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Dalla denuncia all’isolamento: il prezzo della verità

Dalla denuncia all’isolamento: il prezzo della verità

Tratto da: Adista Documenti n° 17 del 02/05/2026

Qui l'introduzione a questo testo. 

Il 10 settembre 2024 Dragica Čepar presentava a Lubiana in Slovenia il suo libro testimonianza Tracce di luce e di tenebre. Il mio calvario nel Movimento dei Focolari, curato dall’editore Leon Jagodic1, per denunciare gli abusi subiti all'interno del Movimento dei Focolari2 e condividere, come terapia narrativa, la sofferenza di essere stata estromessa ingiustamente dalla comunità di vita consacrata a cui apparteneva e formalmente appartiene tuttora.

La pubblicazione di Dragica ha suscitato tra gli ex membri del Movimento reazioni di vicinanza e sostegno emotivo per la chiarezza e la forza con cui sono stati riportati episodi, sentimenti e riflessioni in riferimento agli abusi subiti, supportando il racconto con documenti che ne comprovano la veridicità. 

Tantissimi hanno espresso comprensione e hanno confermato i fatti riportati, dichiarando che condotte simili si erano verificate in tante realtà comunitarie dei focolari in tutto il mondo. Hanno dimostrato vicinanza con messaggi e contatti diretti, molti anche con la loro presenza alla presentazione del libro, giungendo in Slovenia in occasione di tale avvenimento da diversi Paesi europei e non solo. Dall'altra parte i focolarini e le focolarine in Slovenia non hanno manifestato nessun atteggiamento di vicinanza concreta. 

In occasione del lancio del libro erano presenti i due responsabili del Movimento in Slovenia (Marjeta Bobnar e Silvester Gaberšček), mentre i presidenti (Margaret Karram e Jesús Moran) avevano inviato una lettera di sostegno a Dragica. Questa presenza e queste parole sono sembrate però più di circostanza che di reale supporto, alla luce degli avvenimenti che sono seguiti alla pubblicazione del libro.

Pochi mesi dopo, in un articolo apparso in Delo, giornale con la maggior elevata tiratura in Slovenia (https://www.delo.si/sobotna-priloga/storilci-se-skrivajoza-bogom-njegovo-ime-izrabljajo-za-svoje-interese), Dragica Čepar dichiarava di aver percepito ancora, come avvenuto in passato, atteggiamenti di rifiuto, esclusione, arrivando fino alla ricezione di lettere diffamatorie anonime al giornale Delo da parte di membri interni del Movimento, cosa che ha aggiunto maggior sofferenza a quella già vissuta. 

«I membri del movimento sono stati dissuasi dal leggere il libro – afferma Dragica nell’intervista – e pure quelli che non l’hanno letto si sono sentiti autorizzati a diffamarmi anche pubblicamente nei mass media cercando di rendermi non credibile di fronte all'opinione pubblica in Slovenia anche con messaggi anonimi assai offensivi su Facebook». Dragica inoltre ha subìto dinamiche di esclusione anche da una parte del clero sloveno.

Molte vittime da varie parti del mondo hanno segnalato sia alla Chiesa che al Movimento le stesse problematiche, anche con una ufficiale denuncia alla Commissione Centrale indipendente istituita dal Movimento dei Focolari che purtroppo non sembra ancora considerare in modo obiettivo e trasparente i casi di abuso o non risponde in modo adeguato alle denunce.

Manca un riconoscimento esplicito e circostanziato delle condotte abusanti. Nei loro incontri i focolarini non parlano apertamente delle dichiarazioni dei fuoriusciti e non condividono le pubblicazioni delle vittime nei loro canali ufficiali.

In Slovenia, in seguito alla pubblicazione del libro di Dragica, alcuni membri hanno posto delle domande sui contenuti del libro durante gli incontri del Movimento, ma la responsabile ha precisato che non vi è l’intenzione di parlarne. Tentano di delegittimare quanto è stato dichiarato, facendo apparire le esperienze non attendibili o, peggio, attribuendo la responsabilità del problema alle vittime anche mediante dichiarazioni diffamatorie.

