Le Affinità tra il Cristianesimo e l’Islam
Tratto da: Adista Documenti n° 36 del 24/10/2026
La conoscenza svolge un ruolo di primaria importanza nella costruzione di una società civile e autenticamente umana. In un contesto contemporaneo caratterizzato da un forte pluralismo culturale e religioso, la conoscenza reciproca e la comprensione dell’Islam rappresentano un'urgenza imprescindibile. Cristianesimo e Islam condividono infatti pilastri essenziali: il monoteismo, il valore fondante dell'etica e della vita spirituale, e la venerazione per la figura di Gesù Cristo e la Vergine Maria.
Questa urgenza di reciproca comprensione si inserisce perfettamente nel magistero di papa Leone XIV, il quale fin dalle sue prime parole rivolte al mondo ha sottolineato la vocazione dell'umanità a superare le divisioni: «Cristo è il nostro Salvatore e in lui siamo uno, una famiglia di Dio, al di là della ricca varietà di lingue, culture ed esperienze. [...] L'umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l'incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace» (Leone XIV, Primo discorso alla Loggia di San Pietro e Discorso alle Pontificie Opere Missionarie).
La fratellanza umana: da Assisi al Documento di Abu Dhabi
A otto secoli dallo storico incontro tra San Francesco d'Assisi e il Sultano al-Malik alKamil, il dialogo tra Cristianesimo e Islam ha raggiunto un traguardo importante con il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato nel 2019 da papa Francesco e dal grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib.
Il documento riconosce i credenti delle due religioni come fratelli di pari dignità. Il Cristianesimo definisce Dio come Padre vicino e misericordioso, educando i fedeli a considerare ogni essere umano un fratello. Allo stesso modo, la teologia islamica riconosce un unico Dio creatore ed essenzialmente Amore. Il Corano ribadisce infatti la compassione divina ricordando che Dio «ha prescritto a Se stesso l’amore» (Cor. 6:12). L'invocazione dei più bei nomi di Dio nel Corano mostra inoltre un'affinità visibile con le Lodi di Dio Altissimo di san Francesco.
Entrambe le tradizioni denunciano con chiarezza che il terrorismo non deriva dalla religione autentica, ma da interpretazioni deviate dei testi sacri, unite a povertà, ingiustizia e oppressione. Occidente e Oriente sono dunque chiamati a una reciprocità feconda al servizio dell'unica famiglia umana.
I versetti del Corano sull'unità della famiglia umana
Nel testo coranico risuonano in modo netto i principi di fratellanza ed etica sociale che accomunano i credenti:
* L'amore per il prossimo come via principale: «Io non vi chiedo nient’altro come ricompensa, tranne una cosa sola: Amore verso il prossimo» (Cor. 42:23).
* La scelta del percorso di fede: «Io non vi chiedo nient’altro come ricompensa, ma solo qualcuno che voglia scegliere la Via del Signore» (Cor. 25:57).
* L'infinità della parola divina: «Dì: Se il mare si facesse inchiostro per scrivere le parole del Signore, certo il mare sarebbe esaurito prima che fossero esaurite le parole del Signore» (Cor. 18:109).
* La sostanza della rettitudine: «La fede non consiste nel volgere la faccia verso l’Oriente o verso l’Occidente. L’uomo buono è colui che crede in Dio [...] e per amor di Dio dà i propri beni ai suoi parenti, agli orfani, ai poveri» (Cor. 2:177).
La figura di Maria in 12 punti
Come ribadito dal Concilio Vaticano II nel documento Nostra Aetate, le religioni monoteiste condividono i concetti di fede in Dio unico (al-tawhid), profezia (al-nubuwwah) e risurrezione (al-ma’ad). Musulmani e cristiani venerano inoltre Gesù Cristo – riconosciuto dal Corano come profeta, Messia e Verbo di Dio – e la Vergine Maria.
Maria è il principale ponte d'incontro interreligioso, nominata 34 volte nel Corano ed eletta sopra tutte le donne (Cor. 3:42). Il testo sintetizza la sua centralità in 12 punti:
* Affidata a Dio fin dal grembo: è l'unica a ricevere il titolo di muharrar (“libera” e liberata).
* Preservata da Satana: protetta da Dio insieme alla sua progenie, anticipando il concetto dell'Immacolata Concezione.
* Il fiore mistico: germogliata e cresciuta sotto l'attenzione diretta del Signore (nabatan hasana).
* Maestra di fede: sorprende il profeta del suo tempo Zaccaria per i cibi e i doni miracolosi che riceve da Dio.
