Nessun articolo nel carrello

La vittoria di Lula e del popolo brasiliano contro la tirannia del clan Bolsonaro

La vittoria di Lula e del popolo brasiliano contro la tirannia del clan Bolsonaro

Dalla subordinazione a interessi esterni e dalla manipolazione della fede al trionfo in extremis della dignità popolare

In tempi in cui l’autoritarismo maschera il suo giogo da «ordine» e esige la sovranità come bottino, la democrazia vacilla in America Latina e nel mondo. Ciò che è accaduto in Brasile non è stato un semplice voto, ma la battaglia per il significato di queste parole: il dilemma tra un «progresso» costruito sulla dignità popolare o la sottomissione di una patria arresa all’apparato del potere.

Da una parte agiva il rullo compressore del capitale finanziario e gli interessi oligarchici del clan Bolsonaro, strettamente alleati con la strategia degli Stati Uniti di trasformare il Brasile nel più grande «cortile di casa» di un impero che si crede padrone del continente. Dall’altra parte si trovava una società sull’orlo del baratro, che ha visto minacciate la propria sovranità, i servizi pubblici e le garanzie fondamentali per i più vulnerabili.

Di fronte a questo meccanismo di espropriazione e di sottomissione geopolitica, la vittoria in extremis di Lula ha rappresentato la reazione di un popolo che si è rifiutato di essere subordinato o divorato. Ho già pubblicato su questo argomento in modo più approfondito attraverso la Cattedra Internazionale di Ermeneutica Critica HERCRITIA (www.catedradehermeneutica.org), analizzando come Bolsonaro padre, quando era al potere, operava sul popolo, guidandolo come un tirannico «quasi-pastore» evangelico, trasformando il potere politico in un dogma indiscutibile per schiacciare il diverso e ridurre il cittadino a semplice merce o pedina di potenze straniere.

Anni dopo, in questa recente competizione elettorale è stato suo figlio che ha tentato di capitalizzare questa stessa eredità e perpetuare il progetto, cercando di imporre nelle urne un pacchetto di misure profondamente dannose per il Paese, tra cui, tra altre minacce, la grazia per suo padre. Sebbene il Brasile soffra di profondi bisogni che richiedono urgenti miglioramenti sociali, il popolo ha detto nelle urne un sonoro «basta», ponendo fine a un tentativo di ricatto politico che mirava a blindare l’impunità del clan e a sottomettere definitivamente il paese.

Ultime notizie! La fuga dell’erede: impunità e fuga negli Stati Uniti

La sconfitta elettorale non solo ha arrestato le ambizioni politiche del clan, ma ha anche accelerato il suo tentativo di sottrarsi alla giustizia. Dopo la notifica dell’ordine del tribunale di consegnare i suoi passaporti e del divieto di abbandonare il paese a causa delle indagini a suo carico, Flávio Bolsonaro ha scelto di disobbedire all’ordine e di fuggire dal Brasile verso gli Stati Uniti. Questa fuga dopo le elezioni conferma la strategia del bolsonarismo di eludere la responsabilità penale attraverso l’asilo di fatto e la ricerca di protezione all’estero, emulando le mosse compiute in precedenza dal suo genitore e approfondendo il disprezzo per le istituzioni e la sovranità legale del Brasile.

Teologia politica contro politica religiosa: il pericolo di manipolare la fede

Per comprendere la profondità di questo scontro, è necessario tracciare una linea di demarcazione molto netta, che spesso viene confusa nel dibattito pubblico: una cosa è fare teologia politica e un’altra cosa, ben diversa e pericolosa, è fare politica religiosa.

  • La politica religiosa è ciò che il bolsonarismo ha praticato: strumentalizzare la fede, sequestrare il nome di Dio e trasformare le chiese in roccaforti di parte. È un uso cinico del sacro per legittimare l’odio, consegnare le risorse nazionali al capitale transnazionale, escludere l’avversario e blindare i privilegi di casta. È Dio trasformato nel marchio di fabbrica di un progetto di dominio.
  • La teologia politica, invece, nasce dalla prospettiva critica del Vangelo per giudicare le strutture ingiuste del mondo. Mette in discussione l’idolatria del denaro, denuncia la tirannia del mercato e dell’imperialismo e si schiera incondizionatamente dalla parte degli oppressi e dei popoli che lottano per la propria sovranità.

Mentre il clan Bolsonaro ha utilizzato la religione come strumento di addomesticamento e vassallaggio internazionale, la resistenza popolare e la vittoria di Lula hanno incarnato, nella loro dimensione più profonda, un grido di liberazione contro questo falso dio del capitale e della tutela straniera.

La kénosi del popolo e la ricostruzione della mensa comune

La vittoria di Lula sul clan Bolsonaro e sui suoi alleati imperiali non rappresenta il trionfo assoluto di un’ideologia perfetta, bensì l’immenso sollievo di una società che ha tirato un sospiro di sollievo dopo essere stata sull’orlo di perdere la propria sovranità. A partire da una prospettiva di fede incarnata, questo trionfo popolare evoca il principio della kénosi: la capacità collettiva di spogliarsi dell’arroganza del potere per difendere la dignità dell’emarginato e la libertà della patria.

Di fronte al monologo escludente del bolsonarismo e alla sua sottomissione agli interessi di Washington, la vittoria del popolo dimostra che la democrazia, la sovranità e la giustizia sociale continuano ad essere l’unico quadro legittimo per la convivenza. È il momento di sanare le ferite, smantellare i falsi messianismi e ricordare che la politica non consiste nel soggiogare i popoli a colpi di decreto, ma nel garantire il pane, l’indipendenza e la vita dignitosa a tutta la società.

_______________________________________________________________________

Articolo pubblicato il 28.10.2026 nel Blog dell’autore in «Religión Digital» (www.religiondigital.org)

Traduzione a cura di Lorenzo Tommaselli

*Immagine generata con IA

 

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.