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9 maggio 1978, l'uccisione di Peppino Impastato

9 maggio 1978, l'uccisione di Peppino Impastato

ROMA-ADISTA. Quarantatré anni fa, il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro, a Cinisi (Palermo), simulando che fosse vittima di un attentato che voleva compiere, fu ucciso Giuseppe Impastato, per tutti Peppino. Aveva 30 anni.

Della sua storia umana, del suo impegno civile, della ricerca dei responsabili della sua morte si parla, con ampia documentazione, sul sito di Ossigeno “Cercavano la verità” (https://www.giornalistiuccisi.it/storie/giuseppe-impastato/), dedicato ai 30 giornalisti italiani uccisi dalle mafie, dal terrorismo e dai conflitti all’estero.

Peppino proveniva da una famiglia mafiosa, ma aveva scelto di lottare contro la mafia. Era un militante di sinistra. Era candidato al consiglio comunale. Aveva fondato una radio locale per diffondere musica e dire ciò che i giornali non dicevano su ciò che accadeva nel piccolo paese in cui viveva. Diceva che lì il capomafia Gaetano Badalamenti gestiva indisturbato il traffico internazionale di droga per conto di Cosa Nostra. Lo denunciava apertamente dai microfoni di Radio Aut in una divertente trasmissione satirica (Onda pazza a Mafiopoli) chiamandolo Tano Seduto.

Era un attivista, ma indubbiamente anche un cronista capace e coraggioso. Soltanto dopo alcuni anni si è cominciato a inserirlo nell’elenco dei giornalisti italiani uccisi perché diffondevano verità che la mafia voleva nascondere sotto il velo dell’omertà. Come per altri cronisti uccisi dalla mafia, il suo omicidio fu architettato ad arte. Lo fecero passare per un atto terroristico, poi per suicidio. Per anni le indagini sono state deviate da depistaggi e a mettere in moto la macchina della giustizia è stato il coraggio e l’impegno dei suoi compagni, della madre Felicia e del fratello Giovanni, di Umberto Santino e Anna Puglisi, e grazie alla sensibilità del giudice Rocco Chinnici. Oggi sappiamo che a chiedere la morte di Peppino Impastato furono i mafiosi Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti. Spensero la sua voce perché era intollerabile per i loro traffici.

Suo fratello Giovanni, nel messaggio che il 3 maggio scorso ha inviato al giornalista Leone Zingales di “Cittadini per la Memoria del Fare”, ricorda che Peppino diceva che “L’informazione è resistere. Resistere è preparare le basi al cambiamento”. Giovanni Impastato ha aggiunto: “Se vogliamo una società migliore dobbiamo ancora batterci per la libera informazione, come quella che lui (Peppino, ndr) ha sperimentato in tanti anni a partire dal giornale L’Idea, fino alle trasmissioni di Radio Aut dalle quali denunciava mafia e politica collusa per i loro malaffari, traffico di droga, sfruttamento, devastazione ambientale; per questo Peppino è stato ucciso. Non dobbiamo smettere di ricordare i giornalisti assassinati per aver sfidato il potere e l’omertà, raccontando verità difficili”.

La più grande difesa della memoria di Peppino è stata fatta da sua madre, Felicia Bartolotta, divenuta un simbolo dell’impegno antimafia e una leader dell’Associazione Libera.

Oggi le idee e l’esempio di Peppino sono un punto di riferimento soprattutto per i più giovani. Ne sono testimonianza le diverse iniziative nelle scuole, non solo siciliane, che si svolgeranno in occasione dell’anniversario. Diverse anche le manifestazioni, in presenza e online, promosse da realtà locali e nazionali che si occupano di antimafia. In particolare, la mattina del 9 maggio, alle 10:00, presso il Casolare dove è stato ucciso il giornalista, ci sarà un presidio con familiari e cittadini, su iniziativa di Casa memoria Felicia e Peppino Impastato e Centro Impastato nell’ambito del programma “Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo”.

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