L’Unità oltre gli stereotipi. Il dialogo tra cattolici e induisti
Tratto da: Adista Documenti n° 36 del 24/10/2026
Negli ultimi dieci anni ho avuto l’onore di partecipare per conto dell’Unione Induista Italiana-Sanatana Dharma Samgha (UII) a diversi incontri interreligiosi proposti dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (PDCI) rinominato nel 2022 in Dicastero per il Dialogo Interreligioso sulla scia dello slancio decisivo donato dal pontificato di papa Francesco, che ha in un certo senso istituzionalizzato con coraggio e senza ambiguità il dialogo con le fedi non cristiane, rianimando lo spirito del Concilio Vaticano II. L’impegno dell’attuale pontificato di papa Leone XIV sembra voler consolidare il percorso con grande pragmatismo. Nel dicembre 2016 si è svolto il primo incontro storico a livello ufficiale tra “Indù e Cristiani” dal titolo “Luce di Pace. Cristiani e Induisti in dialogo”, organizzato dal PCDI e poi continuato a scadenza pressoché annuale per poi essere allargato anche ad altri rappresentanti delle religioni del Dharma originate in India, come giainisti, buddisti e sikh. Con loro gli “induisti” condividono, con diverse sfumature, il patrimonio spirituale comune, denominato appunto Dharma (dalla radice sanscrita “Dhr” sostenere, nutrire), costituito da principii universali e leggi morali che sostengono e promuovono l’armonia e la pace e nutrono la vita, il mondo e oltre. Sono state molte anche le giornate di studio con taglio interreligioso svolte presso le varie Università Pontificie (Gregoriana, Santa Croce, Urbaniana, Angelicum) e presso la Conferenza episcopale italiana (CEI) che si è attivata con grande solerzia anche a creare organi a livello locale, nelle diocesi, preposti al dialogo interreligioso. Non sono mancate occasioni di invito e incontro anche in circostanze eccezionali come i funerali di papa Francesco e l’insediamento successivo di Leone XIV, e l’ultimo Anno Giubilare (2025). Prima della pubblicazione definitiva di documenti pontifici (come l’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco e la Magnifica Humanitas di papa Leone XIV) le università pontificie hanno invitato delegazioni interreligiose a riflettere insieme sui temi pertinenti (ambiente, violenza, guerre, intelligenza artificiale). Nell’ottobre 2025 in occasione del 60° anniversario della Nostra Aetate, è arrivato l’invito ai non cristiani non solo per le celebrazioni ufficiali ma anche a “ripensare” insieme la Nostra Aetate in una giornata di studio considerando i nuovi contesti storici e di pluralismo culturale.
A seguito della ratifica dell’Intesa con lo Stato italiano nel 2012, l’UII è impegnata a livello istituzionale non a rappresentare una fede, ma le diverse comunità (samgha) e tradizioni del Sanatana Dharma presenti in Italia con 250.000 praticanti non solo italiani (ma provenienti anche da India, Bangladesh, Mauritius, SriLanka) e una ventina di luoghi di culto sul territorio italiano. La pluralità, del resto, è insita sin dalle origini dell’“induismo” o propriamente del Sanatana Dharma (“Legge Eterna”) dove le pratiche religiose/spirituali alla base della sua ortoprassi sono molteplici e possono essere riassunte in rituali, devozionali, ascetiche, monastiche, di servizio e di studio delle scritture. L’“unità nella diversità” è ciò che ha permesso la continuazione della più antica delle “religioni”, senza un unico fondatore o profeta, senza inizio e che accompagnerà l’uomo negli eterni cicli del tempo. Per l’UII il dialogo interreligioso e intermonastico costituiscono attività dharmiche inserite nella sua mission a favore della società, del pluralismo e della libertà religiosa.