Purtroppo, a oggi, lo stile del Movimento non appare volto ad accompagnare le persone ferite da queste vicende né a esprimere quella carità evangelica che dovrebbe caratterizzare il carisma di Chiara Lubich. A parte dichiarazioni generiche, in cui si afferma di voler affrontare il problema, manca un approccio relazionale di incontro e di partecipazione fraterna alle sofferenze altrui.

A un anno e mezzo dalla pubblicazione del libro abbiamo voluto chiedere a Dragica quali frutti ha colto dalla diffusione della sua testimonianza e quali difficoltà ha incontrato. 

Che cosa ha significato per lei rendere pubblica la sua esperienza all’interno del Movimento dei Focolari?

Non è stato un passo facile, ma sofferto e ponderato lungo i decenni. Durante questo lungo periodo (1985-2024) ho bussato invano a tutte le porte possibili e immaginabili del Movimento e della Chiesa per arrivare alla verità e alla conseguente riconciliazione.

Dopo aver constatato che ogni tentativo era inutile, che il tempo correva veloce, che le circostanze non cambiavano, ho sentito il forte imperativo interiore di scrivere un libro sulla mia esperienza e di scriverlo per amore. Non potevo finire la mia vita come non l’avessi vissuta, dovevo scrivere le mie memorie, affinché l’abuso da me subìto non si ripetesse più.

Dopo 40 anni di tentennamenti, se parlare o soffrire in silenzio, la decisione è stata ferma e definitiva; a differenza del passato in cui seguivo le indicazioni di altri ritenendo che esprimessero il volere di Dio, ho deciso di seguire il mio cuore. Gli abusi occultati andavano resi pubblici, in modo da impedire che si ripetessero. Ho informato quindi di questa decisione sia i responsabili del Movimento sia quelli della Chiesa, ovvero il Prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, cardinale Kevin Farrell.

Questo fatto ha portato un nuovo respiro al mio cuore. Il frutto più consolante di questa decisione è stato stabilire, dopo decenni di isolamento, contatti cordiali e sinceri con i miei fratelli e sorelle vittime di abuso nel Movimento, a partire da coloro che avevano portato la loro testimonianza nel libro La setta divina3. Alcuni di loro hanno voluto presenziare alla promozione del mio libro e testimoniare la veridicità della mia denuncia. Tutto questo è stato per me di grande sollievo; non ero più sola!

Per una vittima di abuso spirituale è molto difficile trovare un interlocutore che possa capirti, si viene infatti compresi soltanto da chi ha vissuto l’esperienza, umiliante e distruttrice dell’abuso spirituale e di potere. Sentirsi capiti è l’inizio di una lenta guarigione, lo è stato anche per me.

Dopo aver letto il mio libro molte persone, che non mi conoscevano, tra cui anche terapeuti, mi hanno scritto dicendomi che avevano sofferto, che avevano persino pianto leggendo i fatti narrati. D’altra parte dai miei fratelli e sorelle del Movimento non ho ricevuto alcuna espressione di empatia e vicinanza concreta. È infatti risaputo che i focolarini non piangono, nemmeno ai funerali. Questa loro chiusura e incapacità di empatia sincera è stata notata anche da uno psichiatra sloveno che, dopo aver letto il libro e il loro comunicato stampa, ha affermato: «Hanno ammesso, ma non hanno capito!».

Vari esperti hanno scritto recensioni importanti sulla mia pubblicazione, come per esempio la famosa scrittrice slovena Nataša Konc Lorenzutti4. La presentazione del mio libro da parte della giornalista italiana d’inchiesta Federica Tourn5 ha suscitato grandissimo interesse e timore. Nonostante il Movimento in Slovenia abbia fatto di tutto affinché la gente e i giornalisti non vi partecipassero, la sala era piena. E poi il giornale Delo, che ha la più elevata tiratura in Slovenia, ha diffuso la notizia. Anche da una parte del clero, in particolare dai gesuiti, ho ricevuto espressioni di empatia e congratulazioni per il coraggio di pubblicare una verità «tanto scomoda».

