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Cop15 sulla Biodiversità: il “Fondo di Kunming” un'occasione per salvare il patrimonio naturale

Cop15 sulla Biodiversità: il “Fondo di Kunming” un'occasione per salvare il patrimonio naturale

Il mondo dovrebbe «investire in natura» almeno 6 volte di più di quanto sta facendo in questo momento per tutelare quel «capitale naturale» che in futuro «potrà difenderci dalle pandemie e dal cambiamento climatico, garantendoci salute e benessere»: il WWF lo aveva chiesto già l’8 ottobre scorso, lanciando un appello ai governi riuniti nella Cop15 sulla Biodiversità, che si è aperta ieri a Kunming, capoluogo dello Yunnan, provincia nel sud-ovest della Cina.

E così l’annuncio del presidente cinese Xi Jinping, in apertura dei lavori della prima fase della Cop15 (la seconda si terrà nella primavera prossima), di destinare ben 1,5 miliardi di yuan (232 milioni di dollari) alla nascita di un fondo internazionale (“Fondo Kunming”) per la difesa e il ripristino della biodiversità nei Paesi più poveri, è stato salutato con favore dalla più grande organizzazione ambientalista del mondo, che ieri l’ha definita «un’opportunità cruciale per i leader di dare uno slancio importante, proprio all’inizio della settimana in cui i Paesi discuteranno di un piano globale per affrontare la perdita di natura, per assicurare più fondi alla natura, eliminare i sussidi a pratiche agricole distruttive e proteggere almeno il 30% di terre, acque e oceani; per interrompere l’importazione di prodotti che causano la deforestazione e assicurare il recupero di natura».

Il fondo Kunming è un passo necessario – che tra l’altro conferma il ruolo di leadership assunto dalla Cina nel consesso internazionale – ma non sufficiente: secondo Lin Li (direttrice Global Policy e Advocacy del WWF Internazionale), «occorre anche un cambiamento radicale nella nostra relazione con lo sfruttamento della natura. Il ruolo della presidenza cinese è ora quello di incoraggiare i Paesi ad adottare un accordo finale ambizioso nel 2022, spronando tutti i leader a mostrare la propria volontà politica di invertire la perdita di biodiversità e assicurare un mondo nature-positive entro il 2030».

Il WWF è consapevole della difficoltà per i governi di tradurre le dichiarazioni di principio in politiche economiche concrete, che andranno a minare pratiche consolidate in agricoltura, industria, energia, ecc. Gavin Edwards (coordinatore globale, New Deal for Nature and People, WWF Internazionale) ha dunque invocato «azioni coraggiose e integrate per clima e natura», per scongiurare tutti i rischi connessi alla crisi climatica e della biodiversità per l’economia globale e lo sviluppo sostenibile. Tra l’altro, conclude, «il rischio di future pandemie diventeranno realtà se i leader non raccoglieranno la sfida attuale».

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