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Papa Francesco, prima dell’abisso

Papa Francesco, prima dell’abisso

Tratto da: Adista Documenti n° 30 del 08/09/2018

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Papa Francesco è sull'orlo di un abisso. La gerarchia conservatrice della Chiesa non gli ha perdonato di non aver voluto essere papa. Che preferiva essere, come Pietro, semplicemente, vescovo di Roma. Si è tolto i distintivi che gli imperatori romani avevano prestato ai papi. E ha commesso il peccato di voler tornare al cristianesimo delle origini. La curia vuole un vero papa. Il terremoto del grande scandalo della pedofilia praticata con migliaia di minori da ecclesiastici, anche della più alta gerarchia, vergognosamente nascosto per decine di anni con la complicità della Chiesa ufficiale, ha finito per esplodere pericolosamente nelle mani di Francesco. Non sappiamo ancora in che misura siano credibili le accuse che gli si muovono di essere a conoscenza del dramma e di non aver agito tempestivamente, ma sono bastate a coloro che aspettavano il momento di dare il colpo mortale: ne hanno approfittato per chiedere le sue dimissioni. L'hanno colto in contropiede. È curioso che la gerarchia conservatrice abbia chiesto le dimissioni solo di due papi dell'era moderna. I cardinali della curia lo fecero con Giovanni XXIII quando annunciò il Concilio Vaticano II. Volevano deporlo perché pazzo. Ha finito per vincere la battaglia. Oggi provano a deporre Francesco, giustamente il più simile al vecchio Roncalli, considerato più un parroco che un papa. Gli mancava la pompa ieratica del suo predecessore, papa Pacelli. Si accusa Francesco, già da prima che giungesse lo scandalo degli abusi sessuali, di voler far risorgere la parte più rivoluzionaria del Concilio Vaticano II, di voler deburocratizzare la Chiesa a partire dalle sue origini. Ora si cerca di coinvolgerlo in uno dei casi più sporchi del comportamento di così tanti ecclesiastici. Ora dovrà dimostrare con i fatti che era ed è dalla parte delle vittime, perché non sono sufficienti le semplici condanne. Dovrà farlo con delle azioni concrete. Ha bisogno di capire che la forza conservatrice della vecchia curia può essere più potente della sua volontà di smuovere la Chiesa alle fondamenta. Deve cominciare a tagliare le gambe a queste strutture con riforme concrete, cominciando con l'abolizione del celibato obbligatorio, l'apertura delle donne al potere della Chiesa, così come dei laici. E persino sbarazzarsi del vecchio schema rancido della curia. Dovrà avere la forza, se necessario, di convocare un nuovo Concilio giacché la Chiesa in questo momento ha appena concluso un ciclo. Così grave che Francesco, un papa che è venuto a dare speranza e interesse non solo nella Chiesa, ma al di fuori dei suoi confini per la libertà di spirito, corre il pericolo di finire trascinato dalla parte marcia di una Chiesa che vive una delle sue grandi crisi secolari.  

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