La reazione del Movimento è stata come al solito ambigua e manipolatoria. Nonostante le belle parole e promesse di vicinanza, hanno scatenato una guerra segreta contro il mio libro con diffamazioni capillari crudeli volte a persuadere l’opinione pubblica, i membri e anche il clero a non leggerlo. Ciò nonostante molti lo hanno letto anche di nascosto, dato che nelle biblioteche si sono create liste di attesa per prenderlo in prestito.

Ma i responsabili nella loro abilità terminologica dicono: “Noi non abbiamo proibito di leggere il libro, abbiamo lasciato tutti liberi”. Non lo avranno espressamente proibito, ma hanno fatto di peggio, hanno persuaso la gente che la lettura del mio libro avrebbe potuto danneggiare la loro anima, quindi mettere in forse la loro salvezza eterna. Infatti una focolarina a cui era stato chiesto se lo avrebbe letto, mi ha risposto: «Non mi voglio sporcare l’anima». Sentirmelo dire da una focolarina amica, con la quale ho condiviso tanti anni di vita nel Movimento, è stato tanto doloroso per me.

Questa mentalità di gregge, frutto di decenni di lavaggio del cervello, è osservato da tutti i membri in buona fede, per vivere l’unità, per avere tutti lo stesso pensiero anche sul mio libro, pur non avendolo letto.

Un altro frutto per me molto consolante è stata la reazione di un mio nipote. La diffamazione della mia persona ha influito anche sul rapporto con i miei parenti, che erano diventati diffidenti nei miei confronti. Mio nipote, dopo aver letto il libro, mi ha scritto una lunga lettera esprimendo tutto il suo rammarico per aver creduto alla diffamazione, per avermi giudicata male, per avermi creduta pazza. Soltanto leggendo il libro mi ha conosciuta per quello che sono e ora prova per me grande rispetto. Ha voluto ristabilire rapporti con me e farmi conoscere la sua numerosa famiglia. Da allora ci frequentiamo.

Perché ha deciso di raccontare la sua esperienza in una pubblicazione?

Quando ero ancora molto giovane sono stata attirata dal Movimento e ho deciso di farne parte per amare meglio Dio, i fratelli, la Chiesa e l’umanità, persuasa che avevano lo stesso scopo anche tutti gli alti membri del Movimento. E sono andata avanti per decenni in questa convinzione, fidandomi ciecamente dei responsabili e spendendo tutte le mie energie per mettere in pratica la proposta spirituale di Chiara Lubich.

A seguito tuttavia della dolorosa, brutale e infondata estromissione dal Focolare6 e dopo decenni di lotte per la verità, la giustizia e la riconciliazione, ho conosciuto altre vittime di abuso spirituale e sistemico nel Movimento e ho compreso soltanto allora che vittima di abuso ero pure io. A quel punto ho capito che proprio per rimanere fedele alla scelta iniziale di amare Dio, i fratelli, la Chiesa e l’umanità, dovevo rendere pubblica la mia testimonianza. Questo mi è stato confermato anche dalle parole di un rappresentante della Chiesa in Slovenia: «Il favore più grande che lei possa fare alla Chiesa cattolica è rendere pubblica la sua storia e tradurla anche in altre lingue». E infine io ho scritto il libro nello spirito di amore e rispetto verso tutti i miei fratelli e sorelle del Movimento, vivi e morti, animata dalla speranza che la verità avrebbe portato i frutti promessi da Gesù: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi!» (Gv, 8,32) e speranza che nutro anche ora. Nonostante tutto il male subito, nonostante la loro totale chiusura verso di me, io non riesco a non volere Bene ai miei fratelli e sorelle del Movimento, cosciente che il Bene più grande per ogni uomo, in particolare per i consacrati, prima di lasciare questa terra, è il pentimento sincero e la riconciliazione.

Può riassumere i nuclei fondamentali della sua esperienza?

Sono entrata in focolare molto giovane (1968). Dopo la formazione a Loppiano7, i superiori mi hanno destinata al focolare di Zagabria nella ex Jugoslavia (1972), dove presto mi hanno affidato un incarico di responsabilità nella zona croata. Lì ho affrontato i primi viaggi pericolosi in Serbia e Bulgaria, tutti Paesi governati da regimi comunisti.

