Acqua e nucleare: a 15 anni dal referendum, la volontà popolare ancora calpestata
Tratto da: Adista Notizie n° 23 del 20/06/2026
42657 ROMA-ADISTA. Il 12 e 13 giugno 2011: per la prima volta dal 1995, la partecipazione ai referendum abrogativi ha superato la soglia del quorum del 50% degli aventi diritto al voto, con una partecipazione che ha toccato quasi il 57% (54,8% considerando gli italiani all'estero). E nonostante una feroce campagna per l’astensione promossa e finanziata dalle forze politiche più liberiste e dalle lobby industriali del Paese. Un risultato indubbiamente incoraggiante, reso ancora più eclatante dalla schiacciante vittoria del “sì” (94%) a tutti e quattro i quesiti proposti: 1) “Modalità di affidamento dei servizi pubblici locali”, per abrogare il “decreto Ronchi” che imponeva agli Enti locali di affidare, tramite gara, ai privati la gestione dei servizi pubblici come quelli idrici; 2) “Determinazione della tariffa del servizio idrico”, per abrogare la norma che consentiva ai gestori dei servizi idrici di caricare sulla tariffa imposta ai cittadini una quota pari al 7% del capitale investito, come forma di "adeguata remunerazione"; 3) “Abrogazione delle nuove norme sul nucleare”, per fermare sul nascere il ritorno al nucleare voluto dal governo Berlusconi; 4) “Abrogazione della legge sul legittimo impedimento”, per ristabilire la parità di tutti i cittadini davanti alla legge e cancellare la norma che consentiva a presidente del Consiglio e ministri di non comparire in tribunale a causa di un presunto “legittimo impedimento”.
Oggi, a distanza di 15 anni, la volontà del popolo italiano espressa nel 2011 resta pressoché ignorata. In questi giorni in Parlamento si è riacceso il dibattito sulle centrali, con il governo Meloni che rilancia in pompa magna il nucleare da fissione con la scusa della crisi energetica e la possibilità di utilizzare innovativi piccoli reattori (i cosiddetti SMR, Small Modular Reactors).
Ancora e sempre acqua pubblica
Sul fronte dei servizi idrici, dichiara in occasione dell’importante anniversario il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, protagonista della mobilitazione tra il 2007 e il 2011, «la battaglia per la ripubblicizzazione continua». In una nota del 10 giugno, il Forum punta il dito sugli otto governi che si sono avvicendati negli anni dopo il referendum abrogativi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi e Meloni) e che «hanno prima ignorato e deriso poi combattuto in maniera trasversale» l’esito del voto popolare.
Se governi in questione hanno emanato «continui provvedimenti che hanno ostacolato, e poi, quasi del tutto annullato quell'esito, è la dimostrazione che quello spirito, forse oggi un po’ affievolito ma ancora vivo, ha fatto centro a fronte del dilagare di politiche liberiste che hanno investito il nostro Paese». Alla ferma opposizione dei governi hanno risposto i territori e i cittadini organizzati, con campagna di “obbedienza civile” all’esito referendario; con un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) per imporre il rispetto del voto; anche con vertenze per il rinnovo degli affidamenti in essere o in scadenza «a gestori a totale capitale e partecipazione pubblica, estromettendo soggetti privati, nonostante si sia arrivati al punto di doverne chiedere il "permesso" al mercato»; con una massiccia opera di sensibilizzazione su amministrazioni locali e comunità per «abbandonare l'ideologia del "privato è bello", facendo leva sull'ineluttabile realtà in cui versano attualmente le nostre reti idriche colabrodo, nonostante tariffe sempre più alte, i cui proventi, risultano ingrossare gli utili redistribuiti all'interno delle multiutility che si spartiscono a livello nazionale la gestione del servizio idrico, invece di essere reinvestiti nel servizio erogato».
