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Papa Francesco, la pillola abortiva, un veleno che uccide

Papa Francesco, la pillola abortiva, un veleno che uccide

Non perde occasione papa Francesco di parlare dell’aborto come assassinio. L’ultimo suo intervento, ieri, era indirizzato ai farmacisti riuniti nel Congresso promosso dalla Società italiana di Farmacia ospedaliera, il contesto giusto per attaccare anche la pillola abortiva, che consente di interrompere la gravidanza fino a 49 giorni dall'inizio, che ha definito un «veleno» e che i farmacisti cattolici non dovrebbero vendere ricorrendo, è stato il suo suggerimento, all’obiezione di coscienza.

«Ciascuno di voi», ha detto rivolgendosi ai presenti, «adopera sostanze medicinali che possono però trasformarsi in veleni. Qui si tratta di esercitare una costante vigilanza, perché il fine sia sempre la vita del paziente nella sua integralità. Voi siete sempre al servizio della vita umana. E questo può comportare in certi casi l’obiezione di coscienza, che non è infedeltà, ma al contrario fedeltà alla vostra professione, se validamente motivata. Oggi c’è un po’ la moda di pensare che forse sarebbe una buona strada togliere l’obiezione di coscienza. Ma guarda che questa è l’intimità etica di ogni professionista della salute e questo non va negoziato mai, è proprio la responsabilità ultima dei professionisti della salute. Ed è anche denuncia delle ingiustizie compiute ai danni della vita innocente e indifesa. (…).In particolare, sull’aborto ho avuto occasione di tornare anche recentemente (all'Assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, 27 settembre scorso, ndr). Sapete che su questo sono molto chiaro: si tratta di un omicidio e non è lecito diventarne complici. Detto questo, il nostro dovere è la vicinanza, il dovere positivo nostro: stare vicino alle situazioni, specialmente alle donne, perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione. Poi la vita dopo dieci, venti, trent’anni ti presenta il conto. E bisogna stare in un confessionale per capire il prezzo, tanto duro, di questo».

*Foto flickr, immagine originale e licenza

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