Celebrare il 2 giugno in tempo di guerra: l’idea di una parata smilitarizzata
Tratto da: Adista Notizie n° 17 del 02/05/2026
42608 ROMA-ADISTA. Un altro 2 giugno. Anzi un’altra parata del 2 giugno, fatta non più – o non solo – dai reparti militari che sfilano lungo via dei Fori Imperiali indossando la mimetica e imbracciando le armi, ma da tutti coloro che rappresentano la Repubblica che «ripudia la guerra».
È la proposta che, nell’ottantesimo anniversario del referendum del 2 giugno 1946 che sancì la fine della monarchia e la nascita della repubblica, è stata lanciata attraverso le colonne di Avvenire da Luigino Bruni (docente di economia alla Lumsa di Roma), Livia Cadei (docente di pedagogia all’università cattolica di Milano), Elena Granata (docente di Urbanistica al Politecnico di Milano), Tommaso Greco (docente Filosofia del diritto all’università di Pisa) e Carlo Cefaloni (giornalista di Città Nuova, mensile del movimento dei Focolari). «Questo anniversario cade nel pieno di una fase epocale segnata dal prevalere, teorizzato e praticato, della politica della forza», si legge nella lettera-appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Il preteso ordine di un mondo sempre più attraversato da stragi senza fine richiede una risposta coerente da parte della Repubblica italiana che ripudia la guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – scrivono i cinque promotori –. Il caposaldo dell’articolo 11 della nostra Costituzione ha permesso finora di respingere la richiesta di coinvolgimento diretto nel conflitto armato, mosso da Israele e Usa contro l’Iran, facendo riferimento alla chiarezza del testo secondo cui la Repubblica “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”».
Per questo l’Italia è chiamata a svolgere «un ruolo centrale nel far riconoscere il compito insostituibile dell’Organizzazione delle Nazioni Unite», in un tempo in cui la “profezia” di Giorgio La Pira nel suo discorso all’Assemblea della Croce rossa internazionale del 12 aprile 1954 sembra più reale che mai: «La distruzione simultanea delle città essenziali può essere compiuta in pochi secondi!». Quindi – ecco la proposta di un 2 giugno senza armi – è ora «che la festa della Repubblica democratica fondata sul lavoro sia celebrata, senza divisioni, con una modalità alternativa a quella della consueta parata militare che prevede l’esposizione delle armi». Coerentemente, del resto, «con ciò che storicamente ha significato il 2 giugno», ovvero il giorno in cui cittadini e cittadine italiane «hanno messo da parte la violenza e col voto democratico hanno deciso quale doveva essere il loro futuro istituzionale».
«Vogliamo proporre – concludono Bruni, Cadei, Cefaloni, Granata e Greco – che la Festa della Repubblica sia una festa di popolo che veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo solidale sul mondo, assieme a tutti coloro che svolgono, con o senza divisa, il servizio di difesa della Patria in coerenza con la ricerca di quell’ordine internazionale garantito dall’Onu. In un mondo che sembra assuefatto all’inevitabilità della guerra, l’Italia, con Roma città eterna, può offrire un segnale di speranza per l’umanità intera».
«Crediamo che non abbia senso una parata militare il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica che nella propria Costituzione ha scelto di ripudiare la guerra, tanto più ora, in tempi di guerre e genocidi», spiega ad Adista Carlo Cefaloni, uno dei promotori. «Di fronte alle tragedie che stiamo vivendo, occorre iniziare a modificare il discorso pubblico, anche a partire dall’ostentazione delle armi». Al di là di quale sarà la risposta di Mattarella – avrà il coraggio di ribaltare la decisione del suo predecessore al Quirinale Carlo Azeglio Ciampi che nel 2000 ripristinò la parata militare del 2 giugno? – è un dibattito importante da aprire nel Paese.
*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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