Nel 1980, per ordine di Chiara Lubich e su desiderio dell’arcivescovo di Spalato Frane Franić, ho contribuito a istituire il focolare a Spalato. Ricordo che lavoravo con convinzione ed entusiasmo. Agli occhi degli estranei noi focolarini eravamo quasi fanatici e infatuati di questa nuova spiritualità nella Chiesa.

Molto più tardi, a seguito di esperienze amare, riflessioni, preghiere e confronti, ho compreso che l’entusiasmo di quegli anni, il senso di superiorità nei confronti di tutte le altre realtà nella Chiesa, era alimentato da una pericolosa superbia spirituale. Ci avevano persuaso di avere una particolare elezione da parte di Dio, di essere senza uguali nella Chiesa, al di sopra di essa. Noi eravamo il popolo di Chiara Lubich e lei era considerata la rappresentante di Maria sulla terra, la sua Vicaria. Noi tutti suoi seguaci, uniti a lei, formavamo il Corpo mistico di Maria che rappresentava il cuore del Corpo mistico di Cristo.

Chiara rivelandoci le sue visioni (del 1949)8 ci diceva che Maria aveva partorito il Cristo storico, mentre a lei avrebbe dato la grazia di generare quello mistico. E noi, per essere partecipi di questo grandioso piano di Dio, eravamo destinati a divenire un'altra Chiara, ma, per raggiungere questa “meta vertiginosa”, dovevamo annientarci, morire in lei e in tutti i suoi rappresentanti sulla terra. Dovevamo essere come dei cadaveri, senza battere ciglio di fronte ai comandi dei superiori, senza pensieri e desideri propri, senza domandare spiegazioni, senza identità, dovevamo fare il vuoto totale, non esistere.

Ero particolarmente apprezzata in questo ambito, i miei superiori me lo ripetevano spesso, tanto che mi prendevano come esempio per le altre focolarine. Nonostante questi elogi, dopo alcuni anni, cominciai a dubitare della fondatezza di questo “training mortuario” e di questo autoritarismo che imponeva la morte della mia personalità e mi obbligava a fare lo stesso con i miei sottoposti. Così ho cominciato a provare nel mio cuore il loro dolore e a interrogarmi – soprattutto come responsabile di focolare – su questo modo di esercitare l’autorità, mettendo in dubbio che esso conducesse davvero all’unità come la intendeva Gesù.

Dopo anni di invocazioni di aiuto a Maria e al Signore, affinché mi illuminassero, ho sperimentato, durante la visita di un santuario, una conversione interiore profonda che mi ha portato al pentimento per aver fatto soffrire i miei sottoposti e all’esigenza di chiedere perdono a Dio e ai fratelli. Tuttavia si è trattato di una conversione personale, un’accusa rivolta a me stessa. A quei tempi (1985) non pensavo che nel Movimento qualcuno potesse sbagliare o potesse cadere nel mio stesso errore di esercitare l’autoritarismo. Mi sono così sentita colpevole in prima persona.

Ho deciso quindi di comunicare questa mia conversione anche a Chiara in un colloquio da lei richiesto, in cui desiderava essere informata sulla realtà di Medjugorje. Ricordo di aver sperato che Chiara rimanesse contenta della mia conversione. Invece no. Il giorno successivo ha preso la decisione di allontanarmi dalla Jugoslavia, destituendomi dagli incarichi che mi erano stati affidati senza nessuna spiegazione.

Nel nostro sistema comunista conoscevamo sin troppo bene cosa significasse l’unità priva di rispetto, priva di amore e priva di libertà, l’unità come conseguenza di paura e costrizione. Chi esprimeva il minimo dissenso finiva male. Chi l’avrebbe mai pensato che pure a me in un movimento della Chiesa cattolica, sarebbe toccata la stessa sorte?

Ma è stato proprio così: mi hanno dipinta come “elemento disgregante” e mi hanno messa a poco a poco alla porta. Dopo 17 anni di vita in focolare nella ex Jugoslavia e dopo altri 7 anni di lavoro presso l’ufficio traduzioni al Centro del Movimento dei Focolari, mi hanno praticamente gettata in strada, contro la mia volontà, pur avendo già fatto i voti perpetui, senza alcuna spiegazione sulle motivazioni di tale provvedimento, senza alcun procedimento, senza possibilità di difesa e senza mezzi.

