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«Ci opponiamo all'utilizzo bellico del porto civile della nostra città». Le "Donne in nero" di Piombino denunciano l'attracco della nave che trasporta armi

Ieri, 4 gennaio, è arrivata nel porto di Piombino la nave ro-ro Capucine che trasporta armi e/o materiale di "logistica" militare. Lo “denunciano” le Donne in nero della città (sottolineano che la nave ha attraccato «per l'ennesima volta»), perché, affermano, «ci opponiamo all'utilizzo bellico del porto civile della nostra città e chiediamo di diffondere il documento in allegato a tutte e tutti coloro che sono contrari all'incremento per le spese militari, alla diffusione della logica di guerra in cui l'Europa è ripiombata».

Scrivono anche: «Facciamo inoltre appello a tutti gli operatori portuali affinché si rifiutino di movimentare tali materiali, ricordando che il giorno 6 febbraio ci sarà una giornata di lotta internazionale dei portuali di cui abbiamo ricevuto notizia, dal titolo "I portuali non lavorano per la guerra".

Questo il documento che le Donne in nero chiedono di diffondere e che porta la data del 3 gennaio:

Ci giunge la notizia che domani tornerà nel porto di Piombino la nave “ro-ro Capucine” che garantisce il servizio di rifornimento armi e strumenti logicistici.

In questi mesi è cresciuta la narrazione di un improprio cessate il fuoco a Gaza, mentre nei territori palestinesi i coloni israeliani continuano ad uccidere impunemente.

Nel frattempo, abbiamo visto che il mainstreaming, si sta dando molto daffare per insinuare dubbi su tutti coloro che supportano il popolo palestinese attraverso raccolte di fondi o di beni di prima necessità, addirittura ricorrendo alla gravissima accusa di terrorismo.

La guerra in Ucraina continua a essere alimentata, a scapito di un milione di giovani morti in entrambi i fronti di guerra: morti le cui immagini non arrivano né sui giornali, né in tv. L’imposizione del rigassificatore, i passaggi delle navi "Severine" e "Capucine", hanno precipitato la nostra città all’interno di speculazioni gestite dalle società finanziarie statunitensi, facendola diventare un centro di smistamento di merci che alimentano l’economia di guerra.

Il gruppo delle Donne in nero di Piombino considera gli operatori portuali vittime, loro malgrado, di un mondo sempre più mercificato e la nostra speranza torna verso un loro gesto di rifiuto della condivisione della catena di trasmissione che alimenta logiche di guerra.

Il mondo che pare oggi in balia delle emergenti élites neoliberiste può trovare una controregia: crediamo che questa possa partire anche dal rifiuto di movimentare strumenti di logistica militare e/o armi.

Crediamo che un ritrovato orgoglio, una idea diversa di convivenza civile e pacificata, possa partire dal mondo del lavoro, della cultura, dalle donne, e da tutte quelle persone che vogliono creare una società diversa fondata sul rispetto dei diritti sociali e civili. Questo può avvenire solo all’interno di società che mettono al bando qualunque logica di guerra e di spesa ad essa dedicata.

Il popolo palestinese è sempre stato un simbolo di resistenza e spetta a noi riuscire, a sostenere sempre il suo diritto di esistenza. Dobbiamo però allargare lo sguardo sulle guerre ad iniziare da quella che sta nel cuore dell’Europa, sforzandoci di leggerne i contorni, avere la costanza di ricercare collegamenti e finanziatori: dobbiamo tenere alta l’attenzione.

Noi pensiamo che un sistema alternativo al capitalismo finanziario possa essere pensato e lentamente, costruito.

Coordinamento Donne in nero, Piombino

*Foto ritagliata di Michiel1972 tratta da Commons Wikimedia, immagine originale e licenza

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