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Papa Leone e i signori del mondo

Papa Leone e i signori del mondo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo (Sergio Paronetto, già vice-presidente di Pax Christi, è referente di Pax Christi nel cammino sinodale, membro del Gruppo per il pluralismo e il dialogo, autore di testi su Tonino Bello, Primo Mazzolari, papa Francesco)

"A te che resisti" è il titolo della lettera, preparata da Raniero La Valle, che trecento persone hanno inviato al papa per chiedere un Concilio ecumenico per la pace. La prima frase evidenzia il coraggio con cui Prevost osa chiedere ai «potenti del mondo» di «rovesciare la loro condotta». Costante, infatti, è in Prevost la denuncia dei poteri mondiali (economici, tecnologici, politici, militari, culturali, mediatici), espressi ampiamente nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2026 o in Magnifica humanitas (cap. terzo, quarto e quinto), ma esposti costantemente e diffusamente in varie occasioni, coniugando etica, teologia e politica. Qualche esempio (incompleto).

Potenti autorità assassine

Il 28 marzo 2026, durante la visita nel Principato di Monaco, Leone denuncia «l’agire occulto di potenti autorità pronte a uccidere senza scrupoli: quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti; quante finte ragioni si pretendono per toglierli di mezzo». Afferma con energia che «le guerre sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro». Il 29 marzo 2026, domenica delle Palme, il papa propone una chiara cristologia affermando solennemente che «questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue” (Is 1, 15)» .

I signori della guerra

In Algeria, il 14 aprile, dopo aver commemorato i martiri d’Algeria, ribadisce che «il Cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Non è coi malvagi, coi prepotenti, coi superbi». Il 16 aprile in Camerun, osserva che «i signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio [...]. Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!».

Despoti e tiranni del corpo e dello spirito

Il 18 aprile in Angola, Leone, da un lato denuncia «i prepotenti interessi» che mettono le mani sulle ricchezze del paese, dall’altro propone la metodologia della riconciliazione offerta da papa Francesco (Evangelii gaudium, 227). In tale ambito spicca il monito a non diventare schiavi di un dominio blasfemo. «Despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere. Nella tristezza siamo infatti in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario» [...]. Come osservava ancora papa Francesco, «Il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori. Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare e polarizzare» (Fratelli tutti, 15)".

Dominio, prepotenza, discriminazione

Il 21 aprile, in Guinea equatoriale, il papa ricorda ancora l’analisi lucida di papa Francesco, presente sia in Evangelii gaudium che nei discorsi ai Movimenti popolari (riproposti da Leone nella Dilexi te). «La rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica. In proposito, faccio mio l’appello di Papa Francesco, che proprio un anno fa lasciava questo mondo: “Oggi dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide” (Evangelii gaudium, 53). È infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcun anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli […]. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte».

Il ruggito del Leone

Molto opportunamente l'inizio della lettera "A te che resisti" osserva che occorre impedire che il papa resti solo, «additato come un trasgressore e un pericoloso visionario, e forse anche ingiuriato con l'intenzione di travolgerti».  Insomma, da un lato incalzano padroni, tiranni, colonialisti, imperialisti, affaristi, assassini, predatori, corrotti, manipolatori, deliranti, idolatri. Vicino a loro, spesso, molti indifferenti, impotenti, depressi, disorientati, rassegnati, manipolati, sfruttati, scartati. Leone sembra evocare il mysterium iniquitatis (2 Ts 2,7) cui opporre il mysterium pacis, attivo grazie a tanti artigiani e architetti, realisti e sognatori, testimoni e profeti, tessitori e poeti: «Una riserva di gioia e di speranza», specifica, «un’immensa moltitudine che ripudia la guerra», «un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace» (11 aprile), «una miriade di fratelli e sorelle solidali» (16 aprile 2026). Il suo appello è un ruggito che sveglia e chiama a rinnovare la storia «capovolgendo la logica di dominio, quella di chi persegue l’insensata ambizione di determinare l’architettura della Terra» (2 maggio 2026).

 

 

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