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"La Genova di don Gallo", in ricordo di un prete di strada

In questi giorni in cui i pensieri di tanti vanno a Genova, dove venti anni fa – era il 20 luglio 2001 – è stato ucciso dalla polizia il giovane Carlo Giuliani durante le manifestazioni contro il G8 che si stava svolgendo nella città ligure, Tonio Dell'Olio, nella sua rubrica “Mosaico dei giorni” ricorda il sacerdote don Andrea Gallo – partigiano, prete di strada, fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova – che con quei manifestanti solidarizzava.

Di don Gallo, scomparso il 22 maggio 2013, Vito Mancuso nella  sua prefazione al libro Don Gallo e i suoi fratelli così diversi così uguali (a cura di Giovanna Benetti, Gabrielli editore, 2014) scrisse: «Don Gallo vivrà nell’immaginario degli italiani con il suo sigaro, il cappello nero e l’immancabile colletto da prete, i segni più caratteristici della doppia appartenenza che ha contraddistinto la sua lunga, tormentata, ma felice esistenza: l’appartenenza al mondo e alla Chiesa, alla terra e al cielo». «Termini – precisava – che per la cultura dominante sono contrapposti, ma che per don Gallo erano allo stesso modo importanti perché ha dedicato la vita proprio alla pensabilità della loro unione nell’esistenza concreta delle persone». Aggiungeva fra l’altro il teologo che, in un cattolicesimo come quello italiano, «spesso privo di schiettezza e di libertà di parola, calcolatore, politico, amico del potere, caratterizzato da un conformismo che fa allineare pubblicamente tutti alla voce del padrone, compresi coloro che privatamente fanno i profeti e gli innovatori, in questo cattolicesimo cortigiano e privo di coraggio, la figura di don Gallo con il suo sigaro e il suo cappello ha svettato e svetterà per onestà intellettuale e libertà di spirito, perché egli non temeva di ripetere dovunque (che fosse in tv o davanti al suo vescovo o in una pubblica piazza per lui non aveva importanza) i concetti sostenuti tra nuvole di fumo nelle lunghe nottate genovesi con gli amici della sua Comunità».

Di seguito le sentite parole di don Tonio Dell’Olio:

«Don Andrea Gallo mi piace ricordarlo nel giorno della sua nascita piuttosto che in quello della sua morte. Ieri ricorreva il suo compleanno (18 Luglio 1928). Quando penso a lui non posso fare a meno di pensare contemporaneamente a Genova e ai suoi caruggi. E poi la mente sembra "allargarsi" alla sua comunità di San Benedetto al Porto, alla sua gente, al suo saper stare in mezzo alla gente e ai suoi problemi di ogni giorno. Penso alla franchezza, senza peli sulla lingua, della sua parola che lasciava sempre il solco nell'anima dell'altro come un aratro. Poi era sempre pronto a soffiare sopra alle ferite un respiro di sigaro. In questi giorni Genova mi rinnova altre ferite. C'ero. Ma non riesco a parlarne. Avevamo il cuore carico di speranza verso un mondo ferito da un sistema economico concentrato sulla ricchezza di pochi, inquinato da un modello di sviluppo che non riconosceva nemmeno l'aria, l'acqua e la terra, dalla politica prigioniera di una Zona rossa. Si discuteva e si produceva pensiero nelle piazze tematiche, nei dibattiti e nell'ascolto delle vittime. Poi, proprio nei giorni in cui si ricordava lo strazio di Via D'Amelio, qualcuno pensò di ustionare le piazze e le strade col fuoco della violenza. E don Andrea tirava dritto per la sua strada senza mollare. Lasciando dietro a sé una scia di sigaro».

*Foto tratta da Wikipedia.org, immagine originale e licenza

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