Regolamento UE sui rimpatri: le preoccupazioni dell'UNHCR
Dura presa di posizione dell’UNHCR, l’agenzia ONU che si occupa dei rifugiati nel mondo, sull’accordo raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea sul testo del Regolamento UE sui Rimpatri che andrà a sostituire la vecchia Direttiva Rimpatri del 2008.
L’agenzia ONU esprime «rammarico» perché «una serie di raccomandazioni avanzate per rafforzare le garanzie a favore dei richiedenti asilo e dei rifugiati» non compaiono nel testo finale, approvato il 17 giugno dall’Europarlamento e in attesa del via libera definitivo da parte del Consiglio.
Apprezzamento per l’iniziativa europea di rendere il quadro legislativo sui rimpatri «più efficace e prevedibile»; piacciono anche le «diverse importanti garanzie» introdotte nel testo del regolamento, «tra cui la riaffermazione del principio di non respingimento, il riconoscimento dell’interesse superiore del minore e le disposizioni relative alla consulenza in materia di rimpatrio e al sostegno al reinserimento».
Allo stesso tempo però «esprime preoccupazione per alcuni aspetti del nuovo quadro normativo che richiederanno un’attuazione particolarmente attenta per garantire il pieno rispetto del diritto internazionale in materia di rifugiati e dei diritti umani». In particolare preoccupa l’UNHCR l’applicazione del regolamento «non solo alle persone le cui domande di asilo sono state valutate in modo completo e definitivamente respinte, ma anche ai richiedenti le cui domande sono state dichiarate inammissibili e a quelli i cui ricorsi potrebbero essere ancora pendenti, senza una distinzione sufficiente tra queste situazioni fondamentalmente diverse». Un approccio procedurale che limita le garanzie e che espone i richiedenti protezione internazionale a potenziali rischi derivanti dal rimpatrio.
Secondo l’agenzia ONU bisogna introdurre un «sospensivo automatico per i ricorsi in alcuni casi», al fine di consentire ai richiedenti di dimostrare «l’esistenza di rischi in materia di protezione internazionale». L’UNHCR «invita pertanto gli Stati membri ad adottare solide procedure nazionali e rimedi efficaci che mitighino tali rischi».
Altro tema spinoso è l’istituzione dei centri di rimpatrio presso Paesi terzi extra-UE (detti Return Hub) tramite accordi bilaterali. Il loro utilizzo, spiega l’agenzia, «dovrebbe essere limitato alle situazioni in cui il rimpatrio nel Paese di origine non sia possibile entro un periodo di tempo ragionevole e dovrebbe servire esclusivamente come misura temporanea per facilitare il successivo rimpatrio nel Paese di origine».
Non piace poi all’organizzazione «che il testo definitivo consenta un ricorso più esteso alla detenzione, anche per periodi più lunghi e ripetuti. Sono necessarie garanzie più solide, in particolare per i minori, che non dovrebbero essere detenuti per motivi legati all’immigrazione, e si dovrebbe ricorrere a misure alternative alla detenzione ogni volta che sia possibile». Non può diventare prassi consolidata ciò che «dovrebbe essere utilizzata solo come misura di ultima istanza, a seguito di una valutazione individualizzata, per il minor tempo possibile, in assenza di alternative adeguate e nel rispetto di garanzie procedurali efficaci e del controllo giurisdizionale».
Pertanto l’UNHCR «si aspetta che gli Stati membri attuino il regolamento sul rimpatrio in modo coerente con i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale ed europeo». L’Agenzia offre infine una piena collaborazione con le istituzioni UE e con gli Stati membri «per sostenere un’attuazione del nuovo quadro normativo nel rispetto dei diritti e per contribuire a garantire che le tutele di protezione rimangano efficaci nella pratica».
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