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Roma, nascono due case per accogliere e proteggere le donne migranti

Roma, nascono due case per accogliere e proteggere le donne migranti

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Un’iniziativa per proteggere le donne, rifugiate e migranti, da situazioni di vulnerabilità. E’ con questo obiettivo che il progetto “Chaire Gynai”, (tradotto dal greco:“Benvenuta donna”), ha dato vita a due case di accoglienza, nel territorio della Capitale.  A promuovere l’iniziativa, la Congregazione delle suore Missionarie Scalabriniane, il Dicastero della Santa Sede per il Servizio dello Sviluppo umano integrale (Sezione migranti e rifugiati), la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, la UISG (Unione Internazionale Superiore Generali) e la Conferenza episcopale italiana. Ma un sostanziale contributo lo hanno dato anche le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù che, coinvolte dalle Missionarie Scalabriniane, hanno messo a disposizione gli spazi in cui al momento sono ospitate le 17 donne e i 7 minori provenienti da paesi in guerra o soggetti ad estrema povertà e disagio come Siria, Uganda, Senegal, Congo, Camerun, Etiopia, India e Burundi.

«Il progetto nasce nel cuore del Santo Padre quando ha invitato tutte le congregazioni religiose presenti nel territorio della Diocesi di Roma ad accogliere i migranti e i rifugiati», ha spiegato padre Fabio Baggio, sottosegretario al Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, «Questa è la testimonianza di come costruiamo ponti per una società accogliente e aperta» ha aggiunto.

Nelle due case, site in via della Pineta Sacchetti, (zona ovest della Capitale), e in via Michele Mercati, (nel quartiere Pinciano), sono accolte le donne che hanno già ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiate in Italia o che potrebbero regolarizzare la loro condizione migratoria, includendo anche donne per cui è necessaria la trasformazione del tipo di permesso.

Il periodo di accoglienza di queste persone nelle case varia da sei mesi ad un anno al massimo, con l’obiettivo di favorirne l’integrazione e l’autonomia, dal momento che, come ha spiegato suor Eleia Scariot, scalabriniana coordinatrice del progetto, «l'intenzione è quella di sostenere le donne nel loro percorso di integrazione e valorizzazione professionale» in ottemperanza al «principio della dignità umana, il diritto alla libertà e all'uguaglianza ».

«Per noi lavorare con i migranti è una grande grazia che conferma la nostra missione», ha concluso suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane, «Accogliere, proteggere, promuovere, integrare sono i quattro verbi guida per Papa Francesco e sono i quattro verbi che guidano le nostre scelte pastorali, perché nessuno deve sentirsi straniero, tutti siamo figli e figlie dello stesso Padre».

 

  

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