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Regolamento UE sul metano: il bliz della destra in Senato per evitare multe ai colossi del gas

Regolamento UE sul metano: il bliz della destra in Senato per evitare multe ai colossi del gas

Con il Regolamento UE 2024/1787 «sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore dell'energia», approvato il 13 giugno 2024, l’Unione Europea intende obbligare le aziende del settore energetico a eliminare le perdite di gas, evitando di disperderlo o bruciarlo inutilmente in atmosfera (pratiche chiamate venting e flaring), per ridurre così l’impatto devastante di tali attività sull’inquinamento atmosferico e sul cambiamento climatico. Secondo il Regolamento, gli Stati membri dell’Unione avrebbero dovuto nominare autorità competenti e prevedere sanzioni «efficaci, proporzionate e dissuasive» in caso di violazione entro il 5 agosto 2025.

In Italia – nonostante il Regolamento sia direttamente applicabile dal 5 agosto 2024 e il termine per l'adozione delle sanzioni sia già passato da oltre un anno – il regime sanzionatorio nazionale non è ancora stato attuato. Si attende infatti l'esito del dibattito al Senato sul Disegno di Legge (DDL) S. 1836, con cui il Parlamento dovrebbe delegare il Governo a emanare i decreti legislativi attuativi necessari a definire le sanzioni e i dettagli tecnici della normativa europea. All'interno dell'esame dell'articolo 4 del DDL in Commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato, i senatori di maggioranza Etelwardo Sigismondi e Marta Farolfi (entrambi di Fratelli d'Italia) hanno depositato il 12 settembre scorso l'emendamento 4.1 (testo 2). Tale proposta stabilisce che le sanzioni per le violazioni sul metano entreranno in vigore solo dopo l'emanazione dei futuri decreti attuativi ministeriali, che da quella data dovrà trascorrere un ulteriore periodo non inferiore a 24 mesi e che, infine, non è fissata alcuna data limite entro cui il Governo sia obbligato a emanare i decreti stessi. L’obiettivo della maggioranza di governo sembra quindi essere quello di prendere più tempo possibile sull’attuazione del Regolamento, evitando nuovi adempimenti per le aziende energetiche.

Di fronte all’iniziativa dei due senatori, «che di fatto rinvia sine die l’applicazione del regolamento europeo» contravvenendo alla normativa già vigente, WWF Italia, Legambiente e Greenpeace Italia lanciano un appello ai parlamentari affinché fermino «il tentativo di blitz al Senato».

Qualora l’emendamento venisse approvato, il segnale negativo sarebbe duplice: in primo luogo nei confronti dell’UE, in secondo luogo «per tutti gli italiani che stanno già soffrendo gli impatti del riscaldamento globale, inclusi gli ultimi 4 mesi di caldo ed eventi estremi». La riduzione delle emissioni di metano è infatti una delle soluzioni «più rapide ed efficaci» per far fronte alla crisi climatica: «Grazie al suo elevato potere climalterante nel breve periodo, può contribuire a rallentare l’aumento delle temperature già nei prossimi anni. Il metano è infatti responsabile di circa un terzo del riscaldamento globale e ha un effetto serra circa ottanta volte superiore a quello della CO₂».

È fondamentale dunque che l’VIII Commissione del Senato respinga l’emendamento 4.1 (testo 2) «e ogni altro emendamento che indebolisca il Regolamento europeo», e che il Governo e il Parlamento garantiscano «un'attuazione piena e senza ulteriori rinvii di una normativa già vigente da oltre due anni».

Leggi la nota delle associazioni


 

* Foto di Alexander Jatskouskij tratta da Unsplash

 

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