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Il papa in America Latina, fra crisi politiche e grandi sfide sociali e ambientali

Il papa in America Latina, fra crisi politiche e grandi sfide sociali e ambientali

Dunque, alla fine, il papa ce l’ha fatta, il suo viaggio in America Latina è stato confermato: dal 6 al 17 novembre Prevost sarà in Uruguay, Argentina e Perù, e seguirà esattamente il programma già diffuso nelle scorse settimane. L’ok definitivo è arrivato a due settimane dall’intervento chirurgico cui il pontefice era stato sottoposto per l'asportazione di un nodulo al polmone. Gli ultimi esami non hanno evidenziato controindicazioni alla partenza. Il recupero postoperatorio, ha riferito il medico personale del papa, Luigi Carbone, «continua a progredire» e gli accertamenti confermano «la buona salute e le condizioni cliniche favorevoli» del paziente, senza necessità di ulteriori trattamenti oncologici. Rientrato in Vaticano, Leone XIV ha ripreso gradualmente le attività, adattando l’agenda alle indicazioni dei sanitari e riservando adeguati momenti al riposo; per questo, fra l'altro, ha saltato la visita in programma ad Assisi, in occasione dell’Incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante», svoltosi dal 25 al 27 ottobre, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.

La cittadinanza peruviana di Prevost

La visita in Sudamerica, il sesto viaggio apostolico di questo pontificato, è particolarmente attesa, soprattutto in Perù, il Paese nel quale Robert Francis Prevost ha svolto per oltre vent’anni il proprio ministero missionario ed episcopale, tanto da aver acquisito anche la cittadinanza del Paese andino oltre a quella statunitense. «Sono felice di poter tornare nel continente nel quale ho vissuto tanti momenti della mia vita – ha affermato Leone XIV nella nota diffusa dalla Sala stampa – possa questo viaggio essere un’occasione per aprire i nostri cuori gli uni agli altri, rafforzare la nostra comunione come fratelli e sorelle e rinnovare il nostro impegno ad annunciare il Vangelo con gioia». La prima tappa della lunga trasferta sudamericana sarà in Uruguay: il papa arriverà a Montevideo venerdì 6 novembre e, dopo gli incontri istituzionali, celebrerà i Vespri con la comunità ecclesiale. Sabato 7 si recherà a Paysandú per la messa, quindi incontrerà la realtà sociale di Casavalle e il mondo dell’educazione, prima della veglia di preghiera nello Stadio del Centenario. Domenica 8 celebrerà la Messa a Florida, presso il santuario nazionale della Virgen de los Treinta y Tres, e partirà per Buenos Aires.

Il papa da Milei, il Trump del Sudamerica

In Argentina, si svolgerà la parte centrale e, in un certo senso, più delicata dal punto di vista politico del viaggio di Leone. Il suo predecessore infatti, pur essendo originario di Buenos Aires, non mise mai piede nella sua terra, pur mantenendo contatti stretti con la realtà sociale ed ecclesiale argentina. Ora toccherà a papa Leone tornare nel grande Paese latinoamericano che attraversa una situazione di crisi politica e sociale drammatica, a causa delle scelte ultraliberiste messe in atto dal presidente Javier Milei e dal suo governo, considerato il vero alleato di Trump nel sud del continente. Accanto a ciò, si consideri quanto è avvenuto di recente in Brasile, con la vittoria del candidato della sinistra Lula alle ultime elezioni presidenziali e la fuga del suo avversario, appena saputa la notizia della sconfitta elettorale, Flávio Bolsonaro, negli Usa di Trump – dove ha chiesto asilo politico (sic!) – attraverso il confine argentino. Leone, dunque dovrà tenere un atteggiamento di grande equilibrio, da una parte rispettando in qualche modo Milei che ha invitato il pontefice a visitare il Paese, e dall’altra dando ascolto alle rimostranze provenienti da quella parte della popolazione che più soffre per le politiche antisociali del presidente, senza contare le critiche avanzate dalla stessa conferenza episcopale argentina nei confronti di Milei. In ogni caso, il papa, dopo la cerimonia di benvenuto e gli appuntamenti con le autorità, lunedì 9 visiterà il Pequeño Cottolengo Don Orione di Claypole, celebrerà la messa a Buenos Aires e incontrerà il mondo del lavoro e i rappresentanti delle comunità cristiane e delle tradizioni religiose. Martedì 10 sarà a Córdoba per la messa e l’incontro con la comunità ecclesiale, mentre in serata, tornato nella capitale, presiederà una veglia con i giovani. L’11 novembre visiterà il complesso penitenziario federale e celebrerà la messa davanti alla basilica di Nostra Signora di Luján, prima di volare a Lima.

