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Per i cammini della Teologia India: l’incontro fecondo tra “vita in abbondanza” e “buen vivir”

Tratto da: Adista Documenti n° 41 del 23/11/2013

DOC-2573. PUJILÍ-ADISTA. Una sintesi felice tra la promessa di “vita in abbondanza” avanzata da Gesù e la visione indigena di una “terra senza mali”, quella del “buen vivir” (nelle diverse espressioni indigene, a cominciare da quella kichwa del Sumak Kawsay): questo il senso più profondo del VII Incontro continentale di Teologia India, svoltosi dal 14 al 18 ottobre scorso nella città di Pujilí, in Ecuador, proprio sul tema “Sumak Kawsay e vita piena”. Promosso dall’Articolazione Ecumenica Latinoamericana di Pastorale Indigena (Aelapi) con il sostegno del Vicariato di pastorale indigena della diocesi di Latacunga, l’incontro, a cui hanno partecipato oltre 300 rappresentanti di comunità indigene e operatori di pastorale provenienti da 15 Paesi latinoamericani, ha offerto l’occasione per «condividere e approfondire l’esperienza di Dio a partire dalla saggezza e dalle pratiche dei popoli indigeni alla luce di Gesù Cristo», in vista della costruzione di un modello comunitario caratterizzato dall’armonia con la natura, con gli esseri umani e con Dio, che è, per l’appunto, l’essenza del Sumak Kawsay.

Di fronte a un sistema profondamente escludente, etnocida ed ecocida, come quello capitalista, la costruzione «contro culturale» del buen vivir - ha evidenziato nel suo intervento il teologo brasiliano Paulo Suess, consulente teologico del Consiglio indigenista missionario (Cimi) - significa «decolonizzare le istituzioni politiche; demercantilizzare i saperi, la fede, la scuola, la salute; deprivatizzare ciò che deve appartenere alla sfera pubblica, arrestare la patologia della crescita», promuovere «un nuovo modo di generazione e di ridistribuzione delle ricchezze in una società post-petrolifera», affinché, invece di puntare a vivere meglio - meglio di altri, sulle spalle di altri – si possa “semplicemente” vivere bene, in un’armoniosa convivenza in cui tutti si preoccupino di tutti e in cui tutti si prendano cura della Madre Terra. «La nostra – ha sottolineato il sacerdote messicano Atiano Ceballos Loeza – è però molto più di una semplice cura: il nostro impegno va al di là, molto al di là, dell’ecologia come scienza. Con passione lo hanno espresso i nostri fratelli e le nostre sorelle pellerossa: “I nostri morti non dimenticheranno mai questa meravigliosa Terra, perché è la Madre del Pellerossa. Ogni parte di essa è sacra per il nostro popolo. I fiori profumati sono nostri fratelli, così come lo sono il cervo, il cavallo, la grande aquila. Le alture rocciose, le praterie soavi, l’impetuoso corpo del puledro e dell’essere umano, tutto appartiene alla stessa famiglia. L’acqua cristallina che brilla nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua, ma anche sangue dei nostri antenati”». Così, per i popoli indigeni, prosegue Ceballos Loeza, «tutto è vivo: l’acqua, le pietre, gli animali… Di conseguenza, tutta la vita, con  i suoi mille colori e le sue mille forme, quelle che vediamo e anche quelle che non riusciamo a scorgere, merita rispetto». Quel rispetto a cui si richiamavano gli antenati quando, per esempio, insegnavano, al momento di abbattere un albero, «a chiedere il suo permesso, presentandogli un’offerta». È questo il grande contributo della spiritualità dei popoli amerindi, con la sua dimensione cosmica, olistica e integrale: «permettere di superare la visione frammentaria della realtà imposta dall’Occidente», vincolando strettamente «spiritualità, saggezza, politica e intuizioni del cuore» e incorporando tali dimensioni nella lotta per la trasformazione della società. Una riflessione, questa, sviluppata durante l’incontro sulla base della tradizionale metodologia del vedere-giudicare-agire, a partire dalla lettura dei testi biblici, come pure dei miti, delle narrazioni e delle tradizioni che costituiscono la memoria storica dei popoli originari, il segreto della loro indomabile capacità di resistenza.

Una lettura del Vangelo orientata a evidenziare i tratti essenziali della proposta di buen vivir presentata da Gesù, quella legata al progetto del Regno di Dio - proposta chiaramente in sintonia con le esperienze di buen vivir di altre culture - è stata offerta dal biblista e teologo della liberazione messicano Raúl Lugo Rodríguez (finito sotto il mirino del Vaticano per il suo libro Iglesia Católica y Homosexualidad, pubblicato nel 2006). Ne riportiamo qui di seguito alcuni stralci, in una nostra traduzione dallo spagnolo (rimandando per la versione originale integrale al sito http://teologiaindia2013.blogspot.it), seguiti dal messaggio finale del VII Incontro Continentale di Teologia India. (claudia fanti)

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