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L'Argentina vende il suo territorio: in fase di approvazione la legge sulla

L'Argentina vende il suo territorio: in fase di approvazione la legge sulla "inviolabilità della proprietà privata"

Domani il Senato argentino potrebbe approvare la legge sull'“Inviolabilità della proprietà privata”, un pacchetto di provvedimenti che elimina le restrizioni all'acquisto illimitato di terreni rurali da parte di imprese straniere, autorizza sfratti accelerati e smantella le tutele per le foreste autoctone e i terreni devastati dagli incendi. Si tratta del progetto di Federico Sturzenegger, che ha già subito più di una dozzina di modifiche. La versione del progetto di parere che circola tra i senatori è la numero 14, a testimonianza del numero di emendamenti apportati al documento.

L’opposizione si sta adoperando per bloccare in particolare il capitolo sulla proprietà straniera, ma, come ha dichiarato un senatore al quotidiano Página/12 (15/6), «abbiamo 35 voti, ce ne manca uno», perché ne servono 36.

Dietro la retorica della difesa incondizionata della proprietà privata, scrive il quotidiano, il governo sta spingendo per una ridefinizione del regime fondiario che faciliti l'ingresso di capitali stranieri in beni strategici, minacciando la sovranità nazionale.

Il portavoce del presidente Javier Milei, Adrián Ravier, ha detto che il governo «propone di eliminare le restrizioni generali sull'acquisizione di terreni rurali da parte di stranieri», riformando la legge del 2011 che «ha criminalizzato» tali acquisti.

Gli ha risposto Pablo Voldkin, coordinatore dell'Osservatorio del Territorio, spiegando che l’attuale legge non “criminalizza”, ma consente e regola solo l'eccessiva concentrazione nelle mani di capitali stranieri. Tanto è vero gli stranieri attualmente possiedono circa il 5% dei terreni rurali del Paese, mentre la legislazione vigente consente a tale percentuale di raggiungere il 15%. «Oggi possiedono 13 milioni di ettari e potrebbero arrivare a possederne quasi 40 milioni, un'area più vasta dell'intera provincia di Buenos Aires», ha chiarito. Il vero obiettivo della riforma, secondo il ricercatore, è quello di eliminare i limiti proprio nei territori in cui la terra acquisisce un valore strategico. Per cui il problema della legge del 2011 non è che «impedisca l'acquisto di terreni, ma piuttosto che ci siano dipartimenti in cui la proprietà straniera supera già il 40% o il 50%, soprattutto nelle zone montuose», ha avvertito. Con l'eliminazione di questi limiti, riassume Página/12, le aree in cui si concentrano risorse strategiche come litio, petrolio, minerali critici e rotte transoceaniche potrebbero finire interamente nelle mani di capitali stranieri.

C‘è di più, aggiunge Voldkin: rimuovendo le restrizioni attualmente imposte al capitale privato straniero verrebbe eliminata la percentuale basata sulla nazionalità, prevista dalla legge vigente, una modifica che, secondo il ricercatore, «è fatta su misura per il capitale nordamericano», principale proprietario di terreni rurali nel Paese. «Un Paese fatto su misura per i tecnocrati che Milei ammira», commenta il giornale.

Pagina/12 ha raccolto anche il commento del senatore del Partito Giustizialista Wado de Pedro, avvocato, figlio di genitori desaparecidos sotto la dittatura del 1976-1983. «È un progetto per alienare il nostro territorio», ha dichiarato. «Noi insistiamo nel nostro rifiuto perché l'Argentina deve essere difesa su tutti i fronti. Senza territorio, cessiamo di essere una nazione sovrana». L'unica spiegazione possibile per tale cessione di sovranità è, ha aggiunto, «qualche accordo segreto che Milei ha stretto con multimilionari, fondi speculativi o potenze straniere».

La legge in discussione inoltre prevede anche una facilitazione burocratica e temporale alle espropriazioni di terreni e immobili restringendo la portata del concetto di "utilità pubblica", e accelera le procedure di sfratto. 

Più pericoloso ancora il capitolo della legge sulla gestione degli incendi: elimina uno dei principali disincentivi all'incendio doloso, perché rimuove le restrizioni che per 60 anni hanno impedito il cambio di destinazione d'uso delle aree colpite dagli incendi, una misura introdotta dal deputato Máximo Kirchner, ricorda il quotidiano, per impedire che gli incendi venissero utilizzati come mezzo per aumentare il valore degli immobili o espandere la frontiera agricola.

*Immagine generata con IA

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