Ex Macrico di Caserta: la Regione blocca il finanziamento, la Diocesi smentisce, Adista conferma lo stop ed esibisce le prove
CASERTA-ADISTA. Ha suscitato interesse e provocato scompiglio a Caserta la notizia pubblicata pochi giorni fa da Adista secondo cui la Regione Campania avrebbe bloccato il finanziamento di 15 milioni di euro destinato alla Diocesi (tramite “Diocesi di Caserta Ramo Ets”, ente di terzo settore creato appositamente) per interventi di varia e vaga natura all’interno dell’ex Macrico, l’area di 33 ettari di proprietà ecclesiastica situata nel cuore di Caserta che da venticinque anni è al centro di una contesa fra chi vorrebbe renderla totalmente inedificabile e trasformarla in parco pubblico a disposizione della città e chi immagina dei progetti di riqualificazione che prevedono anche migliaia di metri cubi di cemento (v. Adista Notizie n. 26/26).
La notizia infatti è stata rilanciata da numerose testate di informazione locale. E soprattutto ha spinto la Fondazione “Casa Fratelli tutti”, l’ente costituito dalla curia casertana per la gestione dell’area che formalmente è di proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Caserta (Idsc), a diramare un comunicato stampa per smentire la notizia di Adista. Un comunicato che però non smentisce nulla ma in realtà conferma la nostra informazione, di cui ora forniamo un’ulteriore prova.
Un breve riepilogo dei fatti di un’operazione piuttosto complessa. La Regione Campania (giunta guidata dall’ex presidente Vincenzo De Luca) in occasione del Giubileo 2025 decide di assegnare 15 milioni di euro alla Diocesi di Caserta per interventi di riqualificazione dell’area ex Macrico, all’interno della quale è presente un edificio religioso – questa la giustificazione del finanziamento –, che altro non è che una piccola cappella privata della caserma risalente al tempo in cui il Macrico era gestito dalle Forze armate (Macrico è l’acronimo di Magazzino centrale ricambi mezzi corazzati), abbandonata da decenni, oggi diroccata e mai utilizzata per il culto pubblico ma solo dai militari in servizio, quando c’erano ancora. Ma poiché l’Idsc (proprietario) per statuto non può ricevere denaro pubblico, la curia di Caserta crea “Diocesi di Caserta Ramo Ets” che, in quanto ente di terzo settore regolarmente iscritto al Runts (Registro unico nazionale del Terzo settore), può «beneficiare di agevolazioni, anche di natura fiscale» e accedere «a contributi pubblici». Dopodiché l’Idsc avrebbe ceduto l’ex Macrico al “Ramo Ets” della Diocesi, concedendogli «il diritto di superficie della durata di 99 anni» a un canone di favore (del resto si tratta di enti autonomi ma riconducibili tutti alla Diocesi). E la Regione Campania, quindi, avrebbe potuto erogare il finanziamento giubilare (sebbene il Giubileo sia ormai concluso da più di sei mesi).
La Regione però (ora governata dal cinquestelle Roberto Fico, che ha sempre fatto della trasparenza un proprio cavallo di battaglia), dopo aver chiesto un parere all’Avvocatura regionale, rileva diverse opacità nell’operazione – dalla cappella privata promossa a luogo di culto, al passaggio di proprietà dell’area da Idsc a Diocesi di Caserta Ramo Ets – e decide di fermare il finanziamento. Quest’ultima è la notizia diffusa da Adista che spinge la Fondazione “Casa Fratelli tutti” a diramare, il 9 luglio, il seguente comunicato stampa: «A seguito di quanto divulgato da un organo di stampa (ovvero Adista, n.d.r.), la Fondazione “Casa Fratelli tutti” precisa che non corrisponde al vero la notizia secondo cui la Regione Campania avrebbe espresso un diniego al finanziamento per la riqualificazione del Campo Laudato si’ Caserta. Il presidente Roberto Fico, durante la visita dello scorso aprile presso la Curia di Caserta, ha assicurato che è volontà della Regione Campania individuare le modalità più opportune per dare attuazione al progetto del masterplan commissionato dalla Fondazione “Casa Fratelli tutti”. Nei prossimi giorni, presso la sede della Regione, è in programma un incontro tra il Consiglio di amministrazione della Fondazione e il presidente Fico, finalizzato a individuare insieme il miglior percorso procedimentale per raggiungere l’obiettivo della rigenerazione dell’area ex Macrico. La Fondazione invita pertanto a evitare la diffusione di informazioni prive di riscontro, che rischiano di generare confusione nell’opinione pubblica e di compromettere un confronto istituzionale che, al contrario, prosegue in un clima di dialogo e collaborazione».