Nel fare questo hanno violato gli Statuti del Movimento e le norme del Diritto canonico. Questa loro violazione è stata confermata anche dal Vaticano nel 2005 e ha con ciò reso illegale la mia estromissione. Purtroppo questo gesto del Vaticano non ha mai cambiato la mia posizione di focolarina isolata e diffamata.

Ho continuato a vivere la mia agonia spirituale, decenni terribili, per l’isolamento creato intorno a me, tanto da comprendere e arrivare a provare la voglia di imitare chi decide di farla finita. Ho sopravvissuto, giorno dopo giorno, aggrappata alla speranza che tutto si sarebbe risolto. Col tempo ho poi compreso che non ero io responsabile di questa situazione, che l’autoritarismo a cui io nel 1985 avevo rinunciato, non era “erba del mio giardino”, ma era parte integrante del carisma di Chiara a cui avevo aderito senza remore. Quindi compresi che questa dolorosa spaccatura era conseguenza di un sano discernimento.

Suppongo quindi che Chiara si fosse sentita offesa dalla mia esplicita rinuncia e condanna dell’autoritarismo, dato che questa impostazione autoritaria del Movimento era sua, frutto delle sue visioni che si era radicata in me già durante la mia formazione focolarina. Ma io di questo allora non mi rendevo ancora conto. Infatti Chiara era solita ripetere: «Nessuno tocchi il bambino, soltanto la madre conosce il suo bambino» come per affermare che nessuno poteva toccare il suo Carisma, la sua Opera e le sue interpretazioni, perché solo lei ne era la madre.

Oltre a questo vi era ancora un altro aspetto che probabilmente aveva disturbato Chiara, il crescente interesse tra i membri del Movimento in tutto il mondo verso Medjugorje. Una specie di concorrenza. Questa andava fermata. Difatti hanno presto preso le necessarie misure per farlo. Ne ho avuto chiara conferma soltanto nel 2022 quando sono venuta a conoscenza del contenuto di una lettera, firmata da Chiara per il Vaticano nel 2003, con accuse false contro di me. Tra queste vi è anche l’accusa di fanatismo verso Medjugorje. Quindi per Chiara la mia conversione, la mia rinuncia all’autoritarismo, era fanatismo.

Col passare del tempo sono arrivata alla conclusione che Chiara abbia voluto punirmi per questi motivi senza spiegare le motivazioni, del resto sarebbe stato difficile formularle e giustificarle. Nel corso degli anni ho poi saputo che io non ero stata l’unica vittima di tali dolorosissime punizioni senza spiegazioni da parte di Chiara. La stessa sorte, per altri motivi, era capitata persino ai focolarini e focolarine dei primi tempi che avevano osato manifestarle il minimo dissenso.

Ultimamente, rivedendo su TV 2000 la Fiction su Chiara Lubich9, ne ho avuto un’ulteriore conferma. La scena delfilm che presenta l’accusa arrivata al vescovo di Trento «che Chiara diffondeva idee comuniste sotto una maschera di carità e devozione cristiana» mi ha ricordato il mio colloquio con Chiara e la sua reazione di quel momento, quando io le ho comunicato la mia comprensione che l’unità piramidale priva di amore e di libertà assomigliava all’unità comunista, e la sua decisione del giorno dopo.

Ancora un'altra scena successiva nel film mi ha fatto pensare, quando lo studio del Movimento passò da Trento in Vaticano, il quale nel 1952 comunicò a Chiara che il Movimento sarebbe rimasto in vita solo a condizione che Chiara si dimettesse. Alla domanda di chiarimento di Chiara il monsignore rispose: «Per verificare se l’Opera è davvero di Dio o è di Chiara».

Qual è la sua posizione attuale nei confronti del Movimento?

