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Un impegno che parte da lontano: intervista alla pastora battista Gabriela Lio

Un impegno che parte da lontano: intervista alla pastora battista Gabriela Lio

Pubblichiamo l'intervista rilasciata a Marta D'Auria dalla pastora battista Gabriela Lio, neo-presidente della Federazione delle donne evangeliche in Italia, eletta durante il XII Congresso che si è svolto a Roma dal 29 al 31 marzo. L'intervista è comparsa il 5 aprile scorso sul sito di Riforma, il settimanale delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia.

L'articolo nella sua versione originale è consultabile al seguente link

 

 

Gabriela, 55 anni, argentina, giunta in Italia nel 1986, si è laureata presso la Facoltà valdese di teologia (Roma), e ha svolto il suo ministero pastorale a Pozzuoli-Monteruscello, ad Ariccia e Fontana di Papa; è stata segretaria del Dipartimento di evangelizzazione dell’Ucebi, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia; attualmente è direttrice del Centro evangelico battista di Rocca di Papa (Roma). 

Il suo coinvolgimento nel lavoro con le donne parte da lontano…

«Da ragazza, nel mio paese di origine, ho lavorato con donne in grande difficoltà sociale, in particolare con donne vittime di abuso e tossicodipendenti. Quando sono arrivata in Italia, io e altre donne straniere provenienti dai paesi dell’Africa e dell’America Latina abbiamo creato un’associazione “Candelaria”, proprio nel momento in cui nasceva a Roma la realtà della Casa internazionale delle donne che oggi versa in gravi difficoltà. Attraverso quell’associazione abbiamo cominciato a lavorare sui nostri diritti, in quanto donne migranti, mettendoci in rete con tutte le associazioni che già erano attive sul territorio. Contemporaneamente svolgevo i miei studi presso la Facoltà valdese di teologia: la mia tesi di laurea è stata su “La relazione pastorale di aiuto alle donne vittime di abuso in famiglia”, convinta che in un percorso di guarigione totale della donna non è possibile trascurare l’aspetto spirituale delle donne vittime di violenza. In quegli anni, erano i primi anni ’90, ho collaborato con il Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche, guidato allora da Annemarie Duprè, nella formazione di un gruppo di straniere che elaborassero una riflessione teologica a partire proprio dalla condizione dell’essere donne migranti».

Il lavoro con le donne è proseguito anche all’interno delle chiese battiste…

«Per sei anni sono stata presidente del Movimento femminile evangelico battista (Mfeb). Già negli anni precedenti a quell’incarico ho partecipato e contribuito all’organizzazione dei convegni e degli incontri di formazione che il Movimento, soprattutto grazie all’impulso delle colleghe Adriana Cavina e Elizabeth Green, organizzava periodicamente presso il centro battista di Rocca di Papa e non solo. I sei anni di presidenza hanno richiesto un grande impegno che continua ancora oggi. Negli ultimi mesi sono stata impegnata in alcuni stage di formazione sul tema dell’empowerment in coppia con una psicologa dell’ospedale San Giovanni di Roma. In particolare, il mio approccio durante gli incontri è di tipo biblico-teologico: riflettiamo sul percorso di consapevolezza che le donne hanno dei propri doni e capacità, partendo dallo studio del ruolo che alcune figure femminili hanno avuto nel movimento di Gesù all’inizio del cristianesimo fino a giungere ad una riflessione sul pastorato femminile». 

Quali saranno i primi passi che muoverà come presidente della Fdei?

«Il 18 maggio mi incontrerò con le sorelle del Comitato nazionale e decideremo insieme il programma da portare avanti. Naturalmente partiremo dalle mozioni approvate dal Congresso e ci muoveremo in continuità con il passato: la presidenza della sorella Dora Bognandi e di chi l’ha preceduta hanno evidenziato l’importanza di provare a dare una lettura storica del cammino finora fatto come Federazione di donne evangeliche appartenenti a diverse denominazioni. Questo cammino sarà inclusivo, coinvolgerà infatti non solo donne delle nostre chiese evangeliche: da poco si è costituito a Bologna l’Osservatorio nazionale “interreligioso” sulle violenze contro le donne, dove lavoreremo fianco a fianco con donne ebree, islamiche, induiste e buddiste. Siamo chiamate a dare nello spazio pubblico il nostro contributo partendo dal nostro essere donne di fede».

Quale sarà invece il lavoro sul versante interno delle chiese?

«Lavoreremo molto sulla formazione, in particolare continueremo il nostro impegno contro la violenza sulle donne. Lo faremo in rete con le associazioni già esistenti a livello territoriale: non dobbiamo creare nulla di nuovo, ma vogliamo condividere il percorso che in tutti questi anni le donne delle chiese federate hanno fatto. In questo momento in cui nella nostra società si mettono in discussione importanti battaglie compiute dalle donne, come il divorzio o la legge 194, vogliamo essere presenti nei luoghi di discussione per difendere, anche come donne evangeliche, alcune importanti conquiste acquisite».

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