Emma Bonino, un ricordo molto particolare
Ho incrociato Emma Bonino alla Camera dei Deputati nel 1994 dove con altri Radicali era stata eletta in Forza Italia e appoggiavano il governo Berlusconi.
In Commissione Difesa, di cui lei faceva parte, venne in audizione il ministro della Difesa Cesare Previti per illustrare il programma del suo ministero.
Io, pur non facendo parte della Commissione, chiesi di sostituire qualche collega del nostro gruppo progressista.
La richiesta venne accolta, vi erano sempre assenti e potei così ascoltare la relazione che presentava gli impegni italiani per le future guerre. Acquisto di nuovi sistemi d’armi, aumento delle spese militari, presenza delle Forze Armate italiane a tutela degli interessi nazionali. Insomma un miscuglio di programmi bellici in buona parte realizzati da tutti i ministri suoi successori.
Arrivati al dibattito solo interventi di consenso o sbiadite parole di generica contrarietà. Allora chiesi la parola definendolo come «signor ministro della guerra» e contestai punto per punto i suoi programmi militareschi chiamando anche in causa i veri padroni del Parlamento: banchieri, industria militare, commercianti di armi, massoneria.
Previti si innervosì moltissimo e i colleghi non apparvero entusiasti, la Bonino tacque ben in riga. Abituato ai consigli di amministrazione Previti non gradiva contestazioni e buio in volto fremeva.
A fine seduta il presidente, che era un leghista, visibilmente infastidito disse che avrei dovuto ringraziarlo. Previti aveva a più riprese chiestogli che mi espellesse. Lui non lo aveva fatto perché, disse, non voleva fare di me un martire.
Poi vennero alcuni dei componenti progressisti della commissione e il capogruppo dei Progressisti PDS e mi disse con durezza: «Non permetterti di chiedere un’altra volta di partecipare, scordati questa porta e non venire mai più».
Ma la cosa che più mi colpì fu quel silenzio della Bonino, l’avevo di fronte con una camicia a righine celesti e bianche, l’aria aristocratica e fredda.
I propositi di guerra di Previti le andavano quindi bene come le andavano bene i Berlusconi e i Fini ai quali aveva offerto il proprio sostegno.
Anche il mito dei radicali e delle loro battaglie miseramente crollò per quel giorno dinnanzi ad un pavido e calcolato silenzio.
Quanto a me il fatto non fu gradito alla presidenza del gruppo, unico fra tutti fu Luciano Guerzoni che venne da me per dirmi: «Ci hai dato un mucchio di problemi, ma hai fatto molto bene, bravissimo».
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L'articolo è stato pubblicato anche su finesettimana.org
L’autore, docente ordinario di Storia della Chiesa antica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, sez. san Luigi, è stato deputato indipendente per i Progressisti nella XII legislatura (1994-1996)
* Foto di Francesca Minonne tratta da Flickr
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