Leggendo con attenzione la nota di smentita della Fondazione in realtà si trovano conferme di tutto quanto è stato scritto da Adista. Si parla infatti di un futuro incontro in Regione per «individuare insieme il miglior percorso procedimentale per raggiungere l’obiettivo della rigenerazione dell’area ex Macrico». È evidente, quindi, che il finanziamento giubilare è ormai saltato, altrimenti non ci sarebbe necessità di trovare un diverso «percorso procedimentale».
Ma siccome la stessa Fondazione accusa indirettamente Adista di aver diffuso «informazioni prive di riscontro» che «non corrispondono al vero», vogliamo ulteriormente – e speriamo definitivamente – chiarire, esibendo il riscontro richiesto. Le nostre fonti interne alla Regione Campania infatti ci hanno permesso di visionare la lettera partita il 12 maggio 2026 dal mittente «Giunta regionale della Campania - Ufficio speciale - Autorità di gestione Fondo sociale europeo - Autorità responsabile Piano per lo sviluppo e la coesione» (firmata dalle dirigenti Roberta Cavalli e Maria Somma) e indirizzata via Pec all’Idsc e alla Diocesi di Caserta in cui viene spiegato al vescovo mons. Pietro Lagnese e al presidente dell’Idsc don Antonello Giannotti che «all’esito dell’analisi e delle verifiche di ordine giuridico svolte, anche con il supporto dell’Avvocatura regionale, si ritiene di non poter assentire all’individuazione del Ramo Ets quale soggetto attuatore dell’intervento. Si evidenzia, in proposito, come d’altronde già anticipato nel corso dell’ultimo incontro, che il Ramo Ets, per quanto sottoposto all’indirizzo ed al controllo dell’ente che lo ha costituito (ovvero la Diocesi, n.d.r.), è un soggetto giuridico del tutto distinto ed autonomo rispetto allo stesso. A tale autonomia giuridica si aggiunge, come da atti costitutivi acquisiti per il tramite della piattaforma in uso al Runts, una espressa autonomia patrimoniale, la quale esclude che delle obbligazioni dell’Ets possa rispondere l’ente costituente o che esercita il controllo. Stante la fondamentale necessità di assicurare il raggiungimento dell’obiettivo prioritario sotteso alla concessione del finanziamento, ovvero la realizzazione di un intervento, di particolare rilevanza fisica ed economica, a beneficio del territorio ai fini dello sviluppo e della riqualificazione urbanistici, sociali e turistici, si ritiene che il Ramo Ets non possieda la capacità organizzativa, tecnica ed economica idonea alla gestione ed attuazione dell’intervento finanziato».
Quindi, esattamente come scritto da Adista, la Regione Campania, sentito il parere dell’Avvocatura, ha bloccato il finanziamento, ritenendo inadeguata e bocciando senza appello l’operazione amministrativa architettata dalla curia e dalla Fondazione “Casa Fratelli tutti” per trasferire l’area ex Macrico da Idsc a Ramo Ets solo per ottenere i fondi pubblici.
La partita tuttavia non è chiusa, e questa è l’unica affermazione veritiera contenuta nel comunicato della Fondazione. In coda alla lettera della Regione Campania, infatti, «si conferma, al contempo, la possibilità di trasferire il finanziamento dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero alla Diocesi di Caserta o ad eventuali enti pubblici alla cui cura è affidato l’interesse pubblico sotteso all’impiego sociale dell’opera oggetto del finanziamento ai fini della relativa fruibilità da parte del territorio di riferimento». La possibilità di finanziamento pubblico, quindi, non è esclusa, ma curia, Idsc e Fondazione dovranno inventarsi una soluzione diversa «con cortese sollecitudine», chiede la Regione. Ovvero in tempi rapidi.
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