Non è migliorata, anzi. Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione i responsabili della Slovenia si sono mostrati aperti e mi hanno offerto la possibilità di partecipare all’incontro delle focolarine dell’Est Europeo che si svolgeva nei pressi di Lubiana. Ho accettato l’invito, ma dopo alcuni giorni mi hanno fatto sapere di non partecipare, poiché la pubblicazione della mia testimonianza aveva causato un grande shock nelle focolarine che avrebbe portato a negative conseguenze psicologiche. Mi hanno comunque promesso che ci saremmo trovati in seguito, per parlarne con un gruppo di focolarini e focolarine in focolare, tuttavia non è mai successo. Nel dicembre scorso mi hanno proposto di festeggiare insieme la festa dell’Immacolata Concezione, invitandomi a pranzo in focolare. Alla vigilia di quella festa mi hanno contattato telefonicamente per comunicare che non sarebbero state presenti a casa. Infine mi hanno addirittura offerto di essere sepolta nella loro tomba. Indignata ho risposto: «Ma come, da viva non mi volete, da morta sì?». Queste modalità di approccio delle focolarine della Slovenia suonano come una presa in giro e come una reiterazione della manipolazione. Non ci sto più!

Come vive a livello emotivo l'allontanamento dalla comunità che avrebbe dovuto essere la sua famiglia spirituale?

In parte l’ho già descritta nelle risposte precedenti e poi lo descrivo più dettagliatamente nel libro. Questo allontanamento, isolamento e diffamazione hanno devastato la mia vita dal punto di vista sia spirituale che psicologico e fisico, producendo un trauma che segna per tutta la vita. Nell’articolo pubblicato su Iskreni10 durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani descrivo in modo dettagliato come le parole di Gesù siano state di orientamento per la mia vita spirituale sia durante la mia permanenza in focolare sia durante i 40 anni del mio esilio.

In molte dichiarazioni dei presidenti del movimento emerge la volontà di collaborare con le vittime per risolvere i problemi. È effettiva questa collaborazione? Come pensa che dovrebbe agire il movimento affinché gli interventi siano davvero efficaci?

Sono maestri nel dire tante belle parole e promesse senza poi mantenerle. Dal 2005 io chiedo – sostenuta dalla Segnatura Apostolica – la riabilitazione ufficiale e il ripristino della mia buona fama nel Movimento, in Slovenia, Croazia e in Vaticano, dato che mi hanno diffamata gravemente dicendo che sono sotto il potere del Demonio e di conseguenza terribilmente isolata e questo isolamento è ancora in atto. Nonostante abbiano promesso a me e al Vaticano che avrebbero soddisfatto questa richiesta, in ventuno anni non lo hanno ancora realizzato.

Se loro fossero capaci di un sincero atto di umiltà pubblico, dopo averlo fatto davanti alla propria coscienza e davanti a Dio, riconoscendo che gli abusi nel Movimento erano e sono tuttora sistemici, e che questi abusi hanno causato sofferenze indicibili a tantissimi loro fratelli e sorelle, se fossero capaci di questo, forse il Cielo potrebbe aiutarli, cioè liberarli dall’ossessione di salvare a tutti i costi la faccia e risultare impeccabili agli occhi del mondo e della Chiesa.

Persino i sistemi totalitari come quelli nazista, fascista e comunista hanno riconosciuto pubblicamente i loro crimini e hanno pagato risarcimenti alle vittime per i danni morali, psicologici, fisici ecc. Tanto più un movimento cattolico dovrebbe rispettare queste norme.

Per ora continuano a esprimersi con un linguaggio gentile ed elegante, ma doppio, ambiguo, dicendo, “si, sei una vittima, noi abbiamo sbagliato, ci dispiace, però hai sbagliato anche tu”, come dire “ti sei meritata l’abuso”. Questo è ingiusto, crudele, umiliante; dopo avermi manipolata per una vita continuano a comportarsi così. Il potere rimane sempre nelle loro mani e loro hanno sempre l’ultima parola, l’ultima sentenza, che inviano in Vaticano. Da un lato ammettono l’abuso, si dicono dispiaciuti, dall’altro continuano a diffamarmi e quindi l’abuso continua.

Non è comprensibile che un movimento nato per diffondere amore e unità si sia specializzato a umiliare, perseguitare, diffamare e isolare i propri fratelli e sorelle. «Signore dammi tutti i soli» scriveva Chiara in una meditazione, ma quanti soli ha creato il sistema da lei impostato! È prevista un’edizione italiana della sua esperienza? Si, siamo in trattativa con una casa editrice italiana e speriamo davvero che presto questo si realizzi anche con la benedizione di papa Leone XIV, che, in occasione dell’incontro con una vittima di abuso dall’Irlanda (David Ryan)11, ha auspicato che altre vittime si facciano avanti e parlino.

