Nessun articolo nel carrello

L’ecumenismo del fare, sulla via della pace e del disarmo

L’ecumenismo del fare, sulla via della pace e del disarmo

Tratto da: Adista Documenti n° 36 del 24/10/2026

Giovanni Traettino, pastore pentecostale e presidente della chiesa Evangelica della Riconciliazione e coordinatore permanente della Comunione Apostolica papa Francesco lo ha conosciuto bene. La loro amicizia, nata nel 2006 dopo una conferenza ecumenica di Treattino a Buenos Aires, si intensificò soprattutto dopo l’elezione di Bergoglio a pontefice, perché i due poterono vedersi più spesso a Roma. Traettino raccontò alcuni degli argomenti di cui discuteva con papa Francesco: «Abbiamo avuto un dialogo fitto sulle problematiche importanti tra gli evangelisti e i cattolici e sull'opportunità che la Chiesa cattolica chiedesse perdono per le persecuzioni nei confronti dei pentecostali durante il periodo fascista. E proprio in occasione dela sua visita a Caserta il 28 luglio 2014 venne a visitare la nostra comunità e chiese perdono». Traettino faceva riferimento alla doppia visita di papa Francesco a Caserta il 26 e il 28 luglio 2014 quando il pontefice omaggiò sant'Anna, patrona della città, e due giorni dopo si recò in visita privata prima alla Evangelica della Riconciliazione e poi, tra lo stupore dei cittadini, a casa di Traettino al Parco Gabriella. «Tra quelli che hanno perseguitato e denunciato i pentecostali, quasi come fossero dei pazzi che rovinavano la razza, c'erano anche dei cattolici. io sono il pastore dei cattolici e vi chiedo perdono per quei fratelli e sorelle cattolici che non hanno capito e sono stati tentati dal diavolo», disse quel giorno il papa.

Qualche tempo prima della morte di papa Francesco, avvenuta il 21 aprime 2025, Traettino ebbe modo di parlare con un’ultima volta con lui: «Pochi giorno dopo il ricovero – raccontò – mi aveva chiamato e mi confessò che sentiva di essere ormai all'ultimo passo della sua vita terrena».

Il rapporto di Bergoglio con Traettino descrive bene l’approccio che papa Francesco ha avuto con le altre Chiese, e tra queste le Chiese riformate: un rapporto più fondato sulla conoscenza e la stima personale delle persone che su una chiara linea di dialogo sul piano teologico e pastorale. Questo approccio ha comunque consentito anche gesti di apertura più generali. Come quando nel giugno 2016 Francesco ricevette una delegazione della Comunione Mondiale delle Chiese Riformate, che raccoglie le Chiese cristiane nate dall'ispirazione calvinista, riformate, presbiteriane o congregazionaliste. È composta da oltre 200 chiese in rappresentanza di oltre 100 Paesi e di circa 80 milioni di fedeli (membro italiano è la Chiesa evangelica valdese), costituendo così la quarta più grande comunione cristiana al mondo dopo la Chiesa cattolica, la Chiesa ortodossa e la Comunione anglicana. «Cattolici e riformati possono promuovere una crescita comune per servire meglio il Signore», disse Francesco in quella occasione, sottolineando «il legame necessario tra la giustificazione e la giustizia. La nostra fede in Gesù – ha sottolineato Francesco – ci spinge a vivere la carità mediante gesti concreti, capaci di incidere sul nostro stile di vita, sulle relazioni e sulla realtà che ci circonda. In base all’accordo sulla dottrina della giustificazione, esistono molti campi in cui riformati e cattolici possono collaborare per testimoniare insieme l’amore misericordioso di Dio, vero antidoto di fronte al senso di smarrimento e all’indifferenza che sembrano circondarci. In effetti, oggi sperimentiamo spesso una “desertificazione spirituale”». «Non è possibile – aveva poi rimarcato il papa – comunicare la fede vivendola in maniera isolata o in gruppi chiusi e separati, in una sorta di falsa autonomia e di immanentismo comunitario. Così facendo non si riesce a rispondere alla sete di Dio che ci interpella e che emerge anche da molteplici nuove forme di religiosità. Queste a volte rischiano di assecondare il ripiegamento su se stessi e sui propri bisogni, favorendo una sorta di “consumismo spirituale”».