Il Forum ricorda poi la felice esperienza di ABC Napoli, azienda speciale che gestisce il servizio idrico e che è nata dalla ri-pubblicizzazione della precedente ARIN S.p.a.: oggi, spiega il Forum, ABC Napoli è «sotto attacco, paradosso dei paradossi, proprio del solo socio unico: il Comune di Napoli. È di questi giorni l'ambigua volontà dell'Amministrazione partenopea (...) di privatizzare il gestore, nonostante questo presenti regolarmente bilanci in ordine, abbia tutti i presupposti (messi nero su bianco anche nell'affidamento in essere) per proseguire con l'attuale forma gestionale e che, forse sopratutto per questo motivo, presentando regolari avanzi di gestione (e non utili), sta dimostrando che l'acqua può essere gestita fuori dalle regole del mercato e del profitto».
La bufala del nucleare
Alla vigilia dell’anniversario dei referendum, anche il WWF Italia ricorda le minacce che ancora oggi, nonostante quel voto, funestano salute, beni comuni e ambiente: «In questi 15 anni siamo stati chiamati più volte a difendere quello straordinario risultato perché quella vittoria, evidentemente mai digerita dai fautori delle privatizzazioni e dai nuclearisti, è stata ed è messa anche oggi in discussione». Come il Forum, anche il WWF ricorda la lunga scia di provvedimenti legislativi «sempre andati in direzione contraria allo spirito del referendum, inseguendo l’ideologia che la privatizzazione di un bene comune come l’acqua possa essere la soluzione per evitare i limiti del servizio e le reti idriche colabrodo».
Ma è sul nucleare che si concentra la denuncia dell’organizzazione: il governo Meloni «è intenzionato a tradire il voto degli italiani» del 2011, ma anche quello, simile, del 1987. Tornare al nucleare rappresenta per l’associazione ambientalista una decisione «pericolosa» e «priva di qualsiasi motivazione tecnico-economica. Dal 2011 a oggi, infatti, non ci sono state particolari novità tecnologiche: già allora, si favoleggiava di un nucleare di IV generazione, che non esiste ancora, e di piccoli reattori. Come ha ammesso Elisabeth Rizzotti, direttrice generale e cofondatrice di Newcleo, sulla tecnologia dei Piccoli Reattori Modulari (SMR) si lavora da 30 anni: nonostante questo, non solo non ci sono modelli commercializzati, ma alcune compagnie di sviluppo della tecnologia sono già fallite sia in Europa che negli USA». Quel che invece è certo, torna a chiarire il WWF, è la velocità di evoluzione tecnologica dalle rinnovabili e dai sistemi di accumulo, che sul nucleare vincono a mani basse in termini di sostenibilità ambientale ma anche economica: «Il costo livellato dell’energia (LCOE) per il solare fotovoltaico varia da 30 a 60 dollari per MWh, mentre quello degli SMR è attualmente stimato tra i 90 e i 382 dollari per MWh a seconda del progetto, dell’ubicazione e del grado di maturità». Tra i problemi che il governo intende superare ricorrendo al nucleare c’è anche l’autonomia energetica. Eppure «il nucleare comporterebbe una dipendenza da altri Paesi, oltre che per la materia prima, anche per la tecnologia (non esiste né esisterà comunque una tecnologia solo italiana), determinando così una sudditanza totale, sia in fase di realizzazione che in fase di gestione».
Che dire infine dell’annoso problema delle scorie – ancora non si riesce a individuare un deposito nazionale per le scorie nucleari delle centrali fermate con il primo referendum nel 1987 – e della sicurezza? «L’energia nucleare richiede la localizzazione sui territori di impianti potenzialmente molto pericolosi e i fatti hanno già dimostrato che gli incidenti possono succedere. Chernobyl e Fukushima, solo per citare i principali, evidentemente a qualcuno non hanno insegnato niente, ma sono invece lì a confermare le ragioni, tutt’altro che ideologiche, per essere contrari al nucleare, oggi come nel 1987, nel 2011 e, per il WWF, dal 1973».
*Foto presa da Flickr, immagine originale e licenza
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