti: l’istituzione del matrimonio con riferimento a Gen.2, 18.21-24, l’ordinamento che attinge alla lettera agli Efesini 5, 22-29 dove Paolo ribadisce che i mariti devono amare le loro mogli come se stessi e le mogli devono essere sottomesse ai mariti come la Chiesa è sottomessa a Cristo, infine la benedizione del matrimonio sotto forma di preghiera. Lutero conclude con un versetto dei Proverbi (18,22): Chi ha trovato una moglie ha trovato una fortuna, ha ottenuto il favore del Signore.

Nel suo commento sulla Genesi, scritto nel ultimo decennio della sua vita, riprende il suo pensiero sulla dignità della donna perché creatura di Dio, opponendosi alla convinzione di Aristotele e all’opinione predominante medievale che la donna non sia nient’altro che un uomo non completamente sviluppato. Lutero è convinto che la donna, come l’uomo, abbia la speranza nella grazia divina e in una vita eterna. Il marito ha bisogno della moglie per procreare e per vivere la sua sessualità in maniera responsabile.

Questa valorizzazione della donna non cambia però l’opinione di fondo, cioè che la posizione dell’uomo resta più alta; già Eva aveva meno intelletto di Adamo e così il maligno sotto forma di serpente poté aggredire più facilmente la donna e riuscire nella tentazione, mentre con Adamo, tentato alla stessa maniera, avrebbe fallito.

Un’altra conclusione dal commento sulla Genesi evidenzia che prima del peccato commesso da Eva, la donna ancora era nella stessa posizione dell’uomo e libera nei suoi confronti; ora invece, per punizione, viene subordinata al potere dell’uomo e la sua sfera si riduce all’ambito del focolare, mentre il comando fuori dalle mura domestiche, in Chiesa e nella società, tocca soltanto all’uomo.

Nei discorsi a tavola poi si evidenziano certe contraddizioni e un’argomentazione che a noi oggi non sembra sempre lineare. Forse li possiamo considerare una fonte non tanto attendibile: chi sa se si facevano sotto l’influenza della compagnia e della buona birra di sua moglie... Accanto alla lode e al rispetto per la donna si leggono frasi misogine. La donna, a volte, risulta il “tesoro più alto”, “un regalo del Signore” e a Maria Maddalena viene attribuita una fede più forte che a Simon Pietro; altre volte la donna viene relegata all’ambito domestico accusandola di parlare disordinatamente e in maniera infantile delle faccende fuori casa che non la riguardano.

Nei suoi scambi epistolari scopriamo un riformatore che spesso agisce diversamente rispetto alle sue opinioni espresse in pubblico. Nelle ventun lettere alla moglie Katharina von Bora pervenute non si trova nessun cenno di voler ridurre la sua dignità, al contrario, affida alla moglie delle missioni importanti o la informa sull’andamento degli incontri a Marburgo che cercano un’intesa sulla Santa Cena. Quando è in viaggio, Katharina deve tenerlo informato sulle ultime notizie di Wittenberg, trattare con gli stampatori per l’edizione dei suoi libri e controllare i lavori di ristrutturazione della casa. Nella corrispondenza con Argula von Grumbach, che si era espressa a favore di un neolaureato con delle idee riformiste, Lutero la chiama «apostola Christi» e «strumento speciale di Cristo». A Catarina Zell di Strasburgo chiede aiuto nell’arduo compito di consolidare il fragile accordo sulla Santa Cena creatosi tra i teologi di Wittenberg e le città dell’Alta Renania. Si rivolge a delle donne nobili regnanti, che in teoria non ritiene capaci di governare, chiedendo loro di prendere a cuore l’andamento della Riforma nei propri territori.

In una delle sue prime opere sulla Riforma Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca, nel 1520 Lutero aveva sviluppato il concetto del sacerdozio universale: tutti siamo consacrati attraverso il battesimo. Molti, tra cui anche parecchie donne, cominciavano a seguirlo e a esporsi a favore della Riforma. Lutero non aveva incluso le donne in maniera completa nella sua rivoluzione teologica, rimanendo in parte portavoce dell’opinione comune dei suoi contemporanei, però la scintilla è partita senz’altro da lui.