Per il papa, «vi è urgente bisogno di un ecumenismo che, insieme allo sforzo teologico per ricomporre le controversie dottrinali tra i cristiani, promuova una comune missione di evangelizzazione e di servizio. Ci sono già, indubbiamente, molte iniziative e buone collaborazioni in diversi luoghi. Ma tutti possiamo fare di più, insieme, per offrire una testimonianza viva “a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi”: trasmettere l’amore misericordioso del nostro Padre, che gratuitamente riceviamo e generosamente siamo chiamati a ridonare». Per l’Italia era presente il pastore Eugenio Bernardini, allora moderatore della Tavola Valdese, in rappresentanza proprio della Chiesa valdese e metodista italiana. Bernardini aveva ricevuto nel giugno 2015 Francesco nel tempio valdese di Torino, prima volta assoluta di un pontefice, e aveva poi incontrato nuovamente Francesco in Vaticano, dopo il lancio di una iniziativa per i corridoi umanitari per gli immigrati in arrivo in Europa promossa dalla comunità di Sant’Egidio e, appunto, da Chiesa valdese e Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

Questo breve excursus di incontri, discorsi, rapporti con il mondo evangelico mette bene in luce l’approccio pragmatico che Francesco ha voluto dare al dialogo ecumenico e in particolare quello con le Chiese riformate. I nodi restano tutti (autorità papale, culto dei santi, ruolo di Maria, esistenza del Purgatorio, ecc.) e, piuttosto che rischiare aperture su temi che avrebbero potuto spaccare la gerarchia cattolica, anche in tema di ecumenismo, Francesco ha preferito un’altra strada, declinando l’ecumenismo attraverso i rapporti interpersonali e il richiamo alla missione comune di tutte le Chiese nell’azione concreta e quotidiana per la giustizia e la pace. In questo senso la collaborazione con la Chiese evangeliche sulla questione dei corridoi umanitari è stata emblematica. Così come il posizionamento intransigente di Francesco sui temi dei migranti, del riarmo, della condanna delle guerre, del sostegno alla popolazione di Gaza.

Sulla stessa linea, seppure meno informale nei toni e nei gesti, si è progressivamente posto (non va dimenticato che all’inizio del suo pontificato aveva segnato qualche discontinuità, ad esempio rompendo l’equidistanza vaticana nel conflitto russo-ucraino e mostrando minore sollecitudine verso la situazione di Gaza) anche papa Leone XIV, che sta ora tentando di dare alla Chiesa cattolica, ma alle Chiese cristiane e alle religioni più in generale, un ruolo significativo e autorevole all’interno di un contesto internazionale sempre più polarizzato e disgregato, che sta scivolando verso il caos, l’arbitrio e la guerra.

Leone, sin dalla sua elezione («disarmata e disarmante»: così, l'8 maggio 2025, nel suo primo discorso alla folla accorsa in San Pietro aveva dipinto la sua idea di pace) è intervenuto centinaia di volte sui temi della pace e del disarmo. E a un certo punto, proprio su questo terreno, si è posto in forte contrapposizione con il presidente degli Stati Uniti, perché il papa – invece di irenici appelli alla pace – ha condannato esplicitamente l’amministrazione Trump per l'idolatria della forza e il ricorso alla guerra senza nessuna legittimazione delle istituzioni internazionali, oltre che per l'attacco ai diritti delle minoranze. Da parte sua, Trump non ha tollerato di essere continuamente criticato e delegittimato in patria, e di fronte al suo elettorato, dalle dichiarazioni del papa. Per questo ha reagito in modo scomposto e aggressivo, portando lo scontro con la Chiesa a livelli sino a qualche anno fa impensabili. Trump ha compreso che la sintonia sulla causa della pace che associa milioni di fedeli, che sta trovando prima in papa Francesco e ora in papa Leone XIV una credibile leadership (superiore a quella di molti leader politici), rende oggi possibile un inedito e significativo ruolo sulla scena internazionale del cristianesimo.

In mezzo c’è il rapporto tra Trump con le Chiese pentecostali americane (molto diverse però dal movimento pentecostale europeo e dalle Chiese riformate), di cui Trump cerca costantemente il sostegno e i cui leader, a marzo 2026 nello Studio Ovale, hanno pregato con lui e per lui (con alcuni leader che imponevano le mani sul presidente Usa). Questo continuo riferimento di Trump al ruolo delle religioni e al mandato divino che avrebbe ricevuto per governare gli Usa raccontano come attraverso i secoli resti la necessità del potere politico di ricevere una legittimazione religiosa. Il fatto che Leone XIV e le Chiese protestanti possano fare causa comune per contestare l’uso civile della religione e la sua manipolazione a fini propagandistici e guerrafondai è forse la prospettiva più interessante di un ecumenismo delle “buone pratiche” evangeliche. Realizzato questo, sarà anche più agevole il cammino, indubbiamente più complesso e irto di ostacoli, di una piena comunione tra le Chiese cristiane. 

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.