Chiese sorelle: ripartiamo da Antiochia
Tratto da: Adista Documenti n° 24 del 27/06/2026
Sorse ad Antiochia (At 15) una delle più vitali questioni del primo cristianesimo: si può essere cristiani senza abbracciare la fede giudaica, senza la Legge di Mosè, la circoncisione, il sabato? In gioco c’era la persona stessa di Gesù: salvatore di tutti o solo di un popolo? Per nostra fortuna, a Gerusalemme anziani e apostoli risposero: «Di tutti», stabilendo solo un minimo di condotta, probabilmente per consentire la convivenza; in essa, i pagani recepirono il Primo Testamento, mentre molti ebrei entrarono nella Chiesa.
Leone sotto pressione
Leone XIV, appena eletto papa, è stato “aggredito” tanto da chi sperava in un Francesco II, libero da titubanze, quanto da chi voleva l’affossamento delle sue caute aperture, e ha subito dovuto affrontare pressanti questioni di guerre; eppure ha già compiuto dei gesti significativi, come la ripresa dell’“Ecumenismo del Sangue e dei Martiri”, l’evento “Camminando insieme nella speranza”, con i rappresentanti delle diverse religioni, e il recente elogio del Movimento per la Pace in Camerun, che vede la collaborazione di cristiani e musulmani.
Tra fede e dottrine…
La lettera In unitate fidei (novembre 2025) individua nel Credo di Nicea, e precisamente nelle formulazioni trinitarie, la base di un’unità nella legittima diversità, proponendosi di superare le tentazioni di un nostalgico “ecumenismo del ritorno” o di un rinunciatario appiattimento sulle attuali posizioni delle Chiese. Già la Unitatis redintegratio (1964) aveva esplicitamente riconosciuto una “gerarchia delle verità” in rapporto al centro della fede cristiana (§ 11), e nel 1982 la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese aveva avviato il programma Verso un’espressione comune della fede apostolica oggi (Il documento finale, Confessare una sola fede, è stato pubblicato dalle EDB, 1992).
Un ulteriore passo verso questa “diversità riconciliata” è quello di riconoscere la sostanziale differenza tra la fede e le dottrine con cui si cerca di spiegarla: queste ultime possono divergere anche di molto senza intaccare la fede (e in effetti, spesso all’interno di una stessa Chiesa ci sono divergenze teologiche maggiori di quelle che si riscontrano tra Chiese separate). Non sarebbe una novità: la Chiesa di Roma ha dogmatizzato l’indissolubilità del matrimonio, ma rispetta la prassi orientale della possibilità di una nuova unione dopo un fallimento.
La rivoluzione copernicana
L’accoglienza riservata all’Arcivescova di Canterbury Sarah Mullally (27/4/2026) è stata un atto di coraggio, peraltro preceduto da 60 anni di colloqui con gli anglicani, e da diverse visite di vescove in Vaticano, sempre accolte con gli onori spettanti alla loro carica: in realtà il papa si è limitato ad applicare il vigente “Direttorio per l’applicazione dei principi e norme sull’ecumenismo”, ma – forse a causa della maggiore risonanza mediatica di una primate, anche se non è la prima – il vespaio è sorto. Tralasciando gli insulti (spesso sessisti e protervi) e i piagnistei di sedicenti custodi della tradizione, la vicenda ha reso palese come per molti il reale problema risieda nella difficoltà di accettare l’autorità di una donna, ma ha anche posto una domanda cui rispondere con chiarezza: può un ministro cattolico-romano ricevere alla pari qualcuno, uomo o donna, di cui la dottrina della sua Chiesa non riconosce l’ordinazione?
Luigi Sartori definiva «rivoluzione copernicana» dell’ecumenismo il passaggio da una visione “geocentrica”, in cui ogni confessione cristiana pone come pietra di paragone se stessa e la propria dottrina, nel tentativo di convertire le altre, a una visione “eliocentrica”, in cui al centro si pone Cristo, e le diverse Chiese cercano di aiutarsi reciprocamente nella comprensione e nella sequela.
Congiunte, la distinzione tra fede e dottrine e la “rivoluzione copernicana” potranno far superare alle Chiese la tentazione dell’autoreferenzialismo, e sarà possibile accettare che si possano avere non solo prassi, ma anche dottrine diverse, continuando a condividere l’unica fede; così Sarah Mullally e Angelica Molen (diacona ortodossa), e le moltissime altre ministre, potranno vedere riconosciuto il loro ministero anche presso Chiese che non ritengono di poter praticare l’ordinazione femminile.