Note

1. Cecilia Sgaravatto e Monique Van Heynsbergen, “Tracce di luce e di tenebre”, in Adista, 21 settembre 2024 (https://www.adista.it/articolo/72537).

2. Il Movimento dei Focolari o Opera di Maria è un movimento ecclesiale internazionale fondato da Chiara Lubich per vivere e promuovere l’unità e la fraternità tra le persone secondo il Vangelo. Nato nel 1943 a Trento da Chiara Lubich, ha lo scopo di promuovere l’unità e la fraternità universale tra le persone, vivendo e diffondendo la spiritualità del Vangelo attraverso relazioni di amore, dialogo e comunione, superando divisioni sociali, culturali e religiose.

3. Ferruccio Pinotti, La setta divina - Il Movimento dei Focolari fra misticismo, abusi e potere, Milano, Piemme, 2021.

4. Lorenzutti Nataša Konc (20 giugno 1970, Kranj), attrice, scrittrice, poetessa e insegnante slovena.

5. Federica Tourn è giornalista professionista; si è occupata soprattutto di migrazioni, religioni, diritti umani, femminismi per testate italiane e straniere. Nel 2020 ha vinto il premio internazionale “Piazza Grande Religion Journalism Award” e nel 2023 il Premio Mimmo Càndito-Per un giornalismo a testa alta, con un’inchiesta sulle religiose abusate in Italia. Ha contribuito al libro collettivo La Parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi (Claudiana 2007) e ha pubblicato Rovesciare il mondo. I movimenti delle donne e la politica (Aut Aut 2020). Con Stefano Feltri e Giorgio Meletti ha realizzato il podcast di giornalismo d’inchiesta sugli abusi nella Chiesa cattolica “La Confessione”. Conduce la trasmissione “Protestantesimo” su Rai3.

6. Il focolare, nell’Opera di Maria, è una piccola comunità di vita in comune tra persone consacrate del Movimento dove si vive la spiritualità dell’unità, della fraternità e della carità evangelica.

7. Loppiano è la cittadella internazionale del Movimento dei Focolari, un luogo di vita comunitaria, formazione e incontro tra persone di diverse culture e nazionalità, fondato sulla spiritualità dell’unità.

8. Il “Paradiso del ’49” (o Paradiso ’49) è un’espressione con cui Chiara Lubich ha indicato un’esperienza spirituale mistica vissuta nell’estate del 1949, durante i primi anni di nascita del Movimento dei Focolari. In quel periodo, trascorso in una piccola baita di montagna dopo un’intensa vita evangelica, Dio aprì, e attraverso di lei al primo gruppo del Movimento, una profonda comprensione del carisma dell’unità e dell’Opera che ne sarebbe nata.

9. Chiara Lubich. L’amore vince tutto è un film per la TV, diretto da Giacomo Campiotti e prodotto da Rai Fiction insieme a Eliseo Multimedia, trasmesso da Rai 1 nel gennaio 2021, liberamente ispirato alla sua vita e alla fondazione del Movimento dei Focolari (v. Ludovica Eugenio, “Chiara Lubich. Finzione della fiction, fiction della finzione”, in M. Bianco e D. Garribba (a cura di), La fiction storico-religiosa nella televisione italiana. Questioni storiografiche e indagine di genere, Trapani, Il pozzo di Giacobbe, 2025, pp. 147-172).

10. Redazione di iskreni.net, “L’unità è un dono che non esclude la diversità”, in Iskreni, 26 gennaio 2026 (https://www.iskreni.net/edinost-je-dar-ki-ne-izkljucuje-raznolikosti/).

11. Salvatore Cernuzio, Una vittima di abusi irlandese incontra il Papa: “Ha sentito il mio dolore”, in Vatican News, 2 febbraio 2026 (https://www.vaticannews.va- /it/papa/news/2026-02/papa-leone-xiv-vittima-abusi-irlanda-david-ryan.html). 

*Foto presa da Facebook, immagine originale

 

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