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Intesa di Pace

Intesa di Pace

- Musulmani, cattolici ed ebrei insieme alla Marcia della Pace di Bologna

La COREIS, Comunità Religiosa Islamica Italiana, diffonde oggi un testo in cui, nella prima parte, esprime apprezzamento per il messaggio di augurio di fine anno del presidente Sergio Mattarella, e, nella seconda, riferisce della partecipazione del presidente Abu Bakr Moretta della COREIS alla Marcia per la Pace, promossa a Bologna il 1° gennaio, accanto al presidente De Paz della Comunità ebraica di Bologna, al cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, e al nuovo presidente dell’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d'Italia) Yassine Baradai.

La COREIS, Comunità Religiosa Islamica Italiana, risponde all’aspettativa principale espressa dal Presidente Mattarella nel suo messaggio di augurio di fine anno per la Pace in Italia, in Europa e nel mondo. Una Pace dei cittadini, dei popoli, delle comunità religiose, dei rappresentanti delle Istituzioni. Una Pace nelle responsabilità per i diritti e per i doveri di una Repubblica che in Italia compie 80 anni di storia. Una Pace interiore ed esteriore per i credenti che sanno interpretare lo sviluppo di un’armonia celeste anche nella vita e nel mondo.

La COREIS ha aderito all’invito di Papa Leone per la Giornata Mondiale per la Pace, verso una Pace disarmata e disarmante. Abbiamo letto e scoperto con emozione la citazione di Giovanni XXIII tratta dall’enciclica Pacem in terris del 1963, che afferma che è necessario “un disarmo integrale, adoprandosi a dissolvere la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia. Noi riteniamo che si tratti di un obiettivo che può essere conseguito. Giacché esso è reclamato dalla retta ragione, è desideratissimo, ed è della più alta utilità.”

Psicosi bellica, fiducia reciproca, retta ragione e alta utilità sono espressioni ispirate di un percorso di pacificazione che ogni credente sensibile al sacro può riconoscere. Si tratta di cambiare la mentalità per smilitarizzare il terrorismo e frenare la psicosi di associare la forza della politica solo allo sviluppo indefinito dei conflitti e degli armamenti, delle provocazioni e della propaganda. Si tratta, inoltre, di educare le nuove generazioni di cittadini e credenti al rispetto della conoscenza e dell’unità dell’umanità e non a sfogare “il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno” (Discorso di fine anno 2025 del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella).

Ieri 1 gennaio 2026, il presidente Abu Bakr Moretta accompagnato da sua moglie Maryam e dal responsabile per il dialogo interreligioso della COREIS, Abd al-Ghafur Masotti, hanno partecipato alla Marcia per la Pace promossa a Bologna. Il presidente Moretta della COREIS, insieme al presidente De Paz della Comunità ebraica di Bologna, al Cardinale Zuppi, presidente della CEI, e al nuovo presidente dell’UCOII Baradai hanno letto pubblicamente per la prima volta alcuni stralci dell’“Appello alle Istituzioni italiane, ai cittadini e ai credenti in Italia” https://www.adista.it/articolo/74381, sottoscritto dalle medesime realtà lo scorso agosto.

A margine dell’incontro è stato possibile rinnovare la fratellanza spirituale con il rabbino Capo di Bologna Marco del Monte, mentre il responsabile per il dialogo interreligioso della COREIS, Abd al-Ghafur Masotti, ha espresso la sua preoccupazione per il rischio di strumentalizzare la ricerca interreligiosa della Pace con l’agenda di un pacifismo che si lascia occasionalmente infiltrare da militanti che abusano della religione e della manifestazione pubblica solo per fomentare una destabilizzazione rivoluzionaria dell’ordinamento dello Stato e per confondere la presunta rappresentanza religiosa in Italia con una ambivalente interferenza nella politica estera.

Il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam italiano sono una rappresentanza autonoma e riconosciuta dalla Costituzione Italiana per il valore spirituale, culturale e sociale. I ministri di culto devono essere educatori e testimoni di spiritualità e sapienza del vivere bene insieme in accordo con le leggi italiane. Il riconoscimento di tale funzione e del principio sacrale che le fonda è alla base della prevenzione dei conflitti.

*Immgaine realizzata con IA

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