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Decreto Flussi: un Dossier di

Decreto Flussi: un Dossier di "Ero Straniero" racconta l'ingiustizia territoriale

La Campagna Ero Straniero. L’umanità che fa bene è stata lanciata nel 2017 da un nutrito cartello di organizzazioni laiche e religiose – tra le quali A Buon Diritto, ActionAid, Asgi, Federazione Chiese Evangeliche in Italia-FCEI, Oxfam, Arci, Cnca, Fondazione Casa della Carità – per chiedere alle istituzioni il superamento di una normativa repressiva e inefficace sui flussi migratori e di affermare una diversa narrazione del fenomeno, contro l’approccio xenofobo e securitario che ha dominato gli ultimi decenni di dibattito pubblico e politiche locali e nazionali.

Con una nota diramata ieri, 20 aprile, la Campagna annuncia la pubblicazione sul suo sito del “Dossier Flussi 2026”, giunto alla IV edizione, che fotografa a livello territoriale gli esiti del Decreto Flussi nel 2024 e 2025, sottolineando che «le differenze che esistono da provincia a provincia non sono un dettaglio: sono la notizia».

Spiega "Ero Straniero” che i dati delle amministrazioni, aggiornati a fine 2025 e ottenuti tramite accesso agli atti, dimostrano «una situazione profondamente diversa per ciascuna prefettura, persino all’interno della stessa regione, a riprova di un sistema che produce esiti radicalmente diversi a seconda di dove si presenta la domanda e della enorme difficoltà delle amministrazioni pubbliche coinvolte a portare a termine le istruttorie e consentire l’assunzione e il rilascio di un titolo di soggiorno alle decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici in attesa di fare ingresso in Italia attraverso l’unico canale disponibile».

A due anni dai click day del 2024, si registrano 146.850 ingressi programmati a livello nazionale, ma solo 24.858 sono i permessi in via di rilascio, con un tasso di successo del 16,9%. «Dall’analisi dei territori – spiega la Campagna – emerge che, sul totale dei permessi di soggiorno rilasciati, il 60% si concentra tutto nelle prime 20 prefetture (Verona, Ragusa, Trento, Cuneo, Lecce, Milano, Latina, Bari, Bolzano, Brescia sono le prime dieci): il sistema, quindi, non fallisce in modo uniforme ma produce poche aree che “chiudono” le istruttorie e moltissime altre ferme, dove si registrano ritardi e pratiche accumulate, rinunce, archiviazioni e percorsi interrotti».

Il sistema, denuncia dunque il Dossier, «produce esiti radicalmente diversi a seconda di dove si presenta la domanda. A Roma nel 2024 risultano 33.294 domande a fronte di 6.814 quote di ingresso previste e solo 85 permessi di soggiorno in via di rilascio. A Napoli le domande sono 120.923, le quote 4.403 e i permessi di soggiorno 269. A Milano, con 36.375 domande e 2.395 quote, i permessi di soggiorno sono 940. Tre capoluoghi, la stessa procedura, risultati incomparabili: è l’effetto “lotteria amministrativa” che emerge con forza quando si guarda ai territori».

«Il quadro territoriale, da un lato, conferma in negativo ciò che emerge dal monitoraggio a livello nazionale», denuncia ancora la Campagna: «Il meccanismo dei flussi e del click day non consente di far entrare la manodopera programmata ma determina a ogni passaggio una perdita consistente dei posti di lavoro previsti. Dall’altro, siamo davanti a un meccanismo che produce esiti profondamente diversi a parità di regole e carico di lavoro, una sorte di ingiustizia territoriale causata dal modo in cui la procedura viene concretamente gestita e dalla cronica carenza di personale nelle prefetture e questure italiane e nelle rappresentanze all’estero».

Di base, dichiara ancora la nota, «manca la volontà politica di affrontare tali limiti a livello strutturale. Quanto fatto finora rispetto alla stabilizzazione del personale in alcuni di questi uffici non basta: tutti gli uffici coinvolti nella procedura vanno rafforzati in maniera stabile. Rimane poi imprescindibile una sempre maggiore automatizzazione della procedura, in particolare rispetto alla richiesta di visto di lavoratori e lavoratrici presso le nostre rappresentanze diplomatiche all’estero che delegano ad agenzie private parte del lavoro, complicando il passaggio e rendendolo più esposto a ricatti e corruzione. Un investimento politico e finanziario per rendere finalmente efficace il meccanismo d’ingresso per lavoro nel nostro Paese non è più rinviabile, a partire dall’introduzione di canali diversificati e flessibili, come da tempo la campagna Ero straniero propone».

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