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Sollevarsi dalle guerre: la coscienza non si arruola

Sollevarsi dalle guerre: la coscienza non si arruola

Il 24 ottobre, presso la Casa della Pace di Pax Christi, nei pressi di Firenze, è stata lanciata la campagna “Sollèvati dalle guerre: la coscienza non si arruola”.

Sottoscritta e organizzata da circa venti organizzazioni, la campagna vede soprattutto il protagonismo dei giovani. Molti di loro, in queste settimane, si stanno sollevando per manifestare contro il caro vita e la precarietà. Allo stesso modo, la campagna richiama l’urgenza etica di un no collettivo e personale alla guerra, anche attraverso l’opposizione a un’eventuale chiamata alle armi.

Ogni anno, le sindache e i sindaci di tutta Italia aggiornano le liste di leva, inserendovi i giovani di 17 anni residenti nel proprio comune. Le liste, trasmesse al Ministero della Difesa, potranno servire, in caso di reintroduzione della leva obbligatoria, per l’arruolamento in guerra.

Come sempre, però, i giovani possono e sanno agire d’anticipo. La campagna rivolge un appello ai diciassettenni perché scrivano una lettera al sindaco del proprio comune di residenza, dichiarandosi obiettori di coscienza. Questa dichiarazione non ha valore legale, poiché la leva obbligatoria è attualmente sospesa, ma rappresenta un gesto politico che dà visibilità al dissenso, anche di fronte ai progetti di riarmo dell’Europa e dell’Italia.

Si tratta di un’iniziativa in cui i giovani possono parlare ai giovani. Mentre i governi e le grandi lobby dell’industria degli armamenti consegnano l’ultima parola alla guerra, la coscienza di molte persone non si arruola e cresce il cantiere di un movimento politico e sociale nonviolento. La campagna crede, infatti, nel potere destituente della nonviolenza, capace di smontare la guerra attraverso metodi disarmati, corpi civili di pace, diplomazia, boicottaggio e restrizioni finanziarie al conflitto e al commercio e traffico di armi, con la forza e l’autorità morale della resistenza nonviolenta.

La nonviolenza è stata anche la raccomandazione di papa Leone XIV ai membri dei Movimenti Popolari per la Pace, nel 2025. Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2026, il Papa ha ribadito questa prospettiva con parole incisive: «La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta».

Portare la campagna Sollèvati dalle guerre nelle scuole, nei gruppi giovanili e nelle famiglie è un’opportunità per costruire una comunità di coscienza, smontare la naturalizzazione della guerra, opporsi alla militarizzazione delle scuole e denunciare la complicità delle banche con le fabbriche di armi.

Sollevarsi dalle guerre significa anche smilitarizzare le menti. Tra i progetti della campagna c’è la creazione di presidi territoriali per la pace: spazi sicuri di formazione e socializzazione per i giovani. A Roma, per esempio, uno dei primi presidi prende forma in uno spazio gestito dai Missionari Comboniani per l’accoglienza dei migranti. L’interculturalità e lo scambio di esperienze di vita e di sopravvivenza diventano così il contesto in cui possono germogliare nuove esperienze di pace.

Altre iniziative testimoniano la creatività e l’impegno della società civile italiana nella ricerca di nuovi strumenti di pace. Recentemente, la proposta di legge di iniziativa popolare per la difesa civile non armata e nonviolenta ha superato la soglia minima delle 50mila firme e sarà sottoposta alla discussione in Parlamento. Sollèvati dalle guerre sostiene anche la campagna R1pud1a, promossa da Emergency, che richiama il diritto all’obiezione di coscienza alla guerra.

Gli organizzatori di Sollèvati dalle guerre sono: Pax Christi Italia, Opera per la Gioventù Giorgio La Pira, Attac Italia, Coordinamento d’Azione dei Corpi Civili di Pace, MIR Italia, ACLI, Nuova Camaldoli APS, Fondazione Giorgio La Pira, Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, Commissione GPIC dei Missionari Comboniani in Italia, Movimento Nonviolento Palermo, Movimento dei Focolari in Italia, CESC, Comunità dell’Arca di Lanza del Vasto, AGESCI, Emergency e CNESC.

* P. Dario Bossi è missionario comboniano in Brasile

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