In pensione il vescovo peruviano accusato di abusi
CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Papa Leone XIV ha accettato immediatamente le dimissioni per limiti di età di mons. Antonio Santarsiero Rosa dalla guida della diocesi di Huacho, in Perù: una decisione che arriva dopo mesi di gravissime tensioni e che è stata generalmente interpretata come una sorta di "rimozione" del vescovo.
75 anni, di origine italiana ma naturalizzato peruviano, Santarsiero era finito da tempo al centro di una bufera mediatica e giudiziaria. A far scattare il caso erano state le pesanti denunce presentate da un ex seminarista, che ha accusato il prelato di abusi sessuali e maltrattamenti psicologici, presuntamente perpetrati all'interno del seminario maggiore della diocesi, ma anche la denuncia formale da parte di un sacerdote della diocesi. Il caso era stato rivelato dal sito web InfoVaticana, svelando un fascicolo contenente le accuse, inviato al nunzio apostolico e al Dicastero per la Dottrina della Fede.
Da un punto di vista formale, il provvedimento arriva dopo il compimento dei 75 anni di Santarsiero, l'età canonica in cui i vescovi devono presentare la rinuncia al mandato. Il fatto che il papa abbia accettato immediatamente le sue dimissioni sembrerebbe assumere un valore punitivo.
La vicenda però non è chiusa: le autorità ecclesiastiche e la magistratura ordinaria dovranno ora fare piena luce sui dettagli dell'inchiesta per accertare le responsabilità penali del reato.
Da parte della Chiesa locale, è arrivata una reazione di cautela ma anche di presa di distanza: lo scorso aprile, la Conferenza episcopale peruviana ha comunicato che il vescovo di Huacho aveva chiesto di dimettersi dalla carica di segretario generale per potersi concentrare sul chiarimento delle accuse di presunti abusi fisici e psicologici a suo carico. L'istituzione ha precisato che la decisione è stata presa in conformità con i propri protocolli interni e mira a evitare interruzioni delle sue attività. Le indagini, si legge in un documento firmato da mons. Carlos Enrique García Camader, presidente dei vescovi del Paese, sarebbero state condotte in conformità con il diritto canonico e civile vigente, sottolineando che, in conformità con quanto stabilito dal motu proprio Vos estis lux mundi di papa Francesco, le persone coinvolte avrebbero potuto rivolgersi ai canali ufficiali di ascolto. Il vescovo, da parte sua, ha negato le accuse e ha espresso la sua disponibilità a collaborare con qualsiasi indagine.
Il clero diocesano, invece, sulle prime si è stretto attorno a Santarsiero: in data 8 aprile gli ha espresso il proprio sostegno in un comunicato, respingendo categoricamente le accuse rese pubbliche. «Desideriamo esprimere pubblicamente la nostra fraterna vicinanza a lui, assicurandogli le nostre costanti preghiere e il nostro sincero sostegno», si legge nella dichiarazione dei preti diocesani. Santarsiero, affermano, ha dimostrato «una condotta morale irreprensibile», «fermezza di principi» e «coerenza di vita e di buoni costumi», e si rammarica che il caso stia «disonorevolemente» danneggiando la sua immagine. Dopo l’accettazione formale da parte del papa delle sue dimissioni, il clero ha dovuto accettarne la decisione.
Molto dirompente l’impatto della notizia sui media locali e sui social, che ha riacceso il dibattito sui crimini nella Chiesa peruviana. Il quotidiano Perú21 ha pubblicato (9/4) la testimonianza drammatica dell'ex seminarista intitolata "Yo quería gritar" ("Volevo gridare"), generando grande indignazione tra i cittadini. Secondo la testata, il documento include due testimonianze concordanti, una delle quali sostiene che parte degli eventi si sarebbero verificati quando una delle presunte vittime era minorenne. La testimonianza di un denunciante “D.” parla di una relazione che sarebbe stata caratterizzata da paura, vergogna, sottomissione e abuso di potere.
Secondo la testimonianza pubblicata da InfoVaticana, il denunciante “D.” avrebbe conosciuto Santarsiero da adolescente e, durante il periodo trascorso nel seminario diocesano di Huacho, tra il 2011 e il 2013, il vescovo avrebbe iniziato a isolarlo dai compagni, per poi compiere atti “inappropriati”, sempre più frequenti nel tempo. Il vescovo – affermava “D.” - giustificava il suo comportamento con espressioni paterne e con l'autorità spirituale che esercitava su di lui, sopraffatto da un senso di intorpidimento emotivo. «Mi sentivo sporco, ero disgustato», racconta la presunta vittima nei vbrani riportati da Infovaticana; «Volevo urlare».
I presunti abusi sarebbero poi continuati anche dopo l’uscita dal seminario del denunciante. Infovaticana ne riporta il racconto: «Quando ero con i miei compagni di seminario, il vescovo Santarsiero mi chiamava da parte o mi cercava nei corridoi. Quando eravamo soli, mi abbracciava forte e a lungo, dicendo: "Sono come un padre per te". Questo accadeva all'inizio, quando ero studente al seminario minore nel 2012. Ma quando sono passato al seminario maggiore nel 2013, veniva nella mia stanza e gli abbracci si facevano più intensi. Cercava anche di baciarmi sul viso ripetendo: "Sono come un padre per te, e ho il diritto di abbracciarti, e anche tu puoi abbracciarmi". Quando faceva così, mi sentivo molto a disagio. Mi teneva per la vita, mi toccava i glutei e cercava di tirarmi verso i suoi genitali. In quei momenti gli dicevo: "Monsignore, perché lo fa? Non credo sia giusto".» Al che lui rispondeva: "Non preoccuparti, non c'è niente di sbagliato. Sono come un padre per te. No, non avere paura". Questo comportamento si è ripetuto molte volte. Stimo circa due volte al mese durante il 2013».
Per le associazioni di vittime, le dimissioni di Santarsiero sono un atto dovuto; il timore, tuttavia, è che la pensione per limiti di età diventi una scappatoia per evitare un regolare processo penale di fronte alla magistratura ordinaria peruviana.
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