Se dunque oggi, da ambedue le parti, la disponibilità al dialogo si trova al massimo livello, le sfide e le insidie non mancano, anche perché un decennio di attività è poco per raccogliere dei frutti, ma abbastanza per il seminare buone pratiche. Certamente in questi tempi conflittuali essere capaci di riunirsi in uno spazio comune e dialogare è un passo estremamente significativo e non scontato. Stiamo operando in un “contesto ambientale” difficile. In alcuni social o media non confessionali gli eventi interreligiosi celerebbero volontà di conversione, di prevaricazione o di attentare alla identità nazionale. Oppure, come avvenuto, nel migliore dei casi gli eventi interreligiosi vengono spesso ignorati dal mainstream. Il dialogo fra pensieri diversi anche nel contesto internazionale (che siano contendenti intellettuali o belligeranti) sta attraversando le sue difficoltà che non a caso si riflettono anche a livello nazionale. La comunicazione poi si traduce spesso in slogan e meme a uso e consumo soprattutto della politica. Le fake news hanno una capacità fino al 70% in più di essere condivise rispetto a notizie vere, diffondendosi 6 volte più velocemente di un’informazione corretta (Science, 9/3/2018). Per fermare una fake news bisogna innanzitutto capirla. Contro tale violenta capacità virale, queste occasioni di approfondimento e di “studio” reciproco diventano preziosi momenti di formazione culturale e conoscenza reciproca contro pregiudizi e stereotipi per la società e una necessità imprescindibile per gli operatori del dialogo o “artigiani della pace” come li chiamava da papa Francesco (Fratelli tutti). Lo yoga, ad esempio, è nato come percorso di elevazione spirituale e finché viene relegato alle pratiche di benessere per i non induisti è anche comprensibile, ma appellativi come “yoga demoniaco” sono inaccettabili. Liberarsi dagli stereotipi è un impegno fondamentale e solo se non rimane autoreferenziale potrà beneficiare l’intera società.
Il successo degli incontri inoltre non può essere valutato dal numero di eventi organizzati. Il rischio possibile è di essere trascinati dalla routine istituzionale e che la quantità prevalga sulla qualità. Il dialogo non deve divenire un impegno “lavorativo” con le sue scadenze istituzionali che creano obblighi al quale non sottrarsi per non sentirsi accusare di “mancanza di buona volontà”.
Personalmente ho dovuto riscoprire la mia dimensione di ricercatrice spirituale, che mi è stata preziosa per entrare in sintonia con gli altri delegati che come me sono in cammino verso l’Assoluto.
«Le religioni sono come tanti fiumi ognuno nel suo percorso calmo o tumultuoso, ma, quando arrivano al mare, si fondono in esso perdendo la loro individualità»: con queste parole Svami Yogananda Ghiri, fondatore dell’UII. Queste parole ci invitano a riscoprire quell’elemento di Unità declamato nei Veda secoli fa, quasi a presagire che l’induismo sarebbe stato percepito erroneamente fuori dall’India come una religione politeista.
In conclusione, le istituzioni vaticane sembrano essere molto più al passo con i tempi della politica italiana. La legge sull’Intesa viene applicata con difficoltà a livello locale (per esempio, sono più di due anni che aspettiamo l’autorizzazione finale per aprire il tempio a Milano) e, in tutta Italia, i Tavoli interreligiosi organizzati dai comuni sono pochissimi. La richiesta da noi inoltrata all’indomani dell’Intesa, di rivedere i testi scolastici pieni di stereotipi sull’induismo, è stata accolta solo l’anno scorso e dalla CEI per la pubblicazione dei libri di testo di religione. Il Patto delle Religioni, siglato lo scorso 25 giugno, conclude un percorso di incontri interreligiosi sul tema “La via italiana al dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale” e, nonostante il titolo, è stato avviato dalla CEI! Le organizzazioni religiose in generale, a parte qualche ammiccamento per fini elettorali, purtroppo sono considerate con imbarazzo o come fonte di conflittualità e negazione di diritti ignorando invece il ruolo positivo che possono svolgere nella società civile. Ciononostante, la religione di maggioranza e le religioni di minoranza in Italia continueranno a essere testimoni di dialogo per una possibile armoniosa convivenza civile.
Ghita Micieli De Biase è laureata in relazioni internazionali, presso l’ufficio di Roma dell’Unione Induista ItalianaSanatana Dharma Samgha è impegnata in progetti culturali e di dialogo interreligioso. Segue diverse comunità religiose locali a Roma nei rapporti con le istituzioni sia locali che intra-religiose.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
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