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Habemus untorem

Habemus untorem

Newsletter n. 73 da Prima Loro del 30 ottobre 2026‌  

Cari Amici,

per la Costituzione italiana non si può imprigionare nessuno prima di una condanna, e solo in casi eccezionali di necessità ed urgenza, “indicati tassativamente dalla legge”, l’autorità di pubblica sicurezza lo può fare in via provvisoria fino alla convalida dell’autorità giudiziaria, e tanto meno lo può fare per reati d’opinione. Però la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è mostrata furibonda perché il giudice non ha tenuto in carcere il giovane italo-marocchino che era stato arrestato dalla polizia dopo i disordini del 17 ottobre a Milano, e ha, come di norma, oltraggiato la magistratura.

Che delusione per il governo!  “Habemus untorem!” era stato infatti il grido liberatore echeggiato da Milano ai giornali di tutto il Paese, quando era stato scovato e gettato in carcere il povero Youssef Siher, additato come terrorista e come autore il 18 ottobre, di un pericoloso post in realtà pubblicato il 17 ottobre; e prima di trovare nei post dei social Youssef Siher, ci si erano stracciate le vesti per il bambino undicenne sceso in piazza con gli altri, che poi tanto bambino non era se si era unito ai manifestanti.

Il “sistema” ne aveva bisogno. La colpa non è mai sua. I padroni del vapore devono spingere lontano da sé la colpa per la nave che affonda, anche se sono stati loro che invece di mettere le scialuppe di salvataggio hanno messo i soldi in banca.

Il fatto è che le manifestazioni pubbliche, di giovani o anziani che siano, risentono dello stato della vita pubblica, replicano la sua cultura politica, ne assorbono la violenza.

Per un giornale che sembra scritto da fascisti, che nella testata si chiede “quid est veritas?” e, chiamandosi “La Verità”, crede di esserlo lui, la verità sarebbe che i giovani sono “un branco” capeggiato da un “tifoso di Hamas”, che sarebbe “caduta la balla delle proteste contro il carovita”, che non esiste il “disagio economico” denunciato da innumerevoli folle in tutto il mondo.

Eppure dovremmo sapere che i bambini giocano a fare gli adulti, e i giovani impattano col modello degli anziani. Noi giocavamo con i soldatini e il treno elettrico, imitando le guerre e le ferrovie di allora, oggi certi giovani sfidano la polizia, sfasciano le vetrine, svaligiano negozi e gridano “famo paura” mentre noi adulti facciamo guerre dappertutto, facciamo viaggiare bombe e droni che abbattono case e raffinerie, rapiniamo petrolio e terre rare e facciamo perfino un genocidio chiamandolo “lavoro”.

Nessuno sa più come si governa uno Stato, cosa insegnare ai figli, come “ampliare” non le carceri minorili ma i corridoi del Pronto Soccorso; non si sa pensare il futuro mettendo d’accordo umanità e tecnologia, né si connettono diritto e giustizia. La vera ragione della crisi sociale in atto è che non solo non si riesce a cambiare il mondo, ma non si sa più nemmeno interpretarlo. Siamo a una crisi del pensiero, non siamo capaci nemmeno di immaginare quali potrebbero essere le soluzioni possibili. Come padroneggiare l’Intelligenza Artificiale? Come far rinsavire l’America di Trump? Come venire a capo del conflitto tra israeliani e palestinesi, non con la soppressione di uno dei due popoli, che sia ad opera di Netanyahu o di Eisenkot? Che non sia possibile la via della riconciliazione?

Non si sa pensare il nuovo, mentre il problema è di pensare ciò che non è stato ancora pensato, pubblicare l’inedito, concepire ciò che la memoria digitale non può avere come ricordo. Eppure, il pensiero non è debole, questa “magnifica humanitas” non è stata incapace fin qui di pensare in grande. Isaia aveva previsto che si “disimparasse l’arte della guerra”, la quale perciò sarebbe un artificio: non un dato di natura né conforme alla ragione; la Costituzione prescrive di ripudiarla; lo Statuto dell’Unesco dice che nasce “nello spirito degli uomini”, e che perciò vanno tratte dallo spirito le difese contro di essa, come ha ricordato il papa a Parigi, la Carta dell’ONU proibisce perfino la minaccia dell’uso della forza; abbiamo avuto due millenni di cristianesimo, abbiamo scritto la “Magna Charta libertatum”, ci siamo inventato l’habeas corpus, abbiamo avuto l’illuminismo, scoperto i tre massimi beni pubblici nella rivoluzione francese, abbiamo fatto la rivoluzione d’ottobre,  creato le Nazioni Unite, perfino la Comunità europea.

Perciò anche ora ce la possiamo fare.

Nel sito, sconfitto Netanyahu, pubblichiamo un articolo di Giovanni Pagliaro su le nuove tecniche che hanno permesso il genocidio di Gaza. Durante il fascismo, per reprimere la libertà di parola la radio diceva continuamente; “Taci, il Nemico ti ascolta”. Naturalmente non era vero. Adesso è vero, il Nemico a Gaza sentiva le voci delle vittime, e così è finita anche la resistenza nella clandestinità. Nel sito pubblichiamo altresì il parere di un cappellano del carcere minorile sul decreto “sicurezza” contro gli adolescenti e una recensione di Enrico Peyretti al mio “Solo un Dio ci può salvare? Lettere eversive”.

Con i più cordiali saluti,

da “Prima Loro” (Raniero La Valle)

*Immagine generata con IA

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