Nessun articolo nel carrello

Resistenza poetica. Piazza grande

Resistenza poetica. Piazza grande

Dentro una statica e granitica ostinazione mondiale in cui le guerre e le finanze vanno a nozze, c’è un movimento che attraversa la terra, che non ha un unico nome e nemmeno un’unica lingua: sono i giovani, ragazze e ragazzi che scendono nelle piazze e occupano uno spazio politico. Sono gli stessi che la nostra generazione di adulti nati negli anni 60’ non ha saputo interpretare. Li abbiamo chiamati “sdraiati”, incapaci di un pensiero politico, a rimorchio e senza iniziativa. E invece eccoli, eccole: in Francia, in Belgio, in Albania. E in Portogallo e in Spagna. Nell’immenso Brasile. Eccoli in Serbia a vincere le elezioni a fare da barriera al nazionalismo. E infine eccoli in Italia. Guidano proteste diverse, con motivazioni differenti in contesti diseguali. Eppure sono loro, gli stessi occhi, le stesse mani. Una attenta lettura sociologica potrà spiegarci cosa li accomuna, cosa li differenzia. Eppure con il loro corpo stanno diventando un nuovo soggetto politico che chiede conto alla nostra generazione del baratro entro cui si è infilato il mondo. Sono la generazione Z, quella delle chat, di TikTok, quelli dell’intelligenza artificiale. Questi figli e figlie della liquidità baumaniana, questi piccoli fantasmi del tempo del Covid, ci ricordano che il corpo deve tornare, deve occupare lo spazio politico lasciato troppo a lungo ostaggio delle ideologie, dei mediocri giochi di partito. 

Reclamano le cose essenziali, le stesse che la politica del potere continua a ignorare: la scuola, la casa, il lavoro, la sanità pubblica. 

Reclamano un mondo a loro misura, ovvero fatto per il loro futuro. Quello che noi, gli adulti, non abbiamo ancora pensato. 

C’è anche violenza, rabbia. C’è anche chi spacca le vetrine di lusso nel centro di Milano. Una studentessa alza la mano in classe, si raschia la voce poi dice «si scandalizzano dei ragazzi che rompono le vetrine e non dei grandi della terra che sfondano il mondo, lo mandano a pezzi. Parlano dei ragazzi violenti e non sanno che proporre la guerra per risolvere i problemi, per spartirsi la terra». La studentessa ci ha posto una questione capitale: con quale postura etica stiamo di fronte a loro, con quale coerenza? 

Il governo italiano manda 500 soldati a Milano per difenderci non dai “barbari”, non da un altro “esercito nemico”, ma dagli adolescenti. I nostri figli, i nostri nipoti. Pensano di allargare le carceri che già scoppiano, di fare più spazio nelle carceri minorili. In questo modo, senza nemmeno accorgersene, dichiarano il loro analfabetismo culturale ed educativo. Vorrebbero i soldati con i poteri di fermare e arrestare. Il Quirinale li ferma, per fortuna. 

Non servono 500 soldati, ma 500 insegnanti. O 1.000 ragazze e ragazzi appena più grandi che gli facciano da maestri, come capitava a Barbiana. 

I ragazzi non ci ascoltano perché non siamo credibili. E se alla violenza rispondiamo mandando l’esercito (ovvero una violenza istituzionalizzata) abbiamo fallito ancora una volta. Ma i ragazzi e ragazze nel mondo non sono i maestri della violenza, sono piuttosto gli unici che possono salvare il mondo e toglierlo dalle mani dei potenti che spadroneggiano sulla terra, seminando morte e ingiustizia. 

I ragazzi sanno ancora leggere l’importanza dei simboli. Quando Flavio Bolsonaro umilia Lula nella sfida televisiva, chiamandolo “Nove dita”, i ragazzi faranno di quell'offesa un simbolo di dignità e di riscatto, riempiendo le piazze in Brasile. 

Abbiamo costruito un mondo violento, un'economia violenta, perfino una religione violenta. Ma qualcosa sta nascendo nel mondo, una nuova generazione che forse crede davvero nella pace e nella giustizia. 

Dunque più che allarmarci dovremmo lasciarci sorprendere, meravigliare da questa nuova generazione. 

Questa è la resistenza poetica dei ragazzi e delle ragazze: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” sembrano dirci, prima che sia troppo tardi... 

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.