La tappa peruviana, la più lunga del suo viaggio, inizierà con gli incontri istituzionali. Il 12 novembre il Papa si confronterà con i vescovi e con la realtà ecclesiale del Paese, parteciperà a un incontro sulle sfide e le speranze del popolo peruviano e alla veglia con i giovani e universitari. Il 13 tornerà a Chiclayo, la diocesi che ha guidato dal 2015 al 2023: celebrerà la messa, quindi incontrerà la comunità ecclesiale e il mondo universitario e cenerà con i sacerdoti della diocesi. Fra l’altro, il papa compirà una visita privata alla cappella San Óscar A. Romero. Il 14 novembre, dopo l’incoronazione della Vergine Immacolata nella cattedrale di Chiclayo, Leone XIV raggiungerà Santa Cruz de Succhabamba per la messa e guiderà la preghiera per la conclusione dell’anno giubilare di santo Toribio de Mogrovejo. Domenica 15 sarà a Cusco per l’incontro con i fedeli e i rappresentanti della pietà popolare e per l’Angelus; nel pomeriggio volerà a Pucallpa, nel cuore dell’Amazzonia, dove incontrerà missionari e rappresentanti dei popoli amazzonici e celebrerà la messa. Lunedì 16, a Lima, visiterà una casa di accoglienza per anziani e presiederà l’ultima celebrazione prima del rientro a Roma, previsto il 17 novembre.

Nel complesso, quello nei tre Paesi dell’America Latina, sarà un viaggio all'insegna dei grandi temi sociali che attraversano il continente, da quelli del lavoro, alla povertà alla tutela dell'ambiente, contro lo sfruttamento indiscriminato delle risorse e della foresta Amazzonica. Il papa cercherà anche di dare una prospettiva di speranza e di cambiamento per i popoli della regione.

Gli abusi sessuali in America Latina

In tutti e tre i Paesi, il papa avrà modo di incontrare gruppi di vittime degli abusi sessuali commessi da esponenti del clero. È stata la stessa Sala stampa della Santa Sede a darne notizia. In una nota si sottolinea come questi incontri «rispondono alla volontà del Papa di esprimere la sua vicinanza a quanti hanno sofferto e ancora soffrono a causa di questa violenza, costruire con loro percorsi di guarigione accessibili a chiunque ne abbia bisogno e garantire che la Chiesa sia un luogo sicuro e spiritualmente sano, che viva e comunichi il Vangelo». La notizia degli incontri è stata diffusa dopo che un gruppo di vittime della disciolta – dal Vaticano – organizzazione peruviana, Sodalitium Christianae Vitae (Svc), ha chiesto un colloquio con Prevost con una lettera pubblica. Nel testo, ringraziano Leone XIV per il suo impegno, ma esprimono la loro preoccupazione per il trattamento riservato alle vittime di abusi all'interno della Chiesa peruviana. Nella lettera, si afferma che il processo di soppressione del suddetto gruppo «non è ancora concluso» e che «continuano le azioni che rivittimizzano coloro tra noi che confidavano che questo processo avrebbe portato verità, giustizia e riparazione». «Molte vittime non percepiscono progressi sufficienti in termini di giustizia o di accertamento delle responsabilità. Gli effetti concreti della repressione non sono visibili: i gruppi rimanenti continuano a operare negli stessi luoghi (incluse le parrocchie), con gli stessi leader e le stesse fonti di finanziamento» si legge ancora nella lettera. Inoltre, si sottolinea come le testimonianze, «rese con impegno e speranza», non si sono tradotte in risultati concreti in termini di verità, prevenzione e responsabilizzazione.

Infine, da sottolineare quanto avvenuto in Bolivia secondo le informazioni riportate da El País. Lo scorso 28 ottobre, scrive infatti il quotidiano spagnolo, alcune vittime boliviane di abusi sessuali su minori commessi da esponenti del clero hanno presentato una denuncia canonica, chiedendo al Vaticano la scomunica degli alti funzionari gesuiti Marcos Recolons e Ramón Alaix. I due sono accusati di aver coperto le azioni del sacerdote spagnolo Alfonso Pedrajas – un missionario deceduto nel 2009, che in un suo diario ha ammesso di aver abusato di decine di minori – proteggendolo nonostante fossero i suoi superiori. «Gli accusati hanno omesso di denunciare tali fatti alle autorità civili, violando così il loro obbligo, sia legale che canonico, di tutelare i minori. La loro condotta configura un occultamento intenzionale, che ha contribuito all'impunità degli autori degli abusi e al protrarsi delle violenze», si legge nel documento, depositato presso il tribunale ecclesiastico della diocesi di Cochabamba. Le vittime hanno inoltre chiesto che entrambi i religiosi vengano dimessi dallo stato clericale e che sia loro «vietato in modo permanente l'esercizio di qualsiasi ufficio o ministero ecclesiastico» all'interno della Chiesa.


* Foto di Adolfo Félix su Unsplash

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