* Vergine dell'Annunciazione: accoglie il messaggio della nascita miracolosa di Gesù (‘Isa ibn Maryam).
* Esempio di santità: santa, devota e pura (qanitan, siddiqah).
* La ricerca della luce: ritirata in meditazione verso Oriente (makanan sharqiyyan), simbolo della luce divina.
* In dialogo con gli angeli: ascolta direttamente l'annuncio dello Spirito di Dio che le rivela l'arrivo del Verbo di Dio nel suo grembo.
* Ricettacolo dello Spirito: accoglie in sé lo Spirito di Dio (ruh),
* La trasformazione della prova: accetta la solitudine e il dolore del parto presso la palma secca, che risorge donando datteri freschi e la fonte Sariyyan.
* Madre del Messia: generatrice di Gesù, operatore di miracoli, risuscitatore di morti e servo di Dio.
* Modello universale: maestra di sapienza, unità e fede per cristiani, musulmani e per l'umanità intera.
L’essere umano come Khalifat Allah (Custode del Creato)
Nel pensiero islamico l'essere umano è nominato khalifah, ossia luogotenente e successore di Dio sulla Terra (Cor. 2:30). Questa responsabilità si traduce nella parola chiave altaqwa (“custodire”), declinata in 7 aspetti:
* Custodire il corpo: rispetto del proprio corpo come tempio dello spirito, evitandone il degrado e praticando un'alimentazione e un'igiene curata.
* Custodire lo spirito: curare l'anima (nafs) nel suo faticoso cammino verso l'incontro con il Signore (Cor. 84:6).
* Custodire il prossimo: sostenere l'altro in una dinamica dove la preghiera (salat) è indissolubile dal dono caritatevole (zakat).
* Custodire la vita animale: rispetto per gli animali, intesi nel Corano come comunità simile a quella umana (Cor. 6:38).
* Custodire la famiglia: costruita sull'amore divino (rahmah) e sull'amicizia sincera (mawaddah).
* Custodire la comunità umana: edificare la civiltà soccorrendo concretamente gli orfani e i bisognosi (Cor. 90).
* Luogotenente del Creatore: l'impegno dell'uomo a custodire il pianeta con responsabilità, bellezza e visione unificata del monoteismo.
Conclusione
Il Cristianesimo e l’Islam offrono fondamenti teologici ed etici convergenti. La vera via del Signore non risiede nelle barriere ideologiche o nella violenza, ma nella costruzione di un "noi" fraterno, fondato sull'amore verso il prossimo e sulla custodia del Creato.
A testimonianza di come l'esperienza mistica superi ogni confine dogmatico o identitario, risuonano con forza le parole di Jalāl al-Dīn Rūmī. Contemporaneo di san Francesco d'Assisi – con cui condivise la ricerca di un dialogo autentico con il Divino basato sull'amore radicale –, il grande poeta e mistico persiano ha espresso una visione profondamente unitaria del mondo. Nei suoi versi, l'annullamento delle barriere geografiche, religiose e dottrinali diventa la condizione essenziale per riscoprire l'essenza comune di ogni essere umano:
«Che far dunque o musulmani, ch'io me stesso non conosco?
Non giudeo sono, né cristiano, né son ghebro o musulmano! Né orientale né occidentale né terrestre, né Marino non di terra, non di acqua non di vento non di fuoco. Non d'empireo, non di trono, non di essere o di essenza.
Non d'India non di Cina, né Sassonia o Bulgaria, non di Persia o Babilonia né del khorasan io sono, non del mondo, non dell'altro non d'inferno o Paradiso, non da Adamo non di Eva non di eterei giardini, il mio luogo è l'oltre spazio, Il mio segno è il senza segno non è anima non corpo
solo sono dell'Amato.
via da me scacciai ogni due, dei due mondi Un solo vedo Uno cerco Uno conosco, Uno canto uno contemplo.
Il mio Luogo è l'Oltrespazio, il mio Segno è il Senza Segno,
non è anima, non corpo: solo sono dell'Amato!».
Shahrzad Houshmand Zadeh è laureata in Teologia Islamica in Iran e in Teologia Cristiana alla Pontificia Università Lateranense. Dottorata in Antropologia all’Università di Roma “La Sapienza”. Docente di Studi Islamici e di Lingua e Letteratura Persiana. Già vicepresidente della Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura (con il card. Gianfranco Ravasi); già membro del Consiglio per le Relazioni con l’Islam Italiano presso il Ministero dell’Interno.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
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