Un iter che si apre…
Su questa via, a mio avviso, vanno attentamente seguiti gli sviluppi di due diversissimi ambiti. Il primo è la democratizzazione della Chiesa, con la valorizzazione del mandato battesimale (Rapporto finale del Gruppo di studio 7 del Sinodo). È questo, infatti, un punto nevralgico dei rapporti ecumenici, visto che gran parte delle Chiese ha struttura sinodale, con ruolo decisionale dei laici.
Il secondo è la reazione al testo La benedizione dà forza all’amore, pubblicato dalla Conferenza congiunta fra i vescovi e il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (23 aprile 2025) con cui – pur sottolineando la differenza rispetto al matrimonio – si ammettono a benedizioni formali le persone divorziate e risposate, e le coppie omosessuali o non disposte alla celebrazione sacramentale.
Il papa ha sì esplicitato il suo dissenso, in quanto l’iniziativa va oltre quanto consentito nella Fiducia supplicans, ed è stata pubblicata una lettera del novembre 2024 del Dicastero per la Dottrina della Fede in cui la proposta viene respinta, ma ha anche precisato che le questioni di etica sessuale non sono né le prime né le principali, e non dovrebbero condizionare l’unità della Chiesa.
Potrebbe quindi svilupparsi una disponibilità ad accettare percorsi differenziati, cosa questa più volte richiesta durante il percorso sinodale e che sembra l’orientamento del Gruppo di studio 9 sulle «questioni emergenti».
1+1+1+1… = Una!
Oscar Cullmann applicava il paragone neotestamentario del corpo e delle membra (1Cor 12) alle diverse Confessioni rispetto all’unica Chiesa. Nella Consultazione di Fede e Costituzione di Salamanca del 1973 si proclama: «La Chiesa una dev’essere vista come una comunione conciliare di Chiese locali (…). In questa comunione conciliare ogni Chiesa locale possiede, in comunione con le altre, la pienezza della cattolicità (…) senza attribuire quest’ultima a una Chiesa soltanto (…) utilizza la categoria di “chiese sorelle” nei confronti di tutte le Chiese, e non solo di alcune (…)».
La Charta oecumenica (aprile 2001, aggiornata nel 2025) afferma la libertà di scegliere la propria appartenenza ecclesiale (art. 2), e il “Patto fra Chiese Cristiane” firmato a Bari nel gennaio scorso, che coinvolge anche Chiese che finora non erano in dialogo, riprende felicemente alcuni temi del Documento di Sintesi del Cammino Sinodale italiano, tra cui il concetto di “Chiese sorelle”, superando la distinzione fra Chiese e comunità, e l’affermazione della libertà religiosa intesa evidentemente non più a senso unico, evitando il proselitismo e affermando la cooperazione (artt. 2 e 4).
Questi progressi, ormai assodati fra gli addetti ai lavori, sono purtroppo scarsamente recepiti al di fuori, dove vengono confusi con espressioni di relativismo; così continuiamo ad avere comunicati ufficiali che denunciano come “falso prete” chi ha esercitato il suo diritto di scelta, o ammoniscono i fedeli a non partecipare alle liturgie di Chiese “scismat iche”… Primario impegno delle Chiese dovrà essere quello di formarsi e formare una seria consapevolezza ecumenica, e di recepire nei loro ordinamenti le acquisizioni dei documenti cui hanno aderito. Da parte di Roma, passi importanti nel riconoscimento reciproco sarebbero: prima di tutto, riconoscere apertamente che non ci sono Chiese “separate da Roma”, ma Chiese separate tra loro: anche Roma è separata dalle altre Chiese (e quasi sempre per sua volontà e iniziativa); poi, estendere a tutti i battezzati l’ospitalità eucaristica. E allora potremo presentarci al mondo davvero come Chiese diverse ma non divise (come auspicava il grande teologo Paolo Ricca, valdese), mostrando la capacità del cristianesimo di incarnarsi in culture diverse, e affrontare insieme le sfide che il nostro tempo pone al vangelo.
Teodora Tosatti è vescova della Chiesa Cristiana Vetero Cattolica in Italia. Biblista e teologa, è iscritta alla Sezione Professori dell'Associazione Biblica Italiana (ABI).
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