In occasione del cinquecentenario della Riforma nel 2017 ricerche, pubblicazioni e mostre, grazie a delle iniziative per la maggior parte femminili, hanno fatto conoscere a un vasto pubblico il contributo importante che tante donne davano con una fede, un coraggio e una determinazione di certo non minori rispetto ai già famosi “padri” della Riforma. Scrivevano trattati teologici, libri devozionali, innari, ma anche libri di scuola, visto che Lutero chiedeva di istruire non solo i maschietti, ma ugualmente le bambine. Purtroppo molte delle scuole femminili sparivano un secolo dopo con la Guerra dei 30 anni.

Abbiamo visto che grazie alle idee riformatrici, le donne si potevano sentire più valorizzate. Da Katharina in poi, le mogli dei pastori hanno goduto di grande stima nella comunità (sottoposte però a un controllo sociale permanente). Spesso avevano un livello d’istruzione superiore alla media, erano collaboratrici preziose. Certamente le strutture patriarcali della società rimanevano tali, e quando le prime donne, con la nuova possibilità di accessso alle università, studiavano teologia, trovavano pochi sbocchi lavorativi. Perlopiù erano accettate come insegnanti di religione o catechiste. Ma poi capitava che una accedeva al pulpito per sostituire il marito pastore (che si era fatto convincere o che era assente perché chiamato in guerra), un’altra si trovava con un decano o un vescovo che riconosceva la sua preparazione e il suo talento e le permetteva di predicare in chiesa, le associazioni delle teologhe presentavano le loro rivendicazioni con sempre più insistenza, l’emancipazione femminile progrediva in tutta la società, e così cominciava ad aprirsi la strada anche per il pastorato femminile; però gradualmente, all’inizio con titoli professionali, assegnazione di compiti e addirittura benedizione o ordinazione “da donne”. La prima “vera” pastora fu ordinata a Lubecca nel 1958; prima vescova luterana nel mondo fu Maria Jepsen, eletta nel 1992 ad Amburgo. Solo negli anni ‘60 e ‘70 si è fatta strada l’abolizione del celibato femminile (prima si riteneva poco probabile che si potesse essere contemporaneamente buone pastore e buone mogli), l’introduzione delle pari opportunità in tutte le Chiese regionali riunite nella EKD (Chiesa evangelica tedesca) e la possibilità di esercitare una propria professione anche per le mogli dei pastori. Nello stesso tempo, all’interno delle coppie di pastori, è iniziata la prassi di dividersi il lavoro presso la sede pastorale. In generale, le pastore erano e sono ben accette nella grande maggioranza delle comunità. C’è da precisare che la Chiesa luterana si intende come assemblea dei credenti e perciò le decisioni sono prese in un processo democratico. Pastori e pastore, vescovi e vescove si scelgono per elezioni, i sinodi sono composti di pastore/i e membri delle comunità con una partecipazione di 50% donne e 50% uomini. A livello mondiale non c’è un organo direttivo: l’Assemblea della Federazione mondiale delle Chiese luterane (FML) non dà ordini ma esorta e consiglia in seguito alla discussione di temi proposti dalle Chiese. Teologi e soprattutto teologhe sin dagli anni ‘60 del XIX secolo si sono interrogate sulle origini della violenza contro le donne e hanno cercato di evidenziare i paradigmi teologici che contribuiscono alla sua persistenza e persino alla sua accettazione. Come frutto di questa collaborazione la FML ha pubblicato nel 2002 il documento intitolato “Le Chiese dicono No alla violenza contro le donne. Un piano d’azione” che parla delle varie forme di violenza – personale, strutturale, culturale –, degli effetti della globalizzazione e delle possibilità di cambiamento a vari livelli che hanno le Chiese. Sempre nella stessa ottica, col suo documento programmatico sulla giustizia di genere del 2013 la FML ha invitato le Chiese membri ad impegnarsi per permettere la partecipazione e l’inclusione delle donne, proponendo anche qui strumenti pratici e teologici fondati sulla Bibbia. Questa proposta è stata recepita anche da alcune donne della Rete delle donne luterane in Italia che stanno preparando uno studio sulla sua applicazione nel nostro Paese.

Gabriella Woller è esponente della “Rete delle Donne Luterane” della Chiesa evangelica luterana in Italia.

 

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