Dal referendum alle elezioni. Una “alternativa costituzionale” alle destre
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 31 del 19/09/2026
Nel referendum costituzionale del 22/23 marzo scorso si è realizzato un risultato formidabile: il No ha ottenuto 5 milioni di voti in più di quelli su cui la coalizione alternativa alla destra può contare; sconfitto l’attacco alla magistratura e alla Costituzione e insieme verificate le condizioni per una sconfitta elettorale della destra.
Una parte importante di votanti sono elettori che si astenevano e sono tornati ai seggi. Anche elettori di destra non hanno condiviso il tentato linciaggio della magistratura e l’attacco alla Costituzione repubblicana che dal 1948 regola la democrazia italiana. Il risultato emerge dal confronto tra la percentuale di voti per il No molto alta nel Mezzogiorno a cui corrisponde un incremento minore in voti assoluti. Infine i giovani si sono schierati a maggioranza per il No.
In sostanza è emerso un forte movimento nell’elettorato, ma i sondaggi indicano scostamenti minimi; semmai è Vannacci la novità che preoccupa la destra.
Sappiamo che non c’è automatismo tra voto nel referendum e voto per l’opposizione nelle prossime elezioni. Gli elettori disponibili vanno convinti, gli va almeno chiesto il voto. Dopo 5 mesi ancora non ci si è rivolti a loro rivendicando l’eredità della battaglia su Costituzione e democrazia. Anzi la sera del 23 marzo sono state lanciate le primarie, sottovalutando che i veri protagonisti del voto sono stati elettrici ed elettori. Sembrava in corso un ripensamento, ma a fine agosto sono tornate in primo piano le primarie, dimenticando che se dai centralità alla scelta del leader della coalizione inevitabilmente il ruolo del programma della coalizione viene indebolito, ma è esattamente quello a cui le persone prestano attenzione.
Per questo va affermato con chiarezza che la Costituzione sarà l’ispirazione del programma di legislatura della coalizione alternativa alla destra, che dovrebbe chiamarsi alternativa costituzionale o qualcosa di simile. La Costituzione afferma (art 3) che la Repubblica (tutti: Stato, Regioni, Enti locali) rimuove gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo della persona. Il programma deve individuare gli obiettivi concreti per arrivare al risultato.
Del resto la destra oggi egemone (Fratelli d’Italia) vuole stravolgere la Costituzione, che in fondo ha sempre subìto.
La coalizione alternativa alla destra quindi non può che difendere la Costituzione e questo è in continuità con il referendum, il cui esito, non a caso, ha spinto Giorgia Meloni alla furbata della legge elettorale invece del premierato. Se poi Meloni, grazie a una legge elettorale fatta su misura per la destra, riuscisse a diventare presidente della Repubblica dopo Mattarella, il suo disegno politico farebbe un consistente passo avanti.
La legge elettorale che propone la destra è piena di trucchi per restare al potere. Destra che non ha conquistato nel 2022 la maggioranza dei voti, ma il risultato le è stato regalato dagli errori e dalle divisioni dell’attuale opposizione.
A questo punto le primarie sono in evidenza, mentre il programma resta sullo sfondo e non si sta discutendo come e quando avviare il lavoro. Per il governo Prodi venne creata la fabbrica per il programma. Non tutte le esperienze passate sono da buttare. La destra ha governato male. Giorgia Meloni nell’esaltare la lunga vita del suo governo crea l’immagine di comodo di un’Italia che non esiste.
La verità è che perfino il peso dei conti pubblici è stato caricato sulle spalle di pensionati e lavoratori attraverso il fiscal drag, tassa subdola che dipende dall’inflazione e che ha diminuito il loro potere d’acquisto, questo per fare regali a categorie “amiche”. Inoltre sono stati usati i quattrini del PNRR procurati dal governo Conte, salvo attaccarlo per gli incentivi in edilizia. Il dispiacere per l’aumento dell’inflazione che gonfia le entrate è finto, serve ad avere più entrate senza capire che intacca il potere d’acquisto e comprime ancora la domanda interna.
Per di più la destra ha un’impostazione neocorporativa, distribuisce ad alcuni ciò che ad altri nega, tende a segmentare la società che è già fin troppo frantumata. Il fisco è il punto più grave delle politiche della destra. Il prelievo fiscale dovrebbe crescere con il crescere del reddito ma questo è vero in parte per lavoratori dipendenti e pensionati, gli altri godono di prelievi fissi o flat. La patrimoniale va affrontata nell’ambito della riforma di tutto il sistema fiscale.
