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Il dono di Erdogan: una pistola carica a ognuno dei leader della NATO

Il dono di Erdogan: una pistola carica a ognuno dei leader della NATO

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, alla fine del vertice Nato ad Ankara (7-8 luglio) ha regalato a ognuno dei capi presenti, un revolver carico, inciso con il nome. «Non è folklore diplomatico», ha commentato Angelo Bonelli deputato di Alleanza Verdi Sinistra (AVS), «è l’immagine plastica di una NATO che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato».

«Il premier britannico Starmer – informa Bonelli – ha avuto almeno la dignità istituzionale di ammettere l’imbarazzo, lasciando l’arma in Turchia perché la legge del suo Paese non gli permette di portarla a casa. Dal governo italiano, invece, silenzio totale: nessuna dichiarazione, nessuna trasparenza su cosa sia stato fatto del “regalo” ricevuto dal nostro rappresentante ad Ankara».

«È lo stesso silenzio – seguita – che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo: adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil, aumento della spesa militare, nessun vero dibattito parlamentare sulle priorità strategiche del Paese. La differenza tra una spesa militare al 5% e il precedente plateau del 2% significherebbe per l’Italia circa 500 miliardi di euro in più da qui al 2035. Risorse sottratte a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica per alimentare un riarmo che non produce sicurezza, ma nuove tensioni e nuovi profitti per l’industria bellica».

Anche Enrico Peyretti (del mensile torinese il foglio, membro della Comunità cristiana torinese di via Germanasca, che aderisce alla Rete dei Viandanti) sulla sua mailing list, trattando la stessa notizia, si chiede: «Meloni che ha fatto?». «Io provo pena e schifo. Accettare uno strumento di morte, come un dono è offesa all'umanità». «È smascherato il concetto criminale di "sicurezza" che anima questi raduni. Sono rivelati i livelli umani infimi dei capi politici attuali! Schifo! E anche pietà per i subumani che governano i popoli. E pena per i popoli che non sanno scegliere governanti umani, operatori di pace e di vita».

*Immagine generata con IA

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