Giorgia Meloni ha favorito gli “amici”, o quelli con cui ha fatto patti, costruendo un pasticcio ingestibile di politiche fiscali: a te sì, a te no, ma le entrate sono quasi la metà del Pil e chiunque voglia dare un futuro all’Italia deve affrontare questo nodo, per trovare le risorse e gestirle per realizzare gli obiettivi.
Dal fisco dipende la possibilità di affrontare la qualità e la quantità del lavoro (basta lavoro povero e morti sul lavoro), salvare la sanità pubblica e l’istruzione, la ricerca, il potere d’acquisto, impostare una politica energetica fondata sulle rinnovabili, indispensabile per contrastare il cambiamento climatico. Mentre il governo blatera sul nucleare, senza dire che ci vorranno almeno 10 anni, l’Unione Europea ha concesso ora finanziamenti sulle rinnovabili. Infine occorre sviluppare politiche industriali, per rispondere a crisi come l’Ilva e l’auto.
Il no alla guerra e il contrasto al riarmo sono punti decisivi. La pace è l’aspirazione maggioritaria di elettrici ed elettori ma i gruppi di interesse e di potere premono per il riarmo. Le armi vengono costruite per usarle. Dobbiamo uscire dalla difensiva ogni volta che si parla di armi, di interventi militari e rilanciare una forte politica di pace.
Occorre rimettere in campo vere iniziative di pace. La situazione a Gaza grida vendetta, è insopportabile. Anche Zelensky tenta di reggere parlando di pace, che però di solito si fa almeno in due. Putin è ormai il puntaspilli di tutte le nefandezze e viene ignorato il richiamo dell’inviato del papa a creare iniziative per la pace, a non isolare la Russia. Lasciare a Trump il monopolio del rapporto con la Russia come fa l’Europa è incomprensibile.
L’Europa sulle iniziative di pace non esiste. Anzi esponenti europei di rilievo stanno spingendosi in direzioni pericolose, quasi lo scivolamento verso una partecipazione diretta alla guerra in Ucraina. Lo spauracchio russo che attacca l’Europa è un alibi per motivare il riarmo. Andiamo al concreto: conferenza e metodo di Helsinky 1975 sono ancora utili? Discutiamone.
L’alternativa costituzionale ha bisogno di un documento comune forte che dà il senso dell’alternativa di governo prima possibile, già nei primi 100 giorni. La legge elettorale della destra, se verrà approvata, sarà pessima ma l’imperativo categorico per l’alternativa costituzionale è vincere con qualsiasi legge elettorale.
Delineato il programma di legislatura occorre farne il centro di una consultazione ampia e solo dopo, se è indispensabile, le primarie. Le primarie di coalizione hanno bisogno di un collante politico forte, il rischio di indebolire l’alternativa sarebbe troppo alto.
Antonio Floridia ha proposto una dichiarazione comune dei leader della coalizione che accompagni la presentazione del programma, affermando che le diversità nella coalizione sono una ricchezza, che il programma comune è l’impegno della coalizione per la legislatura e che spetterà al presidente della Repubblica decidere il presidente del Consiglio, come da Costituzione.
È una proposta utile ma andrebbe arricchita. L’alternativa costituzionale non può essere subalterna alla destra che vuole la personalizzazione spinta al massimo con una persona sola al comando. L’opposizione è una coalizione e deve contrastare con nettezza la legge elettorale, denunciandone l’incostituzionalità, non può essere subalterna, deve contestarne alla radice la logica perversa, personalistica e autoritaria.
Occorre una forte presa di distanza dall’accentramento personalistico della destra.
Per questo occorre l’impegno di tutta la coalizione a sollevare l’incostituzionalità della legge elettorale, denunciando il subdolo tentativo di togliere di fatto al presidente della Repubblica il potere di nominare il presidente del Consiglio.
La dichiarazione congiunta dovrebbe dire No alla persona sola al comando ma anche sollevare con la forza di tutta l’opposizione l’incostituzionalità della legge elettorale della destra. Va reso esplicito che la legge elettorale della destra è inaccettabile e incostituzionale, senza lasciare spazio alla deriva corporativa e personalistica della destra.
Alfiero Grandi, del direttivo nazionale del Comitato della società civile per il NO, vicepresidente